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Ask.fm: dove i vostri figli e fratelli minori si prendono a calci

di Marco Bruschi 31 agosto 2013

Se non sai cosa sia Ask.fm, probabilmente hai più di diciotto anni.

È un posto dove i vostri figli e fratelli minori (o meglio, il cluster più giovane dei cosiddetti “millennials”) si prendono a male parole, spettegolano e mettono alla mercé di tutti i loro segreti e cose personali.

La forma tra quelle più classiche dei social network, ossia il public diary, fatto di domande e risposte. Qui però chi risponde – molto spesso – insulta.

Ask.fm è il luogo dove dal 2010 milioni di utenti pongono domande ad amici o perfetti sconosciuti e si danno risposte. Le domande possono essere completamente anonime. Basta andare sulla pagina di qualcuno e chiedere. A quel punto, se la persona risponde, domanda e risposta vengono pubblicate sulla sua pagina e lì rimangono, visibili a tutti.

Non vi preoccupate se dopo questa spiegazione avete corrugato la fronte senza capire il senso di tutto ciò: è la reazione normale.

 

Chiedimi e sarò felice

Si può aprire un account Ask.fm da zero oppure collegandosi tramite Facebook, Twitter eVkontakte, il principale social network in Russia. La stragrande maggioranza delle persone lo fa collegandosi a Facebook. Il link della pagina FB è ben visibile vicino alla foto della loro faccia, se mai a qualcuno venisse un dubbio sull’identità della persona a cui sta “chiedendo” qualcosa.

Le domande sono di tutti i tipi, dai propri dati personali:

a idee e opinioni:

alle proposte indecenti:

oppure domande assolutamente personali riguardo la propria vita sentimentale e sessuale:

Spesso parliamo semplicemente di offese gratuite:

Il tutto di solito è condito da una serie infinita di emoticon e slang:

La domanda che mi sono fatto, quando mi hanno parlato di questa cosa è stata: perché? Per quale motivo una persona vorrebbe mettere in piazza se stesso ed esporsi a una possibile – spesso quasi certa – lapidazione pubblica?

Gli adolescenti, cioè coloro che nel mondo – si parla di circa 200 milioni di utenti – più frequentemente usano la piattaforma, possono essere molto cattivi. Soprattutto se sono nascosti dietro l’anonimato, comodamente seduti davanti al loro PC (o meglio, con uno smartphone in mano). Cose come questa, scorrendo le varie pagine, sono all’ordine del giorno:

Facendo free climbing fra grammatica approssimativa ed espressioni dialettali, i “giovani” su Ask.fm se le danno di santa ragione.

Molto spesso, chi chiede qualcosa a qualcuno – chi aska, per usare lo slang – conosce benissimo quella persona. Succede anche perché collegando il proprio account Facebook si può vedere subito chi dei tuoi amici è sul sito di domande e risposte e da lì andare sulla loro pagina. Magari si vede quella persona tutti i giorni a scuola oppure in piazza. Però non può dire ciò che pensa veramente se non sul sito, protetto dal completo anonimato.

Poter finalmente dire alla ragazza più carina e antipatica della classe che è una donna di facili costumi, è un’occasione troppo succosa per farsela scappare. E non credo che nella storia del sito qualcuno abbia mai usato l’espressione “donna di facili costumi”.

 

Chiedimi dei pericoli

Non so cosa spinga le persone a mettersi in piazza in questo modo. Ognuno avrà un motivo diverso ma il dato che fa riflettere è l’età dei ragazzi e ragazze che rappresentano la quasi totalità degli utenti. Ask.fm sembra lo strumento perfetto per appagare la voglia dei teenagers di parlare, fare gossip, mostrarsi ed esserci.

Probabilmente la cosa ha seguito i tipici meccanismi del “ce l’hanno tutti: devo farmelo anch’io” e vedersi chiedere qualcosa fa sentire cercati e popolari. Però gli utenti non sembrano rendersi bene conto delle implicazioni che può avere uno strumento simile.

Il problema della privacy con strumenti come Facebook c’è sempre stato e c’è ancora. Un po’ è colpa delle impostazioni di default del social network, che casualmente aprono il tuo account ai quattro venti e devi lavorare un po’ per far funzionare le cose esattamente come vuoi tu.

