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Sound, Signals, Space & Postmodern Management – Nella fantaZienDa attraverso i frattali, gli ologrammi, gli oloni… lo spazio ipertestuale e la musica come modello di vita aziendale

di Gian Luca Rivalta 11 aprile 2013

Excelandia, …

Paper, nuovi appunti per te,… ricordati queste parole, che poi ci torniamo sopra:

ologramma (1)

frattale

virtualità

olone

ipertesto.

[…]

… Lo spazio è un testo, o un linguaggio(2)… ma lo spazio aziendale… quante sono le dimensioni che possono definirlo?… e,… i mercati…  sono aziende…  o le aziende sono mercati… che “sono conversazioni”?!?…(3)

Conversazioni, dialoghi, voci,… suoni… La musica… la teoria dei segnali, la loro analisi e la sintesi… I segnali sono dei processi… proprio come ciò che succede nelle aziende… Già alcuni grandi minimalisti(4)… I segnali… le vibrazioni… la loro bellezza nel continuo (l’analogico) e la loro operatività pratica nel discreto (5)…

L’analisi di Fourier(6)… Sì, una bella Trasformata di Fourier per i processi aziendali… Prima si “agiva senza pensare”, poi è arrivato il “ciclo di vita a cascata”e poi quello “a spirale”(7)… ma, per semplificare, si è arrivati alla “Ruota di Deming”, il “Ciclo PDCA”… Sarebbe addirittura meglio andare a ripescare il circuito del “TOTE”(8) come origine di tutta l’azione umana, vivente… ma, caro Paper,… la vita aziendale è, in ogni suo aspetto, uno spettro sincronico… per capirla davvero ci vorrebbe un vero e proprio “analizzatore di spettro”… sai,… tipo quello che trovi sull’equalizzatore grafico dell’impianto hi-fi… e perché non pensare anche ad un “sintetizzatore di spettro”?… al posto dei soliti generatori di diagrammi Gantt, di reticoli Pert ed altri schemi processuali per il Project Management, la pianificazione operativa, ecc… Ecco la nuova frontiera contro idiottimismo e rompessimismo nella vita economica… uno strumento per progettare e costruire il futuro… così come lo vuoi tu… basato sui tuoi obiettivi… ma sarebbe pur sempre solo un modello… però, un modello assai adeguato,… “elegante”! E… non solo “roba” e console da DJ…

[…]

Inoltre… Ti dirò, Caro Paper, un giorno,… della potenza della metafora musicale come modello per migliorare la comunicazione in azienda (tutti devono poter parlare un linguaggio coerente e condiviso…)(9). Ma, ora,… ascoltami… se è musica per le tue orecchie (mammamia… quante ne ho fatte, di orecchie, sui tuoi poveri e stanchi fogli)…

[…]

La vita aziendale… Nella patria di Wobuma è tutta un’altra… musica… Ho provato personalmente, come sai, che cosa questo significhi. Tutta un’altra musica, come una musica divina che avvolge i processi economici e tecnici… Ogni processo aziendale, ogni operazione o attività… tutto, insomma, nel funzionamento aziendale è come una forma d’onda complessa… Laggiù, nella Postmanlandia, è come un suono molto gradevole, elevatissimo… Ma da noi,… Spesso succede che il processo si interrompa bruscamente… a causa di telefonate, di altri disturbi, di guasti hardware o software, o delle linee,… oppure perché il cliente paga in ritardo, o perché il fornitore consegna oltre i tempi concordati… Queste interruzioni “non programmate” è come se tagliassero in qualche modo quella forma d’onda. In acustica, quando un segnale viene “tagliato” succede che esso diventa più stridulo, sgradevole… confuso.

Come esempio valido, puoi pensare alla radio, quando senti che l’audio inizia a “gracchiare”… In quelle condizioni anomale, il segnale, il suono, tende a squadrarsi nella sua forma d’onda (diventa quella che in gergo elettroacustico si chiama onda quadra, un’onda ricca di armoniche dispari). Lo stesso effetto fastidioso può derivare dall’eccessivo segnale che viene immesso in un amplificatore elettronico… in questo caso, il problema (il taglio, la squadratura del segnale) si origina a causa della “saturazione” dei diversi stadi di amplificazione… E, per analogia, ciò accade anche quando sono le risorse aziendali ad essere saturate: il risultato finale (in termini di qualità, efficienza, soddisfazione dei lavoratori, ecc.) tende a divenire… fastidioso!… Ma, come ovvio, ogni considerazione dipende dal contesto,… la squadratura di un segnale acustico ad opera della “saturazione” di un circuito amplificatore può anche essere ricercata deliberatamente dal musicista,… per esempio come effetto di distorsione per la chitarra elettrica, più o meno “fuzz” o “overdrive”…

