Contributi

Per una ‘cultura della realtà’

di Alessandro Bolzonello 10 novembre 2013

Ordinariamente rappresentiamo la vita come se fosse definita e pressoché continuativa, sicuramente stabile e duratura. Appare come un percorso tracciato, eventualmente con qualche plausibile variante.

Prevale quindi una idea di ‘congelamento’ dello scorrere del tempo, di prevedibilità e pianificabilità degli accadimenti, in altre parole una concezione logico-razionale della vita. Impostazione certamente funzionale al perseguimento di fattivi obiettivi a breve termine. L’‘usa e getta’ oppure, parlando di carriere, la ‘modella’ e il ‘calciatore’ ne sono l’emblema: prestazione immediata, poi basta.

Una vera e propria semplificazione, se non negazione di buona parte dell’offerta della vita.

L’asserzione “domandare è lecito e rispondere è cortesia” è emblematica di tale semplificazione: non è vero, per esempio, che sia legittimo porre domande sulla sua vita sessuale delle persone; esiste quindi un confine che separa la ‘normalità’ dalla ‘pazzia’, l’esplicito da implicito, il lecito dall’illecito, il legittimo dall’illegittimo, insomma ciò che viene considerato ‘giusto’ dal ‘sbagliato’. La  Littizzetto, dello stare a cavallo di tali confini, ha fatto il suo marchio d’autore, il suo successo.

La vita quindi è costituita da razionalità e irrazionalità; è, infatti, anche un processo degenerativo, finito, connotato da impulsi ed emozioni.

Pur di non fare i conti con questa realtà – per i più insopportabile – l’individuo mette in campo varie strategie. Saturare: riempire tutto, ogni spazio nell’illusione che nel ‘fare’ in sé, al di là della finalità, si possa raggiungere la realizzazione. Evadere: distogliere l’attenzione dalle sollecitazioni della realtà incanalandole su simboliche meta comunicazioni (il calcio, la moda, il tempo, la vita degli altri, …). Offuscare: modificare la percezione della realtà mascherandola, ovvero assumendo sostanze stupefacenti. Idealizzare: cedere ad altri o ad ‘altro’ la definizione del senso e del significato delle cose.

Forse, più che spendere energie per sostenere e affinare tali strategie, si potrebbe far spazio alla “cultura della realtà”, che è
cultura dell’accettazione della complessità e dell’ambiguità, anche della bellezza e del limite. Si può stare dentro tutto ciò, forse non tutti allo stesso livello e allo stesso modo, ma sicuramente un po’ di più di quanto siamo abituati a fare.

Pubblicato su Invito a …

Foto: Allegoria delle avanguardie religiose

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Economista e psicosocioanalista. Si occupa di personale in una azienda informatica. Cultore dell’essere umano e delle sue vicende. Ha avuto la possibilità di aprire naso, occhi ed orecchi di fronte alla vita, ancor più in un contesto, quello attuale, in piena mutazione, con-fusione, dove alla degenerazione si intreccia la rigenerazione, alla barbarie la genialità. Fin dove può, prova a 'tenere dentro' tutto quello che c'è, con la convinzione che l'esistenza di una 'cosa' oppure di un 'fenomeno' non sia mai un caso. Ritiene questa posizione liberante: elimina la categoria dell' 'assurdo', del 'non senso' ed apre al 'possibile', al 'nuovo'.

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