Contributi

Alzare lo sguardo, mettere al centro l’interesse collettivo

di Alessandro Bolzonello 20 settembre 2014

Una società responsabile, che ha a cuore il bene pubblico, deve garantire il ricambio attraverso sistemi di selezione ed elezione basati su coerenti e adeguati criteri. Diversamente, una società irresponsabile, che insegue il bene individuale e/o ‘di parte’, mette in atto meccanismi di germinazione cellulare, a mo’ di clonazione: individui uguali a chi li ha generati, sicuramente – come avviene nel processo di scissione – più deboli della cellula madre.
I riferimenti utilizzati per la selezione fanno perno sul ‘saper fare': le persone vengono misurate rispetto a definiti requisiti di esperienza e competenza. Il ‘saper essere’, invece, avendo a che fare con la qualità profonda dell’essere umano, quindi con orientamenti, stili e atteggiamenti, risulta oggettivamente più difficile da ‘contenere’. Dentro tale istanza confluisce l’etica e la morale.
Soddisfatto il ‘saper fare’ e senza evidenti mancanze rispetto al ‘saper essere’, una candidatura viene ordinariamente ritenuta idonea. Ma il ‘saper essere’ non è meno importante del ‘saper fare’ e il limitato o parziale riconoscimento di tale istanza alimenta l’ambiguità e, conseguentemente, la manipolazione.
Gli ultimi decenni, caratterizzati dall’illusione della crescita infinita, hanno visto imporsi il principio di continuità: garantire il prosieguo dell’esistente è stato il requisito per vedersi assegnato una posizione rilevante. Nulla di male in sè, a patto che perduri il paradigma in essere. Ma tale principio, trascinato ciecamente in avanti, ha lasciato spazio alla degenerazione, all’irresponsabilità. Il sistema elettorale in vigore con i suoi ‘nominati’ è l’emblema di questa situazione
La discontinuità di questi anni mette in luce una duplice questione: il venir meno del principio di continuità e l’inadeguatezza di coloro che sono chiamati a guidare l’evoluzione, a causa sia dei criteri di selezione adottati che della alterazione dei meccanismi di trasmissione del potere.
La rottura del paradigma dominante rende evidente tutto ciò e la conseguenza è lo stallo, il blocco del processo evolutivo. Anche i più sinceri tentativi di reazione si rivelano insufficienti: è inutile riformulare norme e processi senza un adeguato e coerente cambio culturale; è inutile che la funzione di agente di cambiamento sia svolta da coloro che necessitano di cambiare
L’evoluzione sociale, compresa quella economica, richiede di mettere al centro l’interesse collettivo; l’etica e la morale non si ristabiliscono per legge, ma attraverso uno sviluppo culturale.
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Economista e psicosocioanalista. Si occupa di personale in una azienda informatica. Cultore dell’essere umano e delle sue vicende. Ha avuto la possibilità di aprire naso, occhi ed orecchi di fronte alla vita, ancor più in un contesto, quello attuale, in piena mutazione, con-fusione, dove alla degenerazione si intreccia la rigenerazione, alla barbarie la genialità. Fin dove può, prova a 'tenere dentro' tutto quello che c'è, con la convinzione che l'esistenza di una 'cosa' oppure di un 'fenomeno' non sia mai un caso. Ritiene questa posizione liberante: elimina la categoria dell' 'assurdo', del 'non senso' ed apre al 'possibile', al 'nuovo'.

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