[…]

Tutto questo è pertinente, anzi, fondamentale… come “strumento” operativo… per la vita aziendale…

[Riprodotto da Gian Luca Rivalta, L’incubo del sogno economico. Dubbi profondi, luminose speranze e oscuri presagi nel fantastico mondo di Excelandia, Prima ed., dicembre 2012; titolo originale del capitolo: Dell’azienda e cosa c’entrano i frattali, gli ologrammi, gli ipertesti… la comunicazione,… la virtualità, l’atomismo sistemico… la trasformata di Fourier…La musica… Già, sarebbe bello sapere che cosa c’entrano. Forse, un giorno… chissà? Sembra davvero fantascienza, anzi… fantaZienda; http://www.facebook.com/LincuboDelSognoEconomico]

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(1) Poiché alcuni appunti di Cube trattano, molto più lucidamente che in questo frammento, di concetti come “ologrammi”, “frattali”, ecc., che qui vengono solo citati, riteniamo di fare cosa utile, piuttosto che fuorviante, per il lettore più interessato, nel riportare in un paragrafo a sé stante, nella presente Appendice, talune definizioni tratte da quegli stessi appunti, evidentemente destinati a comporre una qualche dispensa didattica o un dossier di ricerca. Siamo convinti che, sebbene estratti da parti diverse del materiale manoscritto rinvenuto a tutt’oggi, tali testi siano collegati e coerenti. Siamo in grado di ritenere adeguato l’inserimento di codeste definizioni entro il discorso più ampio del “paradigma ologronicofrattuale”, che, come altrove specificato da Cube, costituisce uno dei capisaldi epistemologici del modello di vita aziendale postmoderna (e della tecnologia correlata) appreso da parte dell’Autore durante i suoi incontri con Wobuma e i suoi “viaggi” nella Postmanlandia. [ndc]

