Contributi, Recensioni

“Antifragile. Prosperare nel disordine” di Nassim Nicholas Taleb, Il Saggiatore 2013

di Lauro Venturi 15 settembre 2014

Taleb è quello de Il Cigno nero, che mi era piaciuto assai.
Di questo libro mi intrigava il sottotitolo: prosperare nel disordine.
Ho fatto fatica a finirlo perchè, pur riconoscendo che contiene diversi spunti originali e condivisibili, li annacqua in mezzo a tirate di storia, medicina, fisica… che personalmente mi hanno spompato.
In più, delle 551 pagine, 104 sono di bibliografia, glossario e annotazioni.
Vabbè, vediamo cosa mi è rimasto di questa lettura, che comunque  mi piace avere fatto.
L’antifragilità va aldilà della resilienza e della robustezza. Ciò che è resiliente resiste agli shock e rimane identico a se stesso: l’antifragile migliora.
Qualunque cosa tragga più vantaggi che svantaggi dagli eventi casuali è antifragile: in caso contrario, è fragile.
Ecco, a me piace l’idea che più di tanto il futuro non si possa prevedere, quindi meglio progettarselo e inventarselo: “Quando ci viene chiesto di immaginare il futuro, andiamo a prendere come punto di riferimento il presente e poi creiamo un ipotetico domani aggiungendo nuovi prodotti e tecnologie, e ciò che più o meno ha senso interpolando l’acquisizione del passato. È un errore fondamentale”.

Per Taleb, la probabilità che un evento raro si verifichi è semplicemente impossibile da calcolare, è un’illusione come voler insegnare agli uccelli a volare.
Il maggior fattore di fragilità della società, nonché principale generatore di crisi, è l’attitudine a non mettersi in gioco.  Questo succede perché il successo genera un’asimmetria: si ha molto più da perdere che da guadagnare, pertanto si è fragili.

In più, la presenza dell’AIQMC (Associazione Internazionale di Quelli che Millantano Conoscenze molto presente ai summit del World Economic Forum di Davos) fa sì che ci si metta in mano di accademici che hanno troppo potere, niente da perdere e nessuno a cui rendere conto: loro dettano le regole del gioco, mentre i cittadini ne pagano il prezzo.
Taleb è stato per anni un affermato trader a livello internazionale e, se arriva a dire che invece di incentrare la discussione sulla gestione del rischio (il che sarebbe predittivo e vile al tempo stesso) sia meglio approfondire la nozione di fragilità, c’è da crederci. Perché chi si occupa della gestione del rischio tiene conto solo delle cose rischiose che lo hanno colpito in passato, dato il suo frenetico interesse per le evidenze.
Interessante anche il ragionamento sul fatto che la ridondanza (e non l’austerità) è il metodo con cui i sistemi naturali gestiscono il rischio. Anche temporeggiare è utile, perché ci protegge dagli errori in quanto offre alla natura la possibilità di fare il suo mestiere, “dato il fatto alquanto seccante che la natura è meno incline agli errori, rispetto agli scienziati”.
È fragile ciò che non sopravvive alla prova del tempo. Il fragilista, secondo l’autore, crede che ciò che non vede non ci sia, o che ciò che non comprende non esista.
In sintesi, tende a confondere ciò che è sconosciuto con ciò che è inesistente.
Ad esempio, lo stolto crede che la montagna più alta del mondo sia pari a quella più alta da lui osservata, oppure scambia la prova dell’assenza con l’assenza della prova. L’errore più grave nella vita sta nel confondere l’incomprensibile con l’assurdo.
In più, il fragilista è vittima dell’illusione sovietico harwardiana, che lo porta a  sopravvalutare la portata della conoscenza scientifica e ad unirsi alla folta schiera delle persone incapaci di capire un fenomeno, ma maestre nello scriverlo.
L’opposto di fragile è invece ciò che rimane integro anche nel peggiore dei casi, perché non c’è solamente lo stress post traumatico, ma dal trauma può nascere anche un’evoluzione ed una crescita.
Per Taleb l’onnipotenza di chi crede che la scienza possa giustificare tutto è assolutamente ingiustificata. Inoltre così si ignora il paradosso del controllo della mente: più energia impieghiamo cercando di dominare i nostri pensieri, più i pensieri finiscono per controllarci.
Quindi, troppo peso della Techne (abilità pratica e conoscenza del come) rispetto all’Episteme, sapere libristico o conoscenza del cosa.
Tendiamo a farci fregare dalle cose complicate.
Mentre nessuno crede che un bambino, ignaro dei teoremi dell’aerodinamica e incapace di risolvere un’equazione del moto, non sia in grado di andare in bicicletta, su altre questioni ci affidiamo troppo alla prova scientifica.
Secondo l’autore, i governi favoriscono sempre le imprese più grandi per evitare che il contagio si diffonda ad altre aziende, ma questo significa trasferimento di fragilità dall’unità malsana al collettivo, l’esatto contrario di una sana gestione del rischio (e, aggiungo io, anche della competizione non drogata).
Molto meglio agevolare le piccole imprese (musica per le mie orecchie!) perché la ristorazione, ad esempio, essendo composta da tante piccole unità indipendenti e in competizione tra loro, non potrà mai minacciare il sistema perché la casualità è distribuita, e non concentrata.
Per Taleb non è vero che la conoscenza accademica generi ricchezza economica,

