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La crisi in Cina

di Luca Frediani 27 dicembre 2015

Dal 2008 una delle parole più usate e abusate dai media è senza dubbio “crisi”.
Si usa per giustificare nuove tasse, buchi nelle strade, tetti che crollano nelle scuole. Si usa persino per giustificare risultati sportivi non esaltanti. Insomma, la panacea per tutti gli abomini amministrativi pubblici e privati.

Gira poi una leggenda, utilizzata ad hoc da chi da una crisi ci guadagna, per farci sentire dei poveretti piagnucolosi incapaci di reagire ai capricci di chi trucca la finanza, l’economia e tutto quel che ne consegue. In questo modo siamo nella posizione di farci dire:  “occidentali scansafatiche, guardate i cinesi che nella crisi ci vedono del buono”. Questa è la leggenda secondo cui la parola “crisi” in cinese (危机 – Wéijī) significhi letteralmente “opportunità”.
Più precisamente dovrebbe essere un composto fra “pericolo” (危) e “opportunità” (机).

Se da un lato 危 significa davvero “pericolo” e viene usato in combinazione con 险 (Xiǎn – rischio) a formare 危险 (pericoloso), dall’altro 机 ha molteplici significati e, come accade a chiunque mastichi un po’ di cinese, la difficoltà sta nel contestualizzare per ottenere il reale significato della frase.
机, infatti, significa “opportunità” in combinazione con 会 (Huì – saper fare) ma il suo vero significato è quello di “momento cruciale”. Per cui il “so fare qualcosa in un momento cruciale” (机会) è l’opportunità, mentre il “momento cruciale in cui mi trovo in pericolo” (危机) è, appunto, la crisi, un momento in cui devo assolutamente correre ai ripari perché sta per succedere qualcosa.
Ci troviamo adesso in una situazione di questo tipo: un pericolo, una situazione che porterà necessariamente a dei cambiamenti, una situazione da cui qualcuno ne uscirà, qualcuno ne uscirà con le ossa rotte e qualcuno non ne uscirà affatto.

Quindi, nemmeno in Oriente sono felici del momento storico che stiamo affrontando, anche se una risata sotto ai baffi se la fanno volentieri:
la Cina è uno dei maggiori detentori del debito pubblico USA, provate un po’ a imporgli qualcosa per aggiustare la vostra “crisi”, se ci riuscite.

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