Contributi

Ofelio

di Francesco Varanini 15 maggio 2012

Ricevo il 13 maggio 2012 un messaggio di posta elettronica: “Salve, sono un collega di Ofelio Liberati, probabilmente già lo sa, ma volevo avvisarla che Ofelio ieri è rimasto coinvolto in un terribile incidente con la moto nel quale ha perso la vita.
Mi ricordo che lui parlava spesso di lei e della reciproca passione per la scrittura, mi sembrava giusto che lo sapesse.
Mi scusi se mi sono permesso.”
Non sapevo.
Leggo tramite le News di Google articoli datati 12/03/2001: 2Schianto con la moto contro un’auto”.
“Ofelio Liberati, 52 anni, è morto oggi a Castelvecchio Subequo (L’Aquila) in seguito a un incidente stradale.
L’uomo stava entrando nel centro abitato di Castelvecchio, quando all’uscita di una curva ha perso il controllo del mezzo finendo contro un’auto che sopraggiungeva in senso opposto.
A nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo.”
Per me era una persona cara che avevo conosciuto durante un corso di formazione in una banca. Non c’è voluto molto tempo perché scoprissi che era un vero scrittore. Come, rileggo ora, avevo scritto qui commentando il suo Ergo -quasi un romanzo- “uno di quei libri imperfetti e sudati che magari ti fanno anche venire il mal di testa e magari ti fanno anche incazzare, ma che poi pensi: valeva la pena, ce ne fossero di libri così”.
Lavorava in banca, come ho detto. Lavorava, come tutti coloro che si sono ritrovati in Bloom, non solo per vivere nel tempo libero. Lavorava mettendo in gioco la propri autobiografia, riflettendo sempre sul senso del suo lavoro. Tornate se volete a questo suo Contributo del 12/03/2001. Ne cito solo un brano.
“A 40 di età, ne ho avuto abbastanza. Di cosa? Sostanzialmente, di tutto ciò che era diventato troppo grande per me, abbastanza di una realtà nella quale le persone erano ormai diventate, e venivano chiamate, “risorse” (e quindi numeri), abbastanza di come queste risorse venissero selezionate e gestite, e cioè, negli ultimi tempi, più o meno con la stessa cura con cui un cane con grossissimi problemi alla prostata sceglierebbe l’albero giusto in una foresta amazzonica. Abbastanza, anche, di taluni sindacalisti che non si capiva se fossero manager mascherati da, e viceversa, dimodoché ai vari tavoli negoziali non si capiva più chi fosse cosa, se non grazie a pipe e sigari che tradizionalmente contraddistinguono un ben preciso lato del tavolo.
Così, per farla breve, me ne sono andato a fare il vice direttore di una banca di 8 persone (fra qualche mese diventeremo una ventina a seguito di una fusione), situata in una cittadina di circa 10.000 abitanti, riducendo quindi di un centinaio di volte il numero dei colleghi, di oltre 350 quello dei concittadini ed azzerando del tutto quello dei fumatori di pipe e sigari (quale vera, inopinabile misura di quanto ne avessi veramente abbastanza, e dunque del motivo per cui ho deciso di cambiare aria, aggiungerò che analoga contrazione, anche se in percentuali fortunatamente meno scioccanti, è toccata pure allo stipendio). In cambio, oltre a quanto dirò fra poco, ho ricevuto un forte aumento di lavoro, sia in dal punto di vista quantitativo sia da quello delle responsabilità.”
Ma poi amava le “motociclette vere, quelle con le ruote grandi e con il motore e il serbatoio al posto giusto”. Non ho mai conosciuto qualcuno che amasse altrettanto la moto. Immagino la amasse come simbolo di libertà, di ‘potenza’ personale, liberata e dominata allo stesso tempo.

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