Contributi

Alienazione dell’uomo del XXI Secolo

di Giorgio Ortu 01 febbraio 2016

Esiste certamente ancora la classica alienazione marxiana intesa come oggettivazione sul reale che non viene recuperata dal soggetto. Ma questo riguardava la classe operaia. Oggi esiste un altro tipo di alienazione ancora, e riguarda l’umanità intera. E questa è data da ciò, che poiché tutto il reale risulta una costruzione artificiale del linguaggio astratto, gli uomini hanno sempre cercato attraverso le proiezioni su questo reale di ritrovare se stessi nel mondo per superare il senso di spaesamento, di solitudine estrema nel mondo nata a partire dal Neolitico. Ma quando tutto il sistema sociale è fondato sul consumo di oggetti sempre più lontani dai reali bisogni umani, oggetti che si consumano, finiscono in niente, ne segue che anche il soggetto, l’individuo che proietta, ne risulta nientificato insieme agli oggetti, diventa res che s’annulla perché si proietta sul nulla, si proietta su un mondo che si dissolve… Dunque, egli muore ogni volta in cui un oggetto si distrugge, ed è per questa ragione che esiste il parossismo del consumo: consumare, consumare sempre di più per tentare di raggiungere e quindi annullare la morte che avviene ogni volta che un oggetto di consumo si annulla, appunto fino a distruggere e ridurre in niente il mondo intero! Di qui anche l’impossibilità tutta contemporanea di parlare della morte, appunto perché tutti moriamo molte volte…

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