Contributi

Generare valore attraverso la formazione post laurea. Un caso pratico

di Luigi Adamuccio 28 agosto 2014

Ciò che un uomo sogna, un uomo può realizzare
Jules Verne

L’autorealizzazione di un manager efficace è un elemento vitale della valorizzazione dell’intera organizzazione; i manager che si adoperano per diventare più realizzati nel loro ruolo alzano il livello di vitalità di tutto il sistema al quale appartengono Peter Drucker

 Premessa

Il Project work, esame finale del Master in Business Management, quest’anno, al termine della formazione specialistica, ha visto gli allievi di Aforisma affrontare e sviluppare, distinti in tre gruppi interdisciplinari, altrettanti casi aziendali, proponendo soluzioni innovative e strategie di azione.

Durante la fase del Project work gli allievi, in maniera autonoma e con il supporto di docenti e assistenti, applicano e collegano, in un vero e proprio “business plan”, le tecniche, le conoscenze e le competenze acquisite in aula. E’ l’ultima prova prima dell’ingresso nel mondo del lavoro.

Soggetto alla valutazione di una commissione, rappresenta una sperimentazione attiva e concreta dei contenuti appresi durante il percorso formativo, rifacendosi ad un modello di tipo “learning by doing” e “cooperative learning”.

Quale la particolarità del lavoro svolto quest’anno?

La traccia richiedeva l’avvio dell’analisi strategica di un’idea imprenditoriale dei ragazzi, completa di “strategic plan” e “functional plan”, in un quadro di lavoro complesso, fondato su reali sistemi di relazioni e competenze e reali opportunità di finanziamento.

A tale scopo la scuola ha stretto un’importantissima partnership con KUBLAI,  consentendo agli allievi di dialogare e scambiare opinioni, pareri tecnici o spunti creativi, allo scopo di giungere ad uno sviluppo progettuale, con una community reale di persone ed esperti.

KUBLAI – creato nel 2008 dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica del Ministero dello Sviluppo Economico –  è, in buona sostanza, un ambiente collaborativo per lo sviluppo di idee e progetti il cui obiettivo è quello di sperimentare una modalità innovativa di individuazione di iniziative di sviluppo locale.

KUBLAI cerca, infatti, di creare rapporti di collaborazione tra le suggestioni più innovative e stimolanti che puntano a diventare realtà concrete, attraverso una forma di assistenza alla redazione di progetti di sviluppo locale che promuova la qualità e la collaborazione, coinvolgendo competenze tecniche qualificate diffuse sul territorio.

Al fine di sostenere con maggiore forza la necessità di una formazione completa e trasversale in tutti i campi aziendali e di promuovere competenze eterogenee di ampio respiro manageriale, il lavoro di Project work 2014 è stato svolto in due periodi:

–       una prima parte, in cui sono state gettate le premesse strategiche e di analisi contestuale, svolta al termine dell’aula di General Management;

–       una seconda ed ultima parte, in cui agli allievi è stato chiesto di dettagliare i piani operativi funzionali, svolta al termine delle fase di “concentration”, con valorizzazione dei saperi più tecnici appresi dai ragazzi.

Per quanto ovvio, il lavoro proposto era finalizzato in primis all’applicazione didattica e gli allievi non erano dei “professional”.

Inoltre, è risaputo che le competenze e le abilità per la redazione di uno “strategic plan”, accanto al sapere e fare tecnico, richiedano anche:

–       skill relazionali e comportamentali di dialogo con i vari referenti, necessarie per instaurare un rapporto fiduciario;

–       capacità diagnostiche e di osservazione sistemica che si apprendono solo con l’esperienza e con anni di formazione.

Seguire un processo di “strategic planning” richiede elevata professionalità, abilità manageriali e consulenziali, tempo ed investimento.

Il progetto è stato svolto in un lasso temporale relativamente breve, non sufficiente per avviare e concludere un vero processo di “strategic planning”.

L’invito fatto agli allievi è stato, pertanto, di elaborare un progetto coerente e condiviso, analizzando nel dettaglio la traccia, le informazioni fornite ed ovviando ad eventuali “bug” attraverso il pensiero analogico, con l’analisi di casi simili e/o la formulazione di ipotesi.

