Contributi

Persone che mancano oggi: Walther Rathenau

di Francesco Varanini 28 gennaio 2012

Ho pubblicato su Bloom -il 10/08/2009 – un contributo a proposito di Alberto Beneduce e Carlo Feltrinelli. Lì faccio riferimento a una data precisa, il 6 novembre 1935, per dire che la morte di Beneduce, in quel giorno, ha segnato le sorti dell’economia italiana. (Il testo, modificato, è poi entrato a far parte del mio saggio Contro il management).
Commentando, scrivevo che “le ‘ipotesi controfattuali’ e le u-cronie non sono solo materia per scrittori di science fiction, sono seri strumenti per ‘studiare la storia’ e per ‘leggere il presente’.”
Ora, se posso sostenere che ciò che accadde quel giorno fu un punto di svolta per l’economia italiana, un tragico fatto avvenuto il il 24 giugno 1922, alle 11 di mattina, fu in modo ancora più evidente un momento di svolta nella storia -non solo economica- del mondo intero.


Il momento di crisi sociale e politica che stiamo vivendo, ci è difficile vederlo con chiarezza anche perché vi siamo immersi. Per molti versi è una crisi paragonabile a quella degli Anni Venti del secolo scorso. Anzi, potremmo dire che la crisi di oggi è più grave, proprio perché oggi sembrano mancare persone lucide, coraggiose ed eccentriche, capaci di proporre soluzioni.
Ottanta anni fa, persone così ce n’erano. Uno di loro è sicuramente Walther Rathenau.
Robert Musil lo ritrae così, nell’Uomo senza qualità (1930), chiamandolo Paul Arnheim: “Un nababbo tedesco, un ricchissimo ebreo, un originale che scriveva poesie, dettava il prezzo del carbone ed era intimo amico dell’imperatore di Germania”.“Non era soltanto un uomo ricco ma anche un uomo superiore. La sua celebrità andava al di là del fatto che egli fosse erede di industrie ramificate in tutto il mondo; nelle ore di ozio aveva scritto libri che nei circoli avanzati erano giudicati straordinari.” “Vagheggiava un epoca d’oro dell’industria e del commercio, l’egemonia di forti personalità sollecite di aumentare il benessere, capaci di coordinare e guidare le diverse produzioni tecniche, scientifiche, artistiche”.
Nella realtà Rathenau è Presidente del Gruppo AEG. Possiamo considerarlo il capostipite di quel ‘capitalismo renano’, fondato sulla ricerca di una democrazia industriale e su una solida difesa degli interessi nazionali, che ancora oggi contraddistingue l’economia tedesca.
Al termine della guerra, in quegli anni difficilissimi, crede suo dovere scendere nell’agone politico. E’ vicino, come Max Weber, al Deutsche Demokratische Partei, progressista, liberal-riformista.
Nel 1921 è nominato Ministro della Ricostruzione; nel 1922 Ministro degli Esteri.
Crede importante che la Germania tenga fede agli obblighi del Trattato di Versailles, e al contempo lavora per una sua revisione. La posizione gli attira veementi critiche della destra nazionaliste. Ulteriori critiche colpiscono Rathenau quando il 16 aprile 1922 sottoscrive il Trattato di Rapallo: Unione Sovietica e Germania cancellano le rispettive riparazioni dei danni bellici; la Germania rinuncia anche agli indennizzi per i beni espropriati e nazionalizzati in seguito alla rivoluzione russa. Rathenau scommette sulla crescita e sulla ripresa degli scambi commerciali. Ma per i movimenti di estrema destra, tra cui l’ancora oscuro NSDAP di Adolf Hitler, si tratta di una “cospirazione giudaico-comunista”.
Due mesi dopo, il 24 giugno 1922, alle 11 di mattina, l’automobile che porta Rathenau verso il Ministero, transita lungo la solito percorso. E’ fatta oggetto di colpi di mitragliatrice, lancio di granate. Rathenau è assassinato. Autori dell’attentato, due giovani reduci, ex ufficiali dell’esercito. Malinteso orgoglio nazionale, revanscismo, antigiudaismo, crisi economica incombente, disoccupazione -la miscela esplosiva che porterà all’avvento di Hitler- si mostra in tutta la portata distruttiva.
Rathenau ha 55 anni. Avrebbe potuto dare ancora molto al paese. E’ un momento di svolta. Niente da quel momento in poi sarà più come prima. Ci sono momenti della storia, e questo è uno, nei quali le ipotesi controfattuali si impongono all’attenzione. Quale sarebbe stato il futuro della Germania, dell’Europa, del mondo intero, se Rathenau non fosse stato assassinato, non possiamo saperlo. Ma certamente, sarebbe stato un futuro diverso.

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