secondo il modello lineare baconiano: la ricerca pura produce conoscenza scientifica, che a sua volta genera tecnologie, che a loro volta portano alle applicazioni pratiche, che a loro volta conducono alla crescita economica.
Nella maggior parte degli ambiti che ha preso in esame, pare che sia vero l’esatto contrario, non riscontrando prove rigorose che quel modello sia vero.

È invece  vero che più c’è ricchezza e crescita economica, più c’è istruzione: ma questa è un’altra cosa.

In campo finanziario, ambito frequentato con successo dall’autore, i trader negoziavano e, in base alla loro esperienza, inventavano tecniche e prodotti.  Poi sono arrivati gli economisti accademici, hanno iniziato a codificare le formule che sottostavano ai comportamenti dei trader sino a convincerli che fossero loro, i trader, a muoversi in base alle formule degli accademici, e non viceversa. Quando i nuovi trader (senza l’esperienza della strada) hanno creduto ciecamente agli accademici, che non avevano esperienza,  si sono verificati i drammatici crolli finanziari, causati dalla fragilità indotta dalla teoria.

Perché, come diceva Yogi Berra (giocatore statunitense di baseball), in teoria non c’è differenza tra teoria e pratica, in pratica sì.

I disastri finanziari degli ultimi anni sono stati amplificati dalla distruttiva dittatura del pensiero e della cultura esercitata dei mezzi di comunicazione: “rigido controllo della pubblicazione e la diffusione delle idee economiche da parte di un establishment di economisti ciarlatani”.

L’autore si rifà al codice di Hammurabi, risalente a 3800 anni fa, per evidenziare l’esigenza improcrastinabile di responsabilità: “Qualora un costruttore costruisca una casa per qualcuno, e non la custodisca debitamente e la casa che costruì cada e uccide il proprietario, allora quel costruttore sarà messo a morte..”.

Tanta responsabilità al costruttore perchè  in effetti ne sa molto di più di qualunque ispettore della sicurezza. Non a caso, al tempo dei romani, gli ingegneri dovevano passare un po’ di tempo sotto il ponte che avevano costruito, cosa che dovrebbe essere imposta agli ingegneri finanziari di oggi perché “..agli essere umani non dovrebbero essere affidati giocattoli esplosivi come le bombe atomiche, i derivati finanziari o gli strumenti per creare la vita”.

