Contributi

La sfida dell”interessante’

di Alessandro Bolzonello 07 gennaio 2014

Un giorno, ad un gruppo di educatori che si lamentavano dei loro discenti, ho posto la seguente domanda: “Ma voi siete interessanti?”

Ritengo che la categoria dell’‘interessante’, benché implicita, sia una delle principali e decisive questioni esistenziali.

Ritornando ancora agli educatori, l’approfondimento svolto sulla loro condizione ha evidenziato che l’obiettivo prevalentemente perseguito era risultare educatori e non tanto produrre effetti educativi, ovvero l’attività educativa si rivelava funzionale al sostegno del proprio ruolo e non viceversa.

Penso che tale situazione sia oggi diffusa ad ampia scala e coinvolga buona parte degli ambiti dell’azione umana, professionale e non. Semplificando è la logica della carriera in sé e a tutti i costi, ovvero della difesa ad oltranza della posizione acquisita: raggiungere o proteggere una posizione e non tanto ‘fare ciò che si sa fare e serve’ ricoprendo, qualora si abbiano energie e capacità, ruoli confacenti.

I sistemi culturali e di conseguenza quelli sociali e organizzativi nascono e si strutturano in funzione del ‘far accadere le cose’;
contemplano sistemi e meccanismi atti a realizzare i necessari task controllandone contestualmente i rischi, nonché effettuano una coerente e adeguata selezione delle persone da allocare nei diversi ruoli necessari. Se questo non accade il funzionamento dell’organizzazione ne viene inficiato.

Una volta consolidato un sistema si crea un equilibrio; qualora invece alcune istanze perdono peso e ‘grip’ l’efficienza del sistema progressivamente scema. Una volta alla deriva, difficilmente si riesce a rimettere la situazione su binari consoni, è più facile addivenire alla rottura del sistema stessa. Ed è ciò che sta prevalentemente accadendo oggi: siamo nel pieno della degenerazione, la ricerca della forma ha travolto la sostanza.

Dal punto di vista delle persona coinvolte sta prevalendo l’esigenza di essere riconosciuti e non tanto quella di apportare valore. E l’individuo, senza disporre di significativi appigli culturali, coniuga l’esigenza di essere e rappresentare qualcosa non tanto attorno alla categoria dell’‘interessante’ ma al generico, effimero e inconsistente concetto di ‘giusto’ o ‘sbagliato’, quello che va per la maggiore. Dipendenza dagli altri e/o altro, sicuramente non da se stessi.

Oggi, per coloro che possiedono risorse personali, ci sono le condizioni per uscire allo scoperto e farsi carico della sfida dell’‘interessante’, anche sopportando il rischio di scoprire di non esserlo.

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Foto: è l’immagine di te che trovi interessante

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Economista e psicosocioanalista. Si occupa di personale in una azienda informatica. Cultore dell’essere umano e delle sue vicende. Ha avuto la possibilità di aprire naso, occhi ed orecchi di fronte alla vita, ancor più in un contesto, quello attuale, in piena mutazione, con-fusione, dove alla degenerazione si intreccia la rigenerazione, alla barbarie la genialità. Fin dove può, prova a 'tenere dentro' tutto quello che c'è, con la convinzione che l'esistenza di una 'cosa' oppure di un 'fenomeno' non sia mai un caso. Ritiene questa posizione liberante: elimina la categoria dell' 'assurdo', del 'non senso' ed apre al 'possibile', al 'nuovo'.

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