(2) “La Flatlandia, la terra bidimensionale abitata da figure totalmente piatte, è […] invenzione in senso rigoroso: scoperta e delimitazione di uno spazio astratto mediante la creazione di un linguaggio. Un luogo è un linguaggio: noi possiamo essere “qui” solo accettando le regole linguistiche che lo inventano. Essendo il porsi di un linguaggio arbitrario e non deducibile, i diversi linguaggi indicheranno luoghi totalmente discontinui. Come è appunto la Flatlandia, nei confronti di qualsiasi luogo umano. […] Un linguaggio è un gigantesco “come se”, una legislazione ipotetica che in primo luogo inventa i propri sudditi: i luoghi, gli eventi” [Giorgio Manganelli, Un luogo è un linguaggio, in E. A. Abbott, Flatlandia, 1993 II]. “L’architetto trasforma gli SPAZI (significante o ambiente materiale immediatamente percepibile) in AMBIENTI (significato o luogo codificato). […] Dal nostro punto di vista semiotico, basterà dare dello SPAZIO la seguente definizione: E’ SPAZIO QUELL’INSIEME DISCONTINUO CULTURALMENTE NON DISCRETO DI LUOGHI POTENZIALMENTE CODIFICABILI. […] Perché uno spazio diventi ambiente è necessario anzitutto: (1) che la modificazione spazio-ambiente sia convenzionalizzata [in riferimento alla trasmissione volontaria e regolarizzata di informazioni, e che] l’informazione conseguente dalla trasformazione spazio-ambiente sia conservabile […] e quindi flessibile” [Dario Corno, Le strutture e lo spazio. Notazioni di semiotica dei linguaggi spaziali, Giappichelli, Torino, 1978, pagg. 79-81]. Lo spazio, quindi, inteso come qualcosa di più dell’insieme delle sue parti “materiali”, qualcosa che trascende i bisogni fondamentali dell’essere umano verso i temi più estesi della sua sociazione,… qualcosa che c’entra con la cultura e la comunicazione… con il linguaggio… “Nel caso dell’architettura […] “Perché -si chiede Gillo Dorfles […]- il tempio greco, il minareto, la piramide, il nuraghe, il dolmen, ecc., ebbero proprio quelle forme, non certo le più semplici e le più comuni?”. Tali forme testimoniano dunque che l’opera architettonica, sin dai secoli più remoti, non veniva costruita né fruita solo al fine di offrire un riparo agli uomini e di proteggerli dagli elementi meteorologici>> [Dario Corno, op. cit., pag. 17]… Personalmente, dobbiamo ad Elisabetta Tessari l’averci umilmente introdotti al lavoro di D. Corno e a questa nuova concezione della spazialità e dell’ipotesi affascinante dello “spazio come testo”, proprio durante la preparazione dei suoi esami di semiotica e poi della sua tesi di laurea, davvero tanto pionieristica quanto incompresa fino al punto di essere successivamente in qualche modo plagiata proprio dai suoi principali detrattori (e manneuram… “quando ci vuole ci vuole”!)… una tesi che presenta(va) una nuova ipotesi sulla interpretazione delle leggende di fondazione dei santuari (basata sull’applicazione di modelli semiotici, in primis il “modello della morfologia della fiaba di Propp”, allo studio delle tavolette votive, gli ex-voto)… ma anche un lavoro di ricerca e raccolta, con molti anni di impegno a fianco di notevoli ricercatori e docenti dell’Università di Torino (nel progetto coordinato dal Prof. Renato Grimaldi), che ha contribuito non poco alla catalogazione telematica del patrimonio nazionale di questa tradizionale forma d’arte popolare, aspetto fondamentale della cultura e del folklore d’Italia… Per riassumere, comunque, tornando al nostro discorso principale sulla spazialità testuale e ipertestuale (“sincronica” o “diacronica” fin che si vuole, per dirla con i semiologi)… “il presupposto […] è che lo spazio può essere considerato come un “complesso comunicativo unitario”, un testo, cioè, con una sua coerenza interna e posto in relazione con gli elementi che lo riguardano all’interno del sistema cultura. Il punto di vista è dichiaratamente semiotico. […] La semiologia può essere applicata all’analisi di fenomeni studiati anche da altre discipline, come la storia delle tradizioni popolari o l’antropologia, applicando i suoi metodi ed i suoi fondamenti specifici. […] La semiotica in particolare si applica a fenomeni simbolici, a testi destinati a comunicare e a tramandare i valori e le idee di un sistema culturale. Pertanto le fiabe, le canzoni, i proverbi, le tavolette votive come le feste e, nello specifico, le leggende di fondazione dei santuari vengono studiati dalla semiotica in quanto possono essere analizzati come fenomeni simbolici. Un approccio specifico, che tuttavia non vuole porsi come sistema onnicomprensivo, bensì è complementare all’indagine delle altre discipline. La materia analizzata non potrà essere avulsa dal sistema organico che la contiene, dai modelli di pensiero e dai programmi di comportamento codificati in un gruppo. […] Nello specifico, lo spazio considerato è quello relativo al “santuario”. […] La semiotica dei linguaggi spaziali, ossia di quei sistemi semiotici che hanno come materiale “significante” lo spazio rifiuta di concepire lo spazio come un recipiente dell’uomo; anzi, pensa allo spazio come una forma di espressione della cultura. […] Nonostante affascinanti studi affermino come l’articolazione dell’edificio sia analoga all’articolazione del racconto, le varie posizioni non sono prive di critiche. Resta il fatto che uno studio sull’utilità e sulla funzione della semiotica applicata all’architettura possa essere interessante, purché si evitino applicazioni puramente teoriche. […] L’oggetto di particolare interesse è l'”edificio”, unità di rappresentazione dove lo spazio rappresenta la sostanza dell’espressione. […] Diremo perciò che l’architettura è la semiotica dei linguaggi spaziali>>. Lo ricordiamo, “L’architetto modifica gli spazi, che consideriamo il significante immediatamente percepibile, in ambienti, il significato o luogo codificato”[Elisabetta Tessari, Sacralità dello spazio: le leggende di fondazione dei santuari, tesi di laurea in Lettere (appunti), Facoltà di Lettere Moderne, Università di Torino, marzo 1997]…

(3) Cfr. The Cluetrain Manifesto, http://www.cluetrain.com.

