Contributi, Musica

La bellezza ci salverà (ovvero perchè parlare di musica su Bloom)

di Davide Storni 06 novembre 2016

Mio padre è morto nel 2005. Per qualche anno la sua raccolta di cd è rimasta li dov’era. È veramente un’ampia raccolta e, come primo impatto, disorienta anche i più appassionati di classica.
Io poi sono cresciuto negli anni ’60 e ’70 con il rock, Jethro Tull, Pink Floyd, poi Zappa, più tardi mi sono avvicinato al jazz e a John Zorn. La classica ovviamente l’ho sempre ascoltata a case dei miei. Era la colonna sonora delle mie giornate, una sorta di sottofondo, ma non ho mai esplorato questo mondo sonoro che mi circondava.
Certo avevo dei pezzi che adoravo, le suite per violoncello di Bach, i trii di Schubert suonati da Istomin, Stern e Rose, la Trota di Schubert, le suonate per violoncello e piano di Brahms e pochi altri. Più in la non mi spingevo.
Quando lui è morto ho più volte guardato ai circa 12000 cd senza sapere cosa farne.
Poi tre anni fa ho cominciato, scaricando un file da internet che mi facesse da guida per potermi orientare in quel mare, ad esplorare la passione di mio padre.
Ora ho censito più di 4000 opere di oltre 700 compositori diversi. Un lavoraccio.
Su Bloom potete trovare il catalogo che ho deciso di condividere perché le cose belle sono da condividere. Spero che il file possa rappresentare una guida per chi avesse voglia di approcciare la musica classica, così come fu per me il primo file word scaricato da internet e dal quale cominciai il mio cammino di scoperta.
Oggi si può trovare tanta musica gratuita o a basso prezzo su internet, tuttavia la quantità di musica può disorientare.
Nel file potete trovare una duplice guida. Ho infatti inserito i consigli di ascolto di Classical Archives, un sito specializzato in musica classica, con circa 600 opere indicate come “must know” e che dovrebbero essere conosciute dagli amanti di musica classica.
Poi trovate anche le mie preferenze. Rappresentano la valutazione del tutto soggettiva di un appassionato, non di un esperto. Io non sono infatti un musicista né un esperto di musica. I miei giudizi non sono orientati all’aspetto tecnico delle opere. Quando ascolto musica cerco l’anima del compositore, provo ad afferrare quello che egli o ella cercano di esprimere. Nella mia valutazione cerco di rappresentare il livello di sintonia con i pezzi che ascolto. Pur se soggettiva e certamente non tecnica, ritengo che possa essere una guida per quelli che come me cercano il puro piacere nell’ascolto della musica.
Le mie scelte a volte coincidono con quelle di Classical Archives altre volte no.
Spero possano aiutarvi nella scoperta della bellezza insita nella musica classica.

Ma perchè parlare di musica su Bloom?

Brunello Cucinelli ha detto “la bellezza ci salverà”. Parlava della crisi e dell’importanza di gestire in modo nuovo le aziende. Probabilmente parlava della bellezza che lui propone e che sta avendo grande successo nel mondo. Ritengo però che il concetto possa essere esteso ad altri ambiti.
Di fronte alla crescente difficoltà sociale ed economica del contesto in cui viviamo, anche io ritengo che possa essere la bellezza a salvarci. La riscoperta delle nostre radici e dei valori che hanno fatto dell’Italia il Paese con il più vasto patrimonio di opere d’arte al mondo può essere un motore potente per capire come differenziarci e competere con successo.
L’Italia è stata la patria delle arti figurative, dell’architettura, della bellezza, ma anche delle banche; chissà perché abbiamo sempre bisogno di cercare all’estero fonti di ispirazione. In fondo i prodotti che le nostre aziende propongono devono essere belli, funzionali, in armonia con l’ambiente, tutte cose di cui per secoli siamo stati maestri. È proprio necessario allora ricorrere a ricette precotte di business school? Non è meglio ricercare nel nostro passato quali siano stati gli elementi distintivi che hanno fatto dell’Italia un caso unico e irripetibile di successo artistico e imprenditoriale?