Per questo mondo così complesso servono dei moderni saggi stoici, che sappiano trasformare la paura in prudenza, il dolore in informazione, gli errori in nuovi inizi e il desiderio in iniziativa.
Perché esistono due ambiti: quello ludico (che funziona come un gioco con regole fornite in anticipo e in modo esplicito) e quello ecologico, in cui non conosciamo le regole e non siamo in grado di isolare le variabili, come per altro avviene nella vita reale.
Servono moderni stoici perché agiscono due forze, l’apollinea e la dionisiaca. La prima è misurata, equilibrata, razionale, permeata di ragione e autocontrollo; la seconda è oscura, viscerale, selvaggia, indomita, difficile da comprendere ed emerge dalle profondità del sé.
Gli eventi non hanno però andamenti lineari: andare a sbattere contro un muro a ottanta all’ora causa molti più danni che andare a  sbattere otto volte a dieci chilometri all’ora.
Attenzione alle astratte teorie accademiche, ci esorta l’autore: solo gli autodidatti sono liberi perché de mercificano e demistificano la loro vita.
Steve Shapin, sociologo della scienza, afferma che le decisioni importanti sul capitale di rischio vengono prese senza avere alle spalle senza business plan, non esistendo prove che dimostrino che la pianificazione strategica funzioni davvero.

Que de choses il faut ignorer pour agir”, ci insegnava Paul Valéry.

L’autore, in conclusione, ci ricorda che nel prendere decisioni la saggezza è molto più importante, non solo in senso pratico, ma anche filosofico, della conoscenza. Un richiamo al valore del buon senso e dell’esperienza, diffidando della “neomania”, l’incurabile moda che ama il moderno in quanto tale, aldilà della sua efficacia.
Prima di lasciarvi con qualche frase che mi è molto piaciuta, ma che non sono riuscito ad inserire in questo disordinato testo, in merito al prosperare nel disordine vorrei dire all’autore che poteva citare Tom Peters che, nel 1987, ventisette anni fa, pubblicò Thriving on Chaos.

Aforismi e frasi di Taleb:

–          Il vento spegne la candela e alimenta il fuoco

–          Se vedi un imbroglio e non lo denunci, sei un imbroglione

–          Se la vita ti da solo limoni, fatti una limonata

–          I cavalli migliori perdono quando gareggiano con quelli più lenti, ma vincono se competono con avversari migliori

–          Quando si prende parte a danze collettive, insurrezione di massa e guerre, scatta una molla che elimina la parte individuale a favore di quella collettiva. Lo stato d’animo diventa così quello del gregge

–          Differenza tra il rumore e segnale: il rumore è ciò che si dovrebbe ignorare, il segnale è ciò a cui occorre prestare attenzione

–          Lo stress è conoscenza e la conoscenza è stress, quindi tanto vale imparare a conoscerlo e a gestirlo

–          È del tutto sbagliato un calcolo costi benefici che non includa la probabilità del fallimento

–          L’evoluzione apprezza le anomalie

–          Il tempo ha denti aguzzi che distruggono ogni cosa (Simonide)

–          Tempus edax rerum, il tempo tutto divora (Ovidio)

–          Nel mondo dei Cigni neri (eventi rari, di grandissimo impatto e prevedibili solo a posteriori, come l’invenzione della ruota, l’11 settembre, il crollo di Wall Street e il successo di Google) colui che previene una calamità  non ottiene alcun riconoscimento perché… la calamità non si è verificata

–          È purtroppo molto più facile vendere un “guarda che cosa ho fatto per te”, piuttosto che un “guarda che cosa ti ho evitato

–          Confondere una pietra per un orso è molto meno grave che confondere un orso con una pietra

Autore

- ha scritto 6 contributi su Bloom!.

57 anni, dirigente d'azienda, esperto di PMI e sistemi associativi

© 2018 Bloom!. Powered by WordPress.

Made by TOCGRS from the great Daily Edition Theme