Contributi

La tentazione di volgere lo sguardo all’indietro

di Alessandro Bolzonello 20 giugno 2014

Un evento, l’iniziativa di alcuni (da tempo persi di vista), infine l’invito a farne parte. Questo è l’antefatto.

La visione di una foto – immaginata, cercata, alla fine, trovata – mi ha emotivamente coinvolto, anche un po’ travolto.
Benché sollecitato, anche tentato di esserne parte, ho declinato: la scusa la distanza, la motivazione non tanto il disinteresse, quanto la profonda esigenza di starne fuori.
Non voglio riemergermi nel lontano passato, per lo più dimenticato, certamente estraneo alla mia quotidianità.
Troppo giovane allora, eccessivo il tempo trascorso: strade divaricate, lontane, disperse.
Un passato che preferisco lasciare là dov’è, senza ricongiungere spontanee interruzioni, non tanto per abbandono o negazione quanto per aderenza al percorso fino ad ora compiuto, il mio, diverso e non necessariamente migliore di quello altrui; ancor più in quanto innestato in un altro luogo fisico, quindi ‘fuori da lì’, senza disconoscere le radici, ma allo stesso tempo senza farne perno.
Ad oggi non ho particolare necessità di ribadire appartenenze e identità, neppure di ricevere eredità.
Perchè riesumare il passato?
Superate certe soglie di vita è più facile volgere lo sguardo all’indietro piuttosto che al futuro: ad un certo punto del cammino la vita viene definita, prosegue sull’onda delle conseguenze di quanto fatto; promesse e progettualità lasciano il posto a nostalgie e rimpianti, ovvero alla loro manipolazione in celebrazione o autocelebrazione di quanto avvenuto.
Viene a galla la profonda paura per i passi a venire, si svela la fragilità umana.
Ecco la tentazione di cercare l’emozione – istanza vitale per la sopravvivenza umana – non tanto  coltivando e sviluppando ciò che si è nel “qui ed ora”, quanto nel ripiegamento in se stessi, rivangando ambiti lontani e remoti, probabilmente deserti, spesso inutili. Il rischio di rimanere con “un pugno di mosche” è elevato.
Fin da ora non abbandono la possibilità di continuare a guardare avanti, tenendo alta e viva l’attenzione verso ciò che deve venire, sempre, in qualsiasi momento della vita, anche qualora la prospettiva si faccia pesante e difficile. Fino alla fine.
Pubblicato su Invito a …

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Economista e psicosocioanalista. Si occupa di personale in una azienda informatica. Cultore dell’essere umano e delle sue vicende. Ha avuto la possibilità di aprire naso, occhi ed orecchi di fronte alla vita, ancor più in un contesto, quello attuale, in piena mutazione, con-fusione, dove alla degenerazione si intreccia la rigenerazione, alla barbarie la genialità. Fin dove può, prova a 'tenere dentro' tutto quello che c'è, con la convinzione che l'esistenza di una 'cosa' oppure di un 'fenomeno' non sia mai un caso. Ritiene questa posizione liberante: elimina la categoria dell' 'assurdo', del 'non senso' ed apre al 'possibile', al 'nuovo'.

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