Contributi

Se non ora, quando

di Gabriele Pillitteri 09 marzo 2013

Lunedì 4 marzo mattina, alle 8 e 30, intervistato da Radio 24 lo scrittore e giornalista Paolo Ostellino ha citato per il nostra Paese due possibili scenari: quello della repubblica di Weimar che incenerì la democrazia tedesca, e quello della IV repubblica Francese che sarebbe finita nel caos se non ci fosse stato il generale De Gaulle al cui governo l’Assemblea conferì poteri legislativi per elaborare una nuova costituzione in sei mesi. Alla fine del 1958, un referendum nazionale approvò la nuova costituzione con l’85 % dei voti e De Gaulle fondò la V repubblica che segnò la fine del parlamentarismo. Nessun cambio di rotta è stato introdotto da allora. Perfino i più accesi avversari del presidenzialismo come Mitterand e i socialisti, sempre critici verso la “Nouvelle Vauge” istituzionale gaullista, non tardarono ad adeguarvisi, una volta al potere.
Secondo il parere di importanti istituzioni finanziarie, la situazione economica francese è quasi peggiore di quella italiana ma la speculazione non aggredisce le sue obbligazioni. Lo spread del debito pubblico transalpino è un terzo di quello italiano e tale vantaggio, ritengono, sia merito della governabilità garantita dal sistema presidenziale.
Il risultato elettorale non ha premiato i partiti tradizionali ma il Movimento Cinque Stelle. Bersani ha ingaggiato un braccio di ferro con Grillo per costringerlo a una qualsiasi forma di collaborazione che possa garantirgli il voto di fiducia al senato. L’aut aut: o mi dai la fiducia o tutti a casa, dimostra che il segretario del PD ha capito poco o niente della strategia del duo Grillo- Casaleggio e l’ambizioso ruolo che i partiti con la loro stoltezza gli hanno quasi conferito: quello di fare periodicamente gli esami a qualunque maggioranza si formi in parlamento. Non voteranno mai la fiducia a un governo perché perderebbero la posizione di forza in cui son venuti a trovarsi. Possono “ vedere” il bluff di Bersani, poi il segretario del PD ne tragga le conseguenze.
Sono 163 “ signori nessuno”. Seppur privi di cultura politica, hanno la forza straordinaria che deriva dalla comune missione di voler diventare il motore del cambiamento, sia nel modo di concepire l’azione politica che il rapporto con le istituzioni. Neppure la visione preindustriale della società, anelito di intellettuali, attori e registi, ignari della conseguente povertà di massa, ha potuto fermare l’avanzata del movimento. Il motivo risiede nel fatto che la luce accesa sulle tematiche dello spreco e del parassitismo a cui ci siamo abituati in tanti anni di non politica, ha offuscato le grandi sciocchezze del programma del M5S.
I partiti, attoniti per le scorribande di Grillo nei loro territori di caccia, hanno il dovere di rialzare la testa e provare ad essere coraggiosi. Condividano un programma di salvezza nazionale che metta al primo posto la riforma dello stato, la riforma della costituzione, e la riforma della legge elettorale. Poi tornino avversari come e più di prima. Senza quelle riforme avremo il solito uragano di leggi e di interpretazioni, ricorsi e rinvii per la delizia di avvocati e di burocrati.
La pessima situazione economica ci farà contare più disoccupati anche nel 2013 e nel 2014. I cittadini saranno sempre più consapevoli di essere abbandonati a se stessi e di avere a che fare con politici incapaci ma rapaci di tasse. Quando la disperazione sostituirà la speranza, quando le persone rifiuteranno l’idea di costruire il futuro, quando la magia prenderà il sopravvento sulla ragione, quando il sentimento religioso verrà sbeffeggiato, quando le folle saranno guidate da chi le vuole solo dominare, allora l’Italia del sorriso diventerà l’Italia della smorfia .
Abbiamo bisogno di un governo capace di focalizzare le energie politiche della società. Dovrà sottoporre all’attenzione dei cittadini la riforma della costituzione, dovrà chiedersi come funzionano le istituzioni e cosa fare per migliorarle, abolire quelle inutili e poi via con i tagli, sempre invocati ma sempre evitati per mancanza di coraggio. Via, signori deputati e signori senatori, rispondete a questa domanda: perché vi avremmo votato? Forse per vedere le vostre espressioni autistiche, ridicolizzate dal comico più geniale in circolazione con le sue risate sgangherate? Non potete far finta che non esista. Egli è là; vi spia con 163 deputati e senatori, sguinzagliati come 007 alla ricerca di sotterfugi e magagne per poi rivelarli nel web. Per questo dovrete agire come foste parlamentai eletti in Francia o in Germania. Seriamente. Date prova che, anche senza il carisma del generale De Gaulle, sarete in grado di trasformare il Paese, e metterete il capoclasse Grillo dietro la lavagna.
Se i duellanti B & B vogliono continuare la recita, potremo chiedere a Ridley Scott di fare un remake del suo primo film e ingaggiarli come attori. Non sfigurerebbero nelle parti sostenute da Harvey Keitel e Keith Carradine.

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