Nel processo di lavoro gli allievi sono stati assistiti dallo Staff della scuola, dalla Faculty Master,  dai Mentor, dalla community KUBLAI e da tecnici appositamente interessati.

Lo sforzo dei componenti del Comitato Tecnico Scientifico è stato quello di “illustrare” e di “riprodurre in maniera esemplificata” la realtà operativa e di impresa, pur preservando gli elementi di complessità, di analisi, di orientamento sistemico voluti quest’anno dalla scuola.

Le assistenze, così come gli incontri, hanno seguito un calendario rigido che è riuscito a tenere il passo dei lavori dei tre diversi gruppi.

Le tre idee di impresa elaborate dagli allievi:

–       DegustiBus, un’agenzia d’affari per l’organizzazione di eventi preposta alla creazione di itinerari turistici e di eventi sul territorio pugliese a bordo di un pulmino;

–       Freeseria, un’attività artigianale che prevede la produzione e la commercializzazione di un prodotto fondamentale della tradizione enogastronomica salentina;

–       una serie di servizi per il turista che va oltre l’ottica del classico B&B e che soddisfi la voglia  di esperienza, di relazioni con la gente del posto, il desiderio di ascoltare le voci del territorio, di respirare i profumi che lo circondano, di assaporare le tradizioni gastronomiche, di osservare il paesaggio e ricordarlo portandolo nel cuore,

potranno realmente trasformarsi in progetti e start up, grazie a NIDI, il Fondo creato dalla Regione Puglia a favore delle Nuove Iniziative d’Impresa.

Nella redazione dei lavori, pertanto, sono stati considerati i vincoli[1] e le opportunità  di tale iniziativa, prevedendo delle assistenze tecniche tese alla verifica della coerenza tra le diverse idee presentate e le regole del Fondo regionale pugliese.

Generare valore

La traccia di lavoro proposta non voleva “banalmente” rappresentare il metodo di elaborazione di uno “strategic plan”: la letteratura e l’evidenza empirica presentano molteplici metodi e metodologie tutti validi.

Rispetto agli obiettivi del Master, la scuola ha preteso che il Project work rappresentasse soprattutto un punto di raccordo, di cooperazione e di scambio con docenti, realtà produttive, consulenti e, soprattutto, una prima reale occasione di lavoro per gli allievi o per altri giovani eventualmente interessati all’idea imprenditoriale di questi.

Ai giorni nostri, la creazione di lavoro, infatti, non passa più attraverso i canali tradizionali. La crisi dimostra come settori produttivi e manifatturieri un tempo volano dell’occupazione abbiano perso la loro centralità ed altri comparti legati ai servizi siano ormai saturi.

Oggi è necessario crearsi opportunità lavorative attraverso l’auto-imprenditorialità.

Nella Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006, l’imprenditorialità è una delle otto “competenze chiave” ed è intesa come “la capacità di una persona di tradurre le idee in azione”. In ciò rientrano la creatività, l’innovazione e l’assunzione di rischi, come anche la capacità di pianificare e di gestire progetti per raggiungere obiettivi.

Il lavoro di Project Work di quest’anno proprio a questo era teso: alla sperimentazione di veri processi imprenditoriali volti alla creazione di impresa, utilizzando concreti strumenti di start-upping.

Il lavoro svolto dagli allievi si è caratterizzato e qualificato per la semplicità dei progetti, combinata con dosi abbondanti di creatività e tanta audacia nel proporre qualcosa di tradizionale  perfettamente integrato nella splendida realtà territoriale salentina.

Il risultato è stato un’armonica combinazione di cultura, natura e turismo: tre fattori che i tre gruppi di lavoro sono riusciti a valorizzare molto bene con altrettante idee di business, semplici e nel contempo molto interessanti e concrete.

Fulcro di tutti e tre i progetti il territorio: il territorio che diventa il “luogo” diffuso dell’impresa che permette di stabilire una rete di relazioni tra molteplici attori economici in una logica di integrazione locale/globale, configurandosi come un sistema relazionale aperto in cui il turista è il soggetto centrale, da coccolare. In soldoni: una concreta applicazione del motto “Think global, act local”, sintesi tra il pensiero globale, il quale tiene conto delle dinamiche che, a livello mondiale, spingono per l’interrelazione tra i diversi popoli, le diverse culture ed i diversi mercati, e l’agire locale, il quale, di contro, tiene conto delle peculiarità, dei valori, della cultura e delle particolarità storiche dello specifico ambito territoriale in cui si opera.

