Contributi

Osare fiducia e responsabilità

di Alessandro Bolzonello 06 aprile 2014

Nel mio agire ho scelto di dare spazio alla fiducia.

Confido nella sua forza aggregante e abilitante, altresì nella sua capacità di mobilitare le energie; contestualmente e inscindibilmente mi affido alla capacità di cogliere quando, quanto e con chi si possa effettivamente esercitare questa leva, consapevole che, una volta ben agita, diventa virtuosamente vincolante; difficile uscire dalle sue trame.
In ogni caso è rischioso muoversi nell’orbita della fiducia.
Tale concetto si pone agli antipodi da tutto ciò che ruota attorno alla voce burocrazia, cioè all’organizzazione di persone e risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo criteri di razionalità, imparzialità, impersonalità. La burocrazia comporta un dispendio di energie di gestione e controllo: definire, organizzare, sistematizzare, processare, autorizzare, rendicontare.
La fiducia  invece ha a che fare con la responsabilità personale, quindi è  somma personalizzazione e, di conseguenza, somma semplificazione.
Ritengo che oggi, in un contesto che ha fame di pragmatismo, l’agire non può prescindere da fiducia e responsabilità. Bisogna mobilitare le energie, cognitive, emotive, anche fisiche, ed è possibile solo dentro una significativa e sana rete fiduciaria: mettere in gioco ciò che si è e si ha ed essere disponibili a perseguire obiettivi che prescindono da se stessi; ecco la logica dell’alleanza di contro a quella della collusione.
L’azione fiduciaria è strettamente connessa alla persona che la promuove, è inscindibile dalle sue qualità umane. Ecco comparire sulla scena valori e tratti del comportamento, ultimamente messi in disparte, quali onestà, generosità e coerenza, i soli abilitanti l’assunzione del rischio e il perseguimento del risultato, insomma capaci di trasformare l’intenzione in agito.
Ma non solo, osare fiducia e responsabilità connota un modello antropologico. Franco Bolelli evidenzia l’esistenza di due modelli antitetici: uno che percepisce il mutamento come minaccia ed uno come opportunità, uno che diffida di forza e coraggio ed uno che li abbraccia, uno che mette in guardia nei confronti delle passioni ed uno che non sa vivere senza, uno che afferma che ‘era meglio prima’ ed uno che ama nuotare nel ‘qui ed ora’. Non è più il tempo di garantire e difendere l’esistente ma, piuttosto, di assumersi onere e onore di affrontare l’emergente.
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Economista e psicosocioanalista. Si occupa di personale in una azienda informatica. Cultore dell’essere umano e delle sue vicende. Ha avuto la possibilità di aprire naso, occhi ed orecchi di fronte alla vita, ancor più in un contesto, quello attuale, in piena mutazione, con-fusione, dove alla degenerazione si intreccia la rigenerazione, alla barbarie la genialità. Fin dove può, prova a 'tenere dentro' tutto quello che c'è, con la convinzione che l'esistenza di una 'cosa' oppure di un 'fenomeno' non sia mai un caso. Ritiene questa posizione liberante: elimina la categoria dell' 'assurdo', del 'non senso' ed apre al 'possibile', al 'nuovo'.

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