Contributi

‘Inattualità’ dell’esistente

di Alessandro Bolzonello 21 marzo 2014

Vendola in una recente intervista a La Stampa confessa il senso di ‘inattualità’ scaturito da merito e, soprattutto, metodo del recente rilancio dell’azione politica.

Considero tale dichiarazione un chiaro indicatore del cambiamento in atto: colui che fino a poco tempo fa veniva additato quale rappresentante del nuovo e dell’emergente si scopre repentinamente obsoleto.

Stremati da anni di buio, disorientati da una persistente inconcludenza, l’entropia comincia a trovare prime forme di composizione. Antonino Ferro parlerebbe di funzione alfa in atto, cioè di trasformazione della sensorialità in pensiero e in azione.

Affermare che il sistema abbia individuato uno sbocco è eccessivo, ma sicuramente sta montando l’idea, condita dalla speranza, che si stiano creando le condizioni per la ricostruzione; ecco comparire ed affermarsi nuovi scenari, forse parimenti velleitari e inconcludenti, ma sicuramente diversi da ciò che li ha preceduti.

In questo contesto trova spazio, anzi accelera, il processo di mutazione sociale che negli ultimi anni è stato compresso e represso, in taluni casi abortito.

Il messaggio che ne consegue è potente: la messa in discussione di tutto l’esistente, con esso le istituzioni e le persone che le hanno interpretate. Come afferma Giovanni Lindo Ferrettinella decadenza d’ogni presente i barbari sono il futuro”.

Con un colpo di spugna il presente rischia di esser messo da parte, aprendo ad un futuro che ha come certezza il fatto che sarà diverso e non potrà essere interpretato dai medesimi attori della scena attuale, bensì da altri, ideologicamente e antropologicamente diversi.

Sotto questa luce i leader del recente passato, in modo indistinto, appaiono sbiaditi, una serie di mezzibusti da riporre nell’album delle figurine. Carriere chiaramente arrivate al capolinea, talvolta anche ingiustamente. Ma spesso ancora lì arrocati in posizioni di potere, d’intralcio alle energie che, riattivate, provano a schiudersi. L’attuale classe dirigente ha finito il suo corso: non c’è evoluzione, solo difesa della posizione.

Rimane da compiere il passaggio generazionale che, non essendo avvenuto in modo progressivo, rischia di compiersi in modo drammatico, anche attraverso conflitti e deflagrazioni, perché – sempre utilizzando le parole di Ferretti – “il parto s’è sempre rivelato doloroso e violento, viscere e sangue“.

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Foto: Day 048/366: Disk

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Economista e psicosocioanalista. Si occupa di personale in una azienda informatica. Cultore dell’essere umano e delle sue vicende. Ha avuto la possibilità di aprire naso, occhi ed orecchi di fronte alla vita, ancor più in un contesto, quello attuale, in piena mutazione, con-fusione, dove alla degenerazione si intreccia la rigenerazione, alla barbarie la genialità. Fin dove può, prova a 'tenere dentro' tutto quello che c'è, con la convinzione che l'esistenza di una 'cosa' oppure di un 'fenomeno' non sia mai un caso. Ritiene questa posizione liberante: elimina la categoria dell' 'assurdo', del 'non senso' ed apre al 'possibile', al 'nuovo'.

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