All’insegna della massima concretezza, i tre gruppi di allievi hanno lavorato intorno ad idee di business, sostenibili dal punto di vista economico-finanziario, che si sono caratterizzate, qualificate e distinte, rispetto ad altre più o meno assimilabili, per la ricerca di una fortissima interazione tra impresa e territorio.

Impresa che non opera in separatezza dal luogo di insediamento, ma è essa stessa elemento costitutivo dell’ambito geografico che ne consente il funzionamento.

I tre lavori sono riusciti a combinare molto bene “creatività” e “innovazione”: “creatività”  intesa come capacità di elaborare un’idea,  ed “innovazione” intesa come un modo nuovo di utilizzare anche l’esistente, nel nostro caso le specificità del Salento con le quali i consumatori cominciano ad avere una certa familiarità.

Un esempio concreto di cosa una scuola di formazione manageriale possa fare per la promozione di un territorio, in un perfetto rapporto di scambio tra risorse della società attinte dalla scuola e ricchezza, o nuove risorse, fornite dalla scuola alla società.

Un rapporto di scambio che può tranquillamente dirsi “etico” se si parte dall’accezione più ampia del termine, ossia di un qualcosa che generi valore messo a disposizione di tutti, non isolatamente ma in un contesto di condivisione anche con le generazioni future. Condivisione che fa sì che l’imprenditore non sia solo e miseramente il titolare di una ricchezza, quindi senza un particolare merito, ma il custode di un patrimonio importante come quello di una compagine di riferimento per tutto il territorio del suo insediamento.

La business school Aforisma, impegnata nella promozione di competenze tecniche e soft skills necessarie per lo sviluppo dei progetti professionali e di vita degli allievi, ha indubbiamente la responsabilità di “generare valore”.

Pur tuttavia, anche gli allievi, che rappresentano la nuova generazione di uomini e donne, per la loro parte, hanno questa responsabilità. La responsabilità di contribuire alla creazione di imprese o idee imprenditoriali che nel territorio e per il territorio assumano il rango di veri e propri luoghi di riferimento, all’interno dei quali la qualità della vita viene difesa ed il tradizionale impegno per il bene della collettività, in risposta ai bisogni emergenti o insoddisfatti, viene fatto rivivere. Imprese in cui economia ed etica vadano di pari passo e che, creando benessere, facendo crescere la società, diventino veramente “socialmente responsabili”, con ricadute positive sui singoli, sul territorio e sul sistema produttivo nazionale, e non solo.

Giovani e loro concreta employability

Questa nuova generazione, la quale si sta facendo carico di tanta responsabilità, oggi è  molto spesso priva di reali e concrete opportunità di accesso al mondo del lavoro.

L’Italia, non bisogna dimenticarlo, segna da tempo un record negativo in termini di “employability”, ossia di occupabilità delle persone, soprattutto se giovani.

Ma non bisogna essere pessimisti! Un pessimista – diceva Winston Churchill – vede la difficoltà in ogni opportunità; un ottimista vede l’opportunità in ogni difficoltà.

Come ci insegna Anselm Grün[2], monaco nell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach (Germania), insicurezza e senso di impotenza di fronte alle realtà negative del mondo sono atteggiamenti molto diffusi, i quali, tuttavia, possono essere superati facendo appello all’autostima ed alla fiducia in se stessi.

E’ proprio per creare prospettive di occupazione concrete per questa nuova generazione che la business school ha, in un certo senso, preteso che gli allievi si cimentassero in un progetto di tale portata. Un progetto che possa far raggiungere e, soprattutto, mantenere nelle persone un livello di conoscenza e competenza in grado di renderle “appetibili” nei loro percorsi di lavoro individuali e di carriera,  valorizzandone il cammino personale verso il complesso mondo delle aziende (che siano proprie o di datori di lavoro terzi).

