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Disruption

di Francesco Varanini 15 marzo 2018

La retorica del nuovo, imperante nel campo digitale, fa sì che non basti dire digital divide. Serve una immagine più forte. E’ così diventata di uso comune -in particolare nel lessico delle grandi società di consulenza: nei loro documenti e mei loro rapporti- l’espressione digital disruption.
L’Oxford English Dictionary data la comparsa della disruption nella lingua inglese alla metà del 1600. Gli anni in cui iniziavano ad essere pubblicate opere teologiche e scientifiche non più solo in latino, ma anche in lingua moderna. Il dizionario cita così Thomas Burnet teologo e cosmologo, autore di Telluris Theoria Sacra, edito in latino nel 1681, e in inglese -Sacred Theory of the Earth- nel 1684. Qui Burnet parla dei terremoti, che sarebbero stati mandati da Dio a deturpare la perfezione del pianeta quando gli uomini iniziarono a peccare. Questa è la disruption: “violent dissolution of continuity”, recita il dizionario.
Burnet, visionario, scriveva dei giganteschi