Contributi

La trama e l’ordito

di Piero Trupia 23 gennaio 2014

Gli uomini pubblici. e i politici lo sono quant’altri mai, sono esposti al giudizio del pubblico. Ovvio si direbbe, ma gli interessati mostrano fastidio o intolleranza, quasi mai disappunto per una loro mancata attenzione e non per la malignità di chi li ascolta che, dicono. ha equivocato il loro dire. Noi, pubblico abbiamo il diritto di prestare attenzione soprattutto a quegli scivoloni discorsivi, dettati da supponenza o disdegno degli avversari e che sono rivelatori di carenza di tenuta o debolezza caratteriale. Del resto tutto ciò traspare inevitabilmente, al di là delle occasionali topiche, nel tessuto discorsivo come la trama e l’ordito, invisibili in un tessuto in buono stato che si può però logorare improvvisamente se, come dice papa Bergoglio, il cuore non è puro. Vediamo qualche caso recente.
Il golden boy Renzi, irritato dalla critiche del compagno di partito Fassina, risponde a un giornalista con la domanda retorica “Fassina chi?” La domanda è retorica poiché nasconde l’implicito “Fassina è un signor nessuno”. Detto di un viceministro del proprio stesso partito e governo è semplice arroganza.
Fassina si dimette e questo, non potendo dimettere il segretario del partito, è un gesto di dignità. Però, nel commentare con i giornalisti, precisa che non l’ha fatto per ragioni personali ma politiche. Il solito mantra. Erano invece sonanti ragioni personali: era stato cancellato come persona e come figura istituzionale.
Qualcuno riferisce a Renzi, il quale, sbrigativamente, informa il pubblico che lui è fatto così, questo è il suo linguaggio e lui non sarà mai un grigio burocrate. Chiunque, e un politico più di altri, se è fatto così ed è un così che non va bene, deve semplicemente, prima scusarsi e poi cambiare il così.
Purtroppo l’impertineza renziana ha fatto scuola e una settimana dopo la squisita signora ministro Cécil Kienge se n’è uscita in uno sprezzante “Padania chi'”
Passano cinque giorni e il giornale della Lega pubblica in prima pagina il calendario degli appuntamenti pubblici del ministro dell’integrazione. Un suggerimento ai guerrieri padani in loco ad accorrere e organizzare la solita gazzarra. La reazione è negativa anche a destra e dalla Lega si risponde con una bugia: è solo un’informazione ai nostri lettori. Mancanza di coraggio politico.
Il 16 gennaio, nella sua rubrica Cucù su Il Giornale, Marcello Veneziani, ultimo intellettuale rimasto in Forza Italia, che non è un club di tifosi, anche se non pochi ultrà sono presenti e operanti, scrive che non è corretto attaccare la Kienge perché nera, anche se è ministro soltanto per questo motivo (piede del Veneziani in due staffe). Va contestata per la sua politica che “non si pone dal punto di vista dell’Italia ma dei migranti”. Non precisa in che senso. Si può pensare per il fatto che non respinge i clandestini, magari chiedendo consiglio a Borghezio. Conclude però cavallerescamente: “Cécile Kienge è una persona gradevole, colta, anche troppo colta, per rappresentare la massa degli immigrati”. Giusto! Borghezio (Questo è un governo Bongo Bomgo); Calderoli (Mi fa pensare a un orango); Dolores Valandro (Mai nessuno che se la stupri), farebbero molto meglio.

Autore

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Piero Trupia. Linguista, cognitivista, filosofo del linguaggio. Studi di matematica, economia, scienza della politica. Dirigente industriale fino al 1996. S’interessa di arte figurativa che studia e colleziona. Il suo approccio critico si avvale delle forme più avanzate di semiotica e semantica della figura. In materia ha pubblicato saggi nella collana Analecta Husserliana, Kluwer, Dordrecht, Nederland. Appena uscito, Piero Trupia, Perché è bello ciò che è bello. La nuova semantica dell’arte figurativa. Con un saluto di Santo Versace e una riflessione di Renzo Piano, Franco Angeli 2012. Blog La Chimera: http://pierotrupia.blogspot.com

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