Quest’anno il Master, dunque, è diventato per gli allievi, se non un canale privilegiato per l’ingresso in azienda o per fare impresa, un’utile esperienza da capitalizzare ed utilizzare nel corso della loro, si spera molto prossima, vita lavorativa. E non soltanto con l’ambizione di formare dei talenti manageriali o dei grandi professionisti, ma nella convinzione di poter far compiere ai ragazzi un primo importante passo nella formazione di quelle competenze che sono la leva fondamentale per rendere effettivamente interessante l’inserimento in azienda.

Nella consapevolezza che la formazione non può ridursi al trasferimento di conoscenze e abilità, ma deve abbracciare più ampiamente:

–       valori e stili, leadership e capacità di dare significato al lavoro attraverso qualità individuali che contribuiscano significativamente alle performance;

–       lo sviluppo di capacità di analisi e di execution, di spirito critico e propositività che favoriscano in gran parte la spendibilità delle persone sul mercato del lavoro, nazionale e non[3].

Le soluzioni formative messe in pratica quest’anno si sono caratterizzate e qualificate per:

–       una buona innovazione nei contenuti e nelle metodologie, nel sistema di coinvolgimento, di valutazione e di certificazione delle competenze;

–       il trasferimento di capacità e comportamenti oggi imprescindibili in qualunque organizzazione, indipendentemente dalla posizione ricoperta (imprenditore o suo collaboratore) e dalla complessità della struttura.

Tra queste  capacità  e  questi comportamenti, un posto di rilievo è stato riservato:

–       alla partecipazione sempre attenta ed attiva che, forte delle abilità personali e delle competenze possedute, sia in ogni caso in grado, senza tradire i propri valori, di impostare l’agire quotidiano partendo dall’osservazione, dall’interpretazione di segnali anche deboli e da stimoli esterni che vanno sempre codificati e decodificati;

–       alla capacità di interpretare il proprio ruolo con consapevolezza, passione, responsabilità e sufficiente  autonomia, in modo da esprimere il massimo della professionalità in ogni attività quotidiana, indipendentemente dai riconoscimenti ottenuti;

–       allo sviluppo del gusto di una sana competizione, in una gara per fare del proprio meglio, dando il massimo nella ricerca delle soluzioni, senza essere prime donne ma dei leader nel contagio positivo, nel trasferimento di fiducia, nel far passare il concetto di lavoro di squadra (avendo sempre a mente che la forza di una catena dipende dalla resistenza del suo anello più debole);

–       alla consapevolezza di vivere all’interno di vere e proprie costruzioni sociali che, in linea con la “gestalt theory”[4] o con la visione olistica dello psicologo ceco Max Wertheimer, prestano sempre più attenzione all’insieme e alle relazioni tra le parti;

–       alla promozione, con il proprio operato ed il proprio esempio, anche di cambiamenti nella cultura aziendale che sembrerebbero impossibili, quali il salto:

 

  • da un  sistema aziendale di rapporti tra persone, basato su servilismo, clientelismo, favoritismo, astuzie, scorciatoie, scambi di favori ad uno basato sull’inclusione nel processo decisionale di opzioni alternative, magari altrettanto valide di quelle dominanti, e sul merito;
  • da un’operatività centrata su norme e procedure ad una fondata sulla condivisione di valori ed obiettivi;
  • da un’operatività centrata su informazioni non accessibili, secretate, ad una che fa del flusso libero delle informazioni un circuito virtuoso di trasmissione e contagio;
  • da una cultura che privilegia le individualità, la fuga in solitaria ad una che,  attraverso un ambiente abituato al confronto, alla sfida, al superamento dei propri limiti, fa crescere lo spirito di squadra, l’identificazione con il prodotto ed il senso di responsabilità verso i risultati aziendali;
  • da un ambiente di lavoro che pensa al ruolo esclusivamente in termini di prestigio gerarchico ad uno che evidenzia il valore della responsabilità, in cui non è la posizione gerarchica che implica il riconoscimento, ma il modo in cui il proprio lavoro viene svolto all’interno di quel ruolo.

E’ in un tale scenario che si comprende come le capacità relazionali (saper comunicare e lavorare in gruppo, saper motivare e negoziare) diventino necessarie tanto quanto quelle strategiche (saper prevedere, pianificare e innovare) e decisionali (saper selezionare una linea di condotta fra diverse alternative) [5].

