Contributi

L’amplificazione del confidenziale

di Alessandro Bolzonello 06 dicembre 2013

Comprendo le telefonate della Cancellieri, come quelle che contornano le torbide vicende di Berlusconi; capisco gli sfoghi degli atleti sul campo di gioco come quelli dei loro sostenitori: comunicazioni estemporanee, spontanee, immediate che risuonano qualora soggette ad alta esposizione.

E accade sempre più sovente: istanze mediate e amplificate dai pervasivi strumenti di comunicazione.

Una volta catturata, la parola parlata, viene proiettata e scritta, trasportata dal piano privato a quello istituzionale. Facile è lo scandalo, il pubblico rimprovero.

Il cambio di setting del concetto espresso può essere fatale.

D’altra parte c’è chi, di questa caratteristica del nostro tempo, ha fatto business: trasformare il privato in spettacolo. Ecco i real time, i reality e l’icona di questi anni, Belen.

Il confidenziale portato alla ribalta, trascende ruoli e funzioni, rompe i tradizionali schemi del politically correct. La cultura
della comunicazione istituzionale perde peso, potere e funzione. E non sto parlando di reato, né di abuso, né di sopruso, bensì di semplice afflato che uscendo modulato dalla bocca diventa suono articolato; insomma parole che nella consuetudine rimangono dentro i confini dell’occasionale relazione, amplificate qualora convogliate dai moderni mezzi di comunicazione.

Le tecnologie della comunicazione hanno rotto la consolidata separazione tra pubblico e privato: tutto ciò che accade può trovare evidenziazione e tracciatura, diventare di dominio pubblico con estrema velocità e facilità.

Tale processo rappresenta uno dei dati distintivi della contemporaneità, probabilmente irriducibile, anzi ancora tutto da scoprire. Non resta che cavalcare tale fenomeno provando a non esserne disarcionati, solcare questo mare senza affondare. Solo accettando di percorrere queste strade e gli inevitabili rischi sarà possibile cogliere le occasioni del mutamento in atto.

Urge adattarsi al nuovo paradigma comunicativo. Urge concedere spazi ed occasioni all’emozione: da istanza pericolosa, per lo più bandita, a valore e risorsa per una potente espressione. Urge, insomma, una educazione sentimentale.

Pubblicato su Invito a …

Foto: abbraccio

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Economista e psicosocioanalista. Si occupa di personale in una azienda informatica. Cultore dell’essere umano e delle sue vicende. Ha avuto la possibilità di aprire naso, occhi ed orecchi di fronte alla vita, ancor più in un contesto, quello attuale, in piena mutazione, con-fusione, dove alla degenerazione si intreccia la rigenerazione, alla barbarie la genialità. Fin dove può, prova a 'tenere dentro' tutto quello che c'è, con la convinzione che l'esistenza di una 'cosa' oppure di un 'fenomeno' non sia mai un caso. Ritiene questa posizione liberante: elimina la categoria dell' 'assurdo', del 'non senso' ed apre al 'possibile', al 'nuovo'.

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