Contributi

Siamo tutti Scajola e Mastrapasqua

di Alessandro Bolzonello 09 febbraio 2014

Non voler sapere, omettere di sapere, fingere di non sapere, sono diffusi meccanismi di difesa messi in atto dall’essere umano; talvolta funzionali a fare andare avanti le cose, ad intraprendere scelte difficili e sfidanti, ma per lo più volti ad evitare fatica e responsabilità, oppure semplicemente scelta tattica utile per ‘lasciar scivolare via le cose’ senza prendere posizione.

Adottiamo strategie di tal genere sia nei confronti degli altri che di noi stessi.

La storia dell’ex presidente dell’INPS è emblematica. Come è stato possibile autorizzare, operativamente e socialmente, una tale concentrazione di incarichi e privilegi? Oppure come può affermare un ex ministro della repubblica che una casa gli è stata pagata “a sua insaputa”?

Cecità istituzionale, politica, sociale, anche etica. Soprattutto, cecità culturale.

Scajola e Mastrapasqua sono simboli, esito della cultura della cecità che pervade tutto e, aimè, tutti: siamo infatti circondati da persone che per storia, magari anche animata da merito, hanno assunto posizioni rilevanti e, sulla base dell’appartenenza, hanno attivato logiche collusive verso se stessi e le persone vicine. Distribuzione di benefici e privilegi spesso immeritati.

Ecco il diffondersi di comportamenti non lineari, sicuramente inopportuni se non illeciti. L’etica è andata a farsi benedire.

Abbiamo assistito, progressivamente ingoiato, tutto ciò. Rassegnati – per timore, assuefazione, anche ipocrisia – abbiamo accettato le cose così come sono, fino all’anestetizzazione. Affogati in questa cultura, ci siamo ritrovati a riproporre le stesse logiche e comportamenti. Anche noi complici, collusi nell’omertà.

Ultimamente qualcosa si è mosso. Di fronte alle sollecitazioni dell’emergente, alla rottura degli schemi, ci siamo autorizzati a provare rabbia e rancore, talvolta a sbottare, anche ad indignarci. Ancora molto poco al cospetto di 60 miliardi di corruzione.

Quel guscio che ci ricopre presenta qua e là delle crepe. Alimentiamole. Riprendiamo ad agire pienamente il ruolo ricoperto, rilevante o meno che sia; riprendiamo a fare ciò che sappiamo fare; insomma, per quel che ci compete, diciamo e facciamo. Potrebbe essere un buon punto di partenza.

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Foto:  Fisheyed me …

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Economista e psicosocioanalista. Si occupa di personale in una azienda informatica. Cultore dell’essere umano e delle sue vicende. Ha avuto la possibilità di aprire naso, occhi ed orecchi di fronte alla vita, ancor più in un contesto, quello attuale, in piena mutazione, con-fusione, dove alla degenerazione si intreccia la rigenerazione, alla barbarie la genialità. Fin dove può, prova a 'tenere dentro' tutto quello che c'è, con la convinzione che l'esistenza di una 'cosa' oppure di un 'fenomeno' non sia mai un caso. Ritiene questa posizione liberante: elimina la categoria dell' 'assurdo', del 'non senso' ed apre al 'possibile', al 'nuovo'.

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