(4) Sicuramente (?) Cube stava pensando ai lavori di alcuni importanti artisti (fine anni ’70, inizio anni ’80 del secolo passato), primo fra tutti Brian Eno con la sua “Musica d’ambienti” (musica per aeroporti, musica per aziende, ecc.).

(5) “Un segnale può essere definito come una funzione o una grandezza che contiene informazione, in generale riguardo allo stato o al comportamento di un sistema fisico. Anche se i segnali possono essere rappresentati in molti modi, l’informazione è sempre contenuta nelle variazioni di una o più grandezze in qualche dominio. Per esempio, il segnale può essere costituito dall’insieme delle variazioni di una grandezza nel tempo o nello spazio” [A.V. Oppenheim, R.W. Schafer, Elaborazione numerica dei segnali, FrancoAngeli, 1988].

(6) Ogni processo fisico periodico (la cui dipendenza dal tempo è espressa dalla funzione periodica (t) di pulsazione  che soddisfa alle condizioni di Dirichelet) può essere rappresentato come la sovrapposizione di un numero infinito di processi oscillatori armonici le cui pulsazioni formano una serie discreta. Questa serie è chiamata serie di Fourier” […] §”Ogni processo fisico non periodico può essere rappresentato sotto forma di serie di Fourier […] nell’intervallo di tempo t0 t  t0 + T (nel corso del quale il processo soddisfa alle condizioni di Dirichelet) dove t0 e T > 0 sono arbitrarie. Tuttavia, al di fuori dell’intervallo di tempo indicato, la serie di Fourier non è più uguale alla funzione che essa rappresenta. La rappresentazione di un processo periodico con la serie di Fourier è valida in ogni istante” […] “Ogni processo fisico non periodico nel tempo […] può essere rappresentato come una somma infinita di processi oscillatori periodici le cui pulsazioni  formano una serie continua. Questa somma è detta integrale di Fourier […]>>… che, però, per doverosa e spiccata pietà, vi risparmiamo! Queste sono le banalità (!!!) che quei pazzerelloni di B. M. Javorskij e A. A. Detlaf scrivono nel loro Manuale di fisica [Edizioni Mir, Mosca, 1977]. E proprio per rimanere nel campo della… semplicità e dell’eleganza (dei modelli), possiamo ridurre un po’ il discorso dicendo che “secondo il teorema di Fourier, un treno d’onde limitato si può sempre considerare come la sovrapposizione di infinite componenti sinusoidali illimitate di lunghezza d’onda molto poco diversa”. Questo per dare retta a Mario Ageno, Elementi di fisica [Boringhieri, 1976, pag. 479]… Forse ci può venire in aiuto qualche considerazione sull’acustica e sui suoni: “E’ merito di Galileo Galilei l’aver scoperto che la sensazione sonora è prodotta in noi da vibrazioni meccaniche di opportuna frequenza, giungenti al nostro orecchio attraverso l’aria. […] Il suono è […] costituito da onde elastiche longitudinali (cioè di compressione e rarefazione) propagatisi dai corpi in vibrazione attraverso l’aria al nostro orecchio. […] Si suole anzitutto distinguere tra suoni propriamente detti e rumori. Si chiamano rumori le perturbazioni acustiche alle quali manca un preciso carattere di periodicità. Un suono puro è il suono causato da una vibrazione sinusoidale semplice. In generale, si chiamano suoni le onde acustiche generate da ogni vibrazione meccanica periodica. Il diagramma temporale di una vibrazione periodica non è in generale una sinusoide” (forma d’onda elementare). “Si può però dimostrare coi metodi dell’analisi matematica che tale diagramma può sempre ottenersi come somma di un numero finito o infinito di sinusoidi, le cui frequenze sono multiple secondo criteri interi della frequenza della vibrazione considerata (teorema di Fourier)” [M. Ageno, op.cit., pag. 261]. La cosa si fa interessante, vero?… bella interferenza!!! (visto che si parla di segnali…)… d’altra parte, altrove nelle pagine inedite di Cube si scorge assai profondo il senso di questa metafora… e comunque questa ci sembra davvero una nota degna di… nota,… che, perciò, continua… ?!?… “Un suono può dunque sempre considerarsi come la sovrapposizione di un numero finito o infinito di suoni puri. Il suono di frequenza più bassa che compare nell’analisi prende il nome di suono fondamentale o primo armonico; gli altri, le cui frequenze sono multiple intere della frequenza fondamentale, prendono il nome di armonici superiori. […] La frequenza fondamentale caratterizza l’altezza del suono. La forma della vibrazione (cioè la percentuale di ciascun armonico presente) caratterizza il timbro del suono. L’intensità del suono è determinata dall’energia portata dall’onda per unità di tempo, ed è quindi proporzionale al quadrato dell’ampiezza della vibrazione” [M. Ageno, op.cit.]. Ok, questo, magari, passi pure… ma perché ad un manager (o altro) dovrebbe interessare tutto questo discorso sugli spettri, su Fourier e l’analisi armonica??? Perché????? Secondo Cube sembrerebbe tutto così di estremo interesse: “In quasi tutti i settori della scienza e della tecnologia [si ricordi la concezione tecnologica della vita aziendale, secondo Cube…] occorre elaborare dei segnali per facilitare l’estrazione di informazione. Perciò lo sviluppo di tecniche e sistemi di elaborazione dei segnali è di grande importanza. Di solito queste tecniche assumono la forma di una trasformazione dal segnale in un altro segnale che, per qualche motivo, risulta più vantaggioso dell’originale. Per esempio, si possono cercare trasformazioni che separano due o più segnali che sono stati combinati in qualche modo; si può desiderare di rendere più evidente qualche componente o qualche parametro di un segnale; oppure possiamo voler stimare uno o più parametri di un segnale” [A.V. Oppenheim, R.W.Schafer, op. cit.]… ‘notte!!! [ndc]