L’Italia è stata anche la patria della musica: limitandoci ad un esempio, nel ‘500 a Napoli furono fondati 4 conservatori, il conservatorio di Santa Maria di Loreto (1537), il conservatorio della Pietà dei Turchini (1573), il conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo (1589), il conservatorio di Sant’Onofrio a Porta Capuana (1598) che furono alla base di uno straordinario movimento chiamato Scuola musicale napoletana, che durò dal ‘500 ai primi del ‘900.
Il padre di Mozart scrisse al figlio nel 1778 «Adesso la questione è solo: dove posso avere più speranza di emergere? forse in Italia, dove solo a Napoli ci sono sicuramente 300 Maestri […] o a Parigi, dove circa due o tre persone scrivono per il teatro e gli altri compositori si possono contare sulle punte delle dita?»
Fra i grandi musicisti in qualche modo riconducibili alla scuola napoletana ricordiamo Domenico e Alessandro Scarlatti, Saverio Mercadante, Vincenzo Bellini, Ruggero Leoncavallo, Niccolò Jommelli, Nicola Porpora.
La musica fiorì in tutte le città italiane, tanto che il viaggio in Italia divenne un obbligo per i grandi maestri europei e le parole della musica sono italiane, pensate solo ai nomi dei movimenti (andante, adagio, presto, allegro, ecc.).

Questa bellezza ha significato lavoro, crescita e ricchezza. Non c’era corte in Europa dove non fosse presente qualche maestro italiano e dove non si parlasse italiano.
Una crescita incredibile che si basò sulle competenze e sul buon gusto. Guarda caso anche le aziende italiane che hanno successo oggi si basano sugli stessi criteri, e sulla bellezza.

C’è un secondo motivo per parlare di bellezza su Bloom.
La bellezza ci fa star meglio con noi stessi.
Recentemente si parla molto di mindfullness, di meditazione: quando ho bisogno di ritrovare la centralità e la presenza, di allentare la tensione e la disillusione, allora ascolto i concerti per violino di Bach o le sue suite per violoncello, specialmente la 1, la 3 e la 5.
Mettetevi in silenzio in un luogo dove non sarete disturbati, oppure indossate delle buone cuffie e ponete la vostra attenzione, in modo totale, sull’ascolto di queste opere e avrete fatto un esercizio di mindfullness profondo e fantastico.
Il confronto con la bellezza aiuta ad uscire dalla mediocrità quotidiana, dalle riunioni senza senso, dalla predicibile mediocrità che le aziende perseguono ogni giorno.

La musica può quindi essere un aiuto per il management che cerca vie non scontate, per chi cerca di capire come nel passato l’Italia ha perseguito e raggiunto l’eccellenza, per chi si vuole partire da se stesso e cerca un aiuto per poter essere più presente e più creativo.

Con Francesco abbiamo condiviso l’idea di un percorso di scoperta che parte con la condivisione del catalogo; prendetelo per quello che è, una opera in divenire e fatta innanzitutto per me. La disomogeneità è figlia della storia: il file word si è progressivamente arricchito di informazioni, è stato portato in excel, ha visto crescere le informazioni inserite.
Per alcuni autori ho adottato i criteri condivisi di classificazione delle opere, per altri l’ordine è ancora legato a quanto trovato nell’originario file word.
Non vedetelo quindi come un’opera finita, solo come l’istantanea di qualcosa che è in divenire.

Nei prossimi appuntamenti vi proporrò invece alcune scoperte che ho fatto durante questo mio cammino di scoperta, indicandovi dei link per poter ascoltare alcune opere.

Avvertenze.
L’elenco delle opere di Vivaldi è limitato alle quelle principali. Vivaldi ha scritto circa 580 opere strumentali, a cui vanno aggiunte le opere vocali e di musica sacra. Per questo motivo ho fatto un catalogo a parte delle sole opere di Vivaldi, che pubblicherò più avanti.
Per alcuni autori, Bach e Beethoven, ho messo ordine al catalogo riferendomi ai sistemi di catalogazione più comunemente accettati. Altri autori sono ancora disordinati e l’elenco delle loro opere incompleto. La completezza non è una priorità del mio lavoro, potete infatti trovare elenchi completi delle opere di quasi tutti i compositori su Wikipedia, specialmente su quella in inglese.
All’inizio del mio percorso non mettevo le indicazioni sugli esecutori, per cui trovate degli spazi vuoti; da un anno circa cerco di mettere sempre almeno le indicazioni degli esecutori principali.
Per quanto concerne le preferenze, vi anticipo che amo la musica da camera, il violoncello, i trii e i quintetti più dei quartetti. Queste mie preferenze si leggono facilmente nei voti espressi.
Aggiungo infine che le votazioni sono del tutto parziali; le 5 stelle data ad un contemporaneo non possono essere paragonate alle 5 stelle date a delle opere di Beethoven. Sono da prendere come indicazioni relative e spesso anche rivedibili.

Autore

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Consulente e facilitatore, lavoro per primarie aziende del settore dei servizi. Socio fondatore di Bloom

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