Un po’, la colpa è degli utenti stessi. Sono in molti a non aver ancora recepito il messaggio che ciò che avviene sul Web è un’estensione di ciò che avviene nel mondo reale e su di esso ha conseguenze. Connettere il proprio account Facebook a quello di Ask.fm significa esporre moltissimo di se stessi alla mercé di tutto il popolo della rete. Come abbiamo visto, i casi di bullismo sono all’ordine del giorno là sopra.

È maledettamente facile offendere qualcuno usando un account anonimo. E in un’età complicata come quella adolescenziale ciò può tradursi in conseguenze estreme, come nel caso di una quindicenne che si è suicidata dopo essere stata chiamata “slut” e “anorexic freak”.

Per non parlare, molto più semplicemente, dei dissapori e dei sospetti quotidiani che possono infiltrarsi nella testa di qualcuno che è bersaglio di commenti anonimi da parte di uno o più anonimi, che magari sono suoi compagni di classe, a maggior ragione se il soggetto ha già di per sé problemi fisici o sociali – un tema peraltro già esplorato nell’analisi della strategia marketing della pop-star Lady Gaga.

Come messo in luce da questo post del Baltic Times, datato novembre 2012, i casi di suicidio legati ad Ask.fm sono tutt’altro che sporadici, specie in Gran Bretagna.

Pensiamo al caso di Hannah, 14enne del Leicestershire suicidatasi nonostante il blocco all’accesso al social network impostole dal padre e dalla stessa scuola – il preside ha mandato a tutti gli studenti sms con scritto: “Keep your kids off Ask.fm”.

Un’altra grossa problematica che si apre in questi casi è quella della pedofilia. Ask.fm sembra lo strumento perfetto per conoscere giovani, guardare le loro foto – o chiedere loro di postarne qualcuna – e sapere cose personali sul loro conto:

Ora, non so quanto sia grande ‘sto San Menaio, ma non credo moltissimo. Volendo, un malintenzionato potrebbe facilmente organizzarsi, provare a contattare questa ragazzina, magari tramite il suo profilo Facebook che è collegato con Ask.fm – e che tra l’altro è completamente aperto, così come la quasi totalità di quelli che mi sono capitati durante la stesura di questo articolo:

 

Filter me

Naturalmente, come è ovvio, Ask.fm ha messo in piedi una serie di strumenti per monitorare il comportamento degli utenti sul proprio sito, evitare i casi di bullismo o peggio. Vero?

No. Ask.fm non mette a disposizione alcuno strumento per filtrare contenuti esplicitio per evitare casi ben più gravi.

Ask.fm ha sede a Riga, Lettonia e anche per questo è difficilmente raggiungibile dalle leggi in materia. Mark Terebian, uno dei co-fondatori, dichiara che esistono ben 60 moderatori per filtrare i contenuti e che stanno lavorando duramente per evitare i casi di bullismo, ma dice anche che loro stanno offrendo un nuovo modo di comunicare.

Il messaggio sottointeso è che, piuttosto che criticare la piattaforma, si dovrebbe cercare di capirla meglio.

Ma in questo caso, come spesso avviene, il punto non è tanto lo strumento, quanto chi lo usa. Sono gli utenti che hanno fatto diventare Ask.fm ciò che è adesso. In questo caso il discorso si complica, perché gli utenti in questione sono più che altro minorenni e come tali vanno tutelati e, cosa più importante, educati.

L’educazione di cui parlo non è da intendere come le solite imposizioni controproducenti e non deve limitare all’uso dello strumento in questione, ma è un discorso molto più generale.

Chiamare una ragazzina “donna di facili costumi” su Ask.fm non è molto diverso che dirglielo con un messaggio su Facebook, o per mail, o al telefono, o in faccia.

Se su Ask.fm hai usato l’anonimato è certo che la persona non risalirà a te, ma il messaggio arriverà comunque, forte e chiaro. E anzi, avrà un effetto peggiore, perché chi hai offeso non ti potrà nemmeno dare lo schiaffo che ti meriti.

Pubblicato originariamente su Young Digital Lab

Il mio sito web: www.marcobruschi.net

Autore

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Laureato in Informatica Umanistica all'Università di Pisa, guarda le nuove tecnologie da un punto di vista sociologico, culturale e qualche volta letterario. Adora i vizi e non si fida di chi dice di non averne. - http://www.marcobruschi.net/ Twitter: @paroledipolvere

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