Se partiamo dal presupposto che gli aforismi sono delle brevi frasi che personaggi celebri elaborano o hanno elaborato sulla base dell’esperienza maturata in anni ed anni di vita vissuta e, quindi, frasi che, con estrema efficacia, affermano una verità, una regola, io, nonostante le difficoltà presenti nell’attuale mondo del lavoro, sarei tranquillo e, come accennato, ottimista, perché se crediamo, come faceva Oscar Wilde, che “l’indifferenza è la vendetta che il mondo si prende sui mediocri”, moltissimi degli allievi del Master 2014 non tarderanno a farsi apprezzare ed affermarsi: hanno idee chiare,  capacità e stoffa da vendere, come è stato attestato sia dai risultati oggettivi raggiunti (alias loro performance) sia dai comportamenti tenuti nel cercare di conseguire quei risultati (alias esercizio di una buonissima leadership).

Per chiudere questo mio contributo o, se così la vogliamo intendere, questa mia testimonianza, che dedico soprattutto a Marta, Roberta, Stefania, Francesca, Paride, Antonio, Alessandra, Graziano, Nicola, ecc ecc., ossia a tutti i ragazzi che nel corso del 2014 hanno lavorato e si sono distinti, non vedo modo migliore che utilizzare le bellissime parole tratte dal discorso che Steve Jobs fece ai neolaureati di Stanford, nel 2007: “Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il vostro partner che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi!”


[1]         In alternativa all’iniziativa NIDI, per il finanziamento di tali progetti è stata valutata la possibilità di ricorso al “crowdfunding”, uno strumento di microfinanziamento collettivo che in Italia è normato  da un Decreto e da un Regolamento Consob. Le piattaforme di “crowdfunding”, che stanno riscuotendo sempre maggior successo, con un numero crescente di soggetti che vi si indirizzano, sono siti web che facilitano l’incontro tra la domanda di finanziamenti da parte di chi promuove dei progetti e l’offerta di denaro da parte degli utenti. Alla base vi è, dunque, un processo collaborativo di un certo numero di soggetti che utilizza anche piccole somme di denaro per sostenere sforzi imprenditoriali di persone ed organizzazioni sprovviste dei fondi necessari.

[2]       GRÜN ANSELM, La via all’autostima  – per vincere le paure, Edizioni San Paolo Famiglia Cristiana, Milano, 2005.

[3]        CALDARELLI SANDRO, Manager dentro di sé – Come sopravvivere ai rapporti umani nell’azienda, Fausto Lupetti Editore, Bologna, 2008.

[4]        La psicologia della Gestalt (dal tedesco Gestaltpsychologie, psicologia della forma o rappresentazione), nacque e si sviluppò agli inizi del XX secolo in Germania (grossomodo tra il 1915 ed il 1935) per poi proseguire la sua articolazione negli USA, dove i suoi principali esponenti si erano trasferiti durante il periodo delle persecuzioni naziste. E’ una corrente psicologica incentrata sui temi della percezione e dell’esperienza, secondo cui la percezione si configura come una totalità strutturata, un insieme unitario, e non come un insieme di elementi isolati.

[5]        VARVELLI RICCARDO E VARVELLI MARIA LUDOVICA, Il Marketing di se stessi – Il metodo della 5 V per misurare e migliorare le proprie qualità manageriali, Gruppo24Ore, Milano, 2013.

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In Banca Popolare Pugliese, per più di venti anni, si è occupato di organizzazione aziendale e di processi operativi e gestionali. E’ autore di due libri e di articoli dal contenuto tecnico per riviste specialistiche. Ha organizzato e preso parte, anche come relatore, ad una serie di incontri-convegno su argomenti sempre legati a problematiche organizzative. All’attività in azienda associa la docenza di organizzazione aziendale presso AFORISMA, dove è anche componente del relativo Comitato Tecnico Scientifico. Da giugno 2012 è "Ethics Officer onorario" e "Referente regionale" per la Puglia di Assoetica. Dal 2015 è membro del Consiglio Direttivo di AIF – Associazione Italiana Formatori - Delegazione di Puglia e Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione delle due società facenti parte del Gruppo Banca Popolare Pugliese. Dal 2017 è Formatore manageriale specialista qualificato APAFORM - Livello EQF 6.

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