Contributi

Cosa ha comprato Bezos

di Paolo Brunelli 08 agosto 2013

L’acquisto del Washington Post da parte di Jeff Bezos ha suscitato interesse, scalpore, disorientamento:
Perché uno dei principi di Internet compra un “giornale di carta”?
Allora vedi che la carta non è morta, se anche uno come Bezos compra (è lui in persona che ha comprato, non la società Amazon) un giornale “tradizionale”!
Che ne farà Bezos del giornale?
Sono domande e commenti ricorrenti negli articoli che riprendono la notizia sui giornali.
Ho l’impressione che concentrarsi sull’antinomia carta-internet sia un grossolano errore di mira. Il destino della carta è fondamentalmente segnato, è solo questione di tempo: la “pubblicazione” di notizie, pensieri, altri contenuti oggi cartacei avverrà su internet secondo modalità di presentazione e comunicazione da mettere a punto.
La domanda da porsi è “dove sta il valore pagato da Bezos la bella cifra di 250 milioni di dollari”. Si dice che sia l’1% del suo patrimonio personale, e non si e’ quindi svenato, ma non credo si sia trattato di un atto di filantropia per dei bravi giornalisti, o una scommessa che “vediamo come va a finire”.
Con la vicenda di Amazon Bezos ha dimostrato di capire estremamente bene dove porre il confine fra l’economia “brick and mortar” e quella “point & click”. Il successo di Amazon, cominciato con i libri, sta in buona parte nell’aver saputo reinventare il processo di distribuzione utilizzando al meglio le nuove tecnologie, i processi della logistica moderna, dei contratti che remunerino al meglio produttori, intermediari, consumatori. Di Amazon vediamo Internet, restiamo catturati dall’efficienza e dalla convenienza del prezzo di ciò che compriamo, non immaginiamo nemmeno la complessità della realtà industriale che la sorregge. Non sarebbe un’impresa di straordinario successo se qualcuno dei fattori dispiegati non fornisse la massima utilità marginale di cui è capace.
Bene: dove sta la massima utilità marginale nella catena del valore del Washington Post? Ovvero: dove è riposto il valore che ha attratto Bezos al punto di volerlo far proprio? Non sono un esperto di giornalismo, ma i commenti sono concordi nel dire che il WP è un giornale fatto da grandi professionisti, con una forte tradizione nel lavorare sulle notizie; ricordiamo tutti la storia del Watergate, il cui “autore” è stato il WP con i suoi bravi giornalisti. Se questo è vero, ciò che Bezos ha comprato è la capacità di trattare le notizie: individuare ciò che è interessante e rilevante per la gente, arrivarci per primi, mantenere il vantaggio temporale nell’elaborazione degli sviluppi, essere affidabili e quindi credibili. Un giornalista saprebbe essere sia più puntuale che più articolato, ma la qualità ed il successo di un giornale credo sia fatta di questi elementi. E ciò è vero sia per un giornale “di carta” che per un giornale “on line”.
La realtà dice che la carta stampata non è un business florido, certamente minacciato dalla marea di informazioni disponbili in internet, ma d’altra parte dice anche che i giornali on line stentano a decollare ed essere remunerativi per chi li produce. È necessaria probabilmente una accorta revisione della catena del valore. Ma in che punti? Quali sono le utilità marginali dei vari fattori in gioco da valorizzare?
Per fare Amazon Bezos non ha comprato un editore, ha lavorato sulla distribuzione, puntando di fatto alla sostituzione delle librerie, ha creato un suo strumento di fruizione che è il Kindle. Perché invece ha comprato il WP per sostituire, nel tempo, la carta e distribuire in internet le notizie, vedendosi riconosciuto un valore? Perché ciò che gli manca è il know-how di gestione della notizia, che non sta solo nei giornalisti, non sta solo nel lavoro di redazione, non sta solo nella confezione delle notizie in stampa. Sta, in sintesi, nel giornale nel suo assieme. Se si vuole quindi portare con successo un giornale su internet è dal giornale che si deve partire, per innestarlo, con una operazione meno semplice di quella fatta per il libro, sul canale on line, fatto di rete e tablet, elementi questi che molto meglio della distribuzione su carta premiano tempismo e tempestività per la fruizione, di contenuti che non devono durare nel tempo.
I giornali on line di oggi o sono la fotocopia elettronica di quelli di carta o non sono attrattivi perché non sono fatti dai giornalisti più bravi.
Un giornale on line che non abbia bisogno di quello di carta per sostenersi è la sfida di Bezos; lui la carta l’ha già sostituita, se non eliminata, da tempo, ma è dal giornalismo che bisogna partire per fare affari con le notizie.

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