(7) In particolare, riteniamo che Cube, a ben vedere da talune sue note biografiche manoscritte, si riferisca al caso particolare del “ciclo di vita del software” entro un quadro più generale di project management metodologico. Rimandiamo tutti gli interessati ad una nostra (eventuale) ulteriore pubblicazione, ma gli impazienti possono rifarsi alla vastissima letteratura tecnica esistente sull’argomento (sistemi informativi, software engineering, ecc.)… [ndc]

(8) Si pensi all’azione dell’essere vivente in termini di “comportamento guidato da scopi”, concezione avanzata da George Miller, Eugene Galanter e Karl Pribram nel 1960 nella loro famosa opera Piani e struttura del comportamento (FrancoAngeli). Per esempio, lo scopo “Andare alla Stanford University” <<può essere scomposto in tre sottoscopi [obiettivi]: “Andare all’aeroporto di Newark” “Prendere un aereo per San Francisco, e “Andare a Stanford dall’aeroporto di San Francisco”. Ciascuno di questi sottoscopi può essere ulteriormente scomposto in sottoscopi di ordine inferiore. […] Non vi è un limite predeterminato alla scomposizione progressiva degli scopi in sottoscopi>> [J.M. Darley, S. Glucksberg, R.A. Kinchla, Psicologia, Vol. I, Il Mulino – Prentice Hall International, 1993, pag. 461]. Miller e colleghi pongono come unità fondamentale di un “piano” il cosiddetto TOTE, sigla che indica la sequenza test-operate-test-exit… Cioè, per dirla semplice, stabilisco lo scopo, “testo” (verifico: test) se lo scopo è raggiunto e se non lo è eseguo o ri-eseguo le operazioni per raggiungerlo (operate), dopo di ché testo di nuovo (test, il secondo della sequenza) ed eventualmente “esco” (cioè, termino il ciclo esecutivo, exit)… oppure ci torno sopra, e così via… Moltissimi Tote operano a livello più basso della consapevolezza: diversamente diventeremmo pazzi! [ndc]

(9) La musica oltrepassa le barriere del linguaggio verbale, e diventa così universale, perché mentre essa si svolge, istruisce l’ascoltatore della grammatica e/o del vocabolario propri di quel particolare linguaggio […] rendendo così inseparabili le informazioni (“dati”) ed il codice per decifrarli [Cfr. (???)… non trovo il riferimento…]

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Gian Luca Rivalta (gianluca@rivalta.info) è docente e consulente aziendale. Si occupa di Metodologie Organizzative, Information Technology e New Media, Quality e Process Management. Da oltre vent'anni svolge in proprio attività di ricerca e sviluppo nel campo multidisciplinare della complessità dei sistemi aziendali, del business management e delle tecnologie informatiche.

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