Contributi

Dal condizionale al futuro

di Lauro Venturi 05 settembre 2013

In questo periodo mi torna spesso in mente la prima lezione di Analisi Transazionale di Maria Pia, che poi diventò (e rimane) uno dei miei Maestri di riferimento.

Entrati in aula, la prima cosa che ci chiese fu di completare la frase: “Io sarei più felice se…”

Quando ognuno di noi finì di leggere quello che aveva scritto, Maria Pia ci chiese cosa accomunasse i nostri scritti: non trovavamo la risposta.

Ci fece allora notare che tutti avevamo individuato problematiche non direttamente dipendenti da noi: “…sarei più felice se i clienti fossero meno esigenti, se mia figlia studiasse di più, se i fornitori fossero più puntuali, se mia madre smettesse di trattarmi ancora come un bimbo, se il mio capo…, se i miei collaboratori…”

Ecco, avevamo fatto conoscenza con il locus of control e toccato con mano che, spesso inavvertitamente, mettiamo una grande parte del nostro destino e della nostra felicità in mano agli altri.

Sono passati vent’anni da quel momento, ho fatto la scuola di counseling e quella di coaching, diverse ore di volo per farmi aiutare a costruire il benessere, ma ancora ci casco nel sottrarmi alla responsabilità di prendere in mano il mio presente, senza farmi incupire dal passato, né tanto meno andare in ansia per il futuro che…non è più quello di una volta!

Per fortuna Maria Pia ci regalò un’altra perla: da uno a mille! Per noi, suoi allievi, questo significa non essere troppo perfezionisti e valorizzare i piccoli miglioramenti.

Questi ultimi anni sono davvero pesanti. La crisi morde tutto e tutti, non si vede uno spiraglio di positività, né dai freddi numeri degli indicatori economico finanziari, né dalla visione della nostra classe dirigente.

Ascoltando e leggendo ciò che accade, appare macroscopicamente evidente la tendenza a puntare il dito: contro la politica, contro le banche, contro l’Europa…

Per l’amor del cielo, le ragioni per essere arrabbiati e scontenti ci sono tutte!

Il problema è che in questo modo ci guastiamo il sangue e rischiamo di non vedere le piccole opportunità, personali e professionali, che anche in questi bui momenti ci sono e possono essere coltivate.

La cosa che mi preoccupa forse di più è il rischio della de-responsabilizzazione, del non ne vale la pena, del tanto a cosa serve…

Mai come adesso si sentono cori di “Yes, but…”, mentre dovremmo approcciare le cose con un energico “Why not?”

Non se ne esce, avremo sempre mille occasioni per evidenziare e rinforzare quello che negli altri non va, per prendercela con il governo (per altro piove sempre più spesso!) o con chi ha parcheggiato in malo modo.

Tutto questo però ci incanala in un’infelicità senza desideri, che è l’esatto opposto di quello che serve per affrontare il presente nel migliore dei modi e progettare seppur di poco il futuro.

Ecco che allora voglio rendere merito, con ammirazione, al maestro elementare Antonio La Cava.

Dopo quarantadue anni di insegnamento è andato in pensione ed ha deciso di fare qualche cosa di concreto. Ha acquistato un Apecar usata e l’ha modificata per ricavarne una sorta di biblioteca con le ruote, che ha chiamato “Biblio moto carro”.

L’ha riempita di libri usati e ogni giorno va in giro per i piccoli paesi della Basilicata, percorrendo cinquecento chilometri al mese.

Si ferma nelle piazze ed annuncia la sua presenza suonando un organetto. I bambini arrivano, incuriositi, prendono un libro in prestito e spesso iniziano a leggerlo subito, seduti su un gradino.

Il maestro Antonio ha predisposto un grande quaderno nel quale i bambini, se vogliono, possono lasciare un commento sul libro preso in prestito, oppure scrivere una storia inventata o, anche, raccontare qualcosa per loro significativo.

Come piccoli artigiani delle parole, questi bimbi leggono e scrivono, si appassionano alla lettura e diventeranno sicuramente persone adulte con più spirito critico, maggiore curiosità e autonomia di giudizio.

Ho visto una breve intervista di questo grande Maestro, gli occhi gli luccicavano quando raccontava degli incontri quotidiani con frotte di bambini e dell’atmosfera magica che insieme si crea.

Antonio La Cava non si è lamentato della probabile scarsa pensione. Anzi, ha speso soldi per l’Apecar e ne spende ogni giorno per la benzina.

Perché lui sa che il futuro non si prevede ma si inventa, partendo dai più piccoli.

Chapeau

Autore

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57 anni, dirigente d'azienda, esperto di PMI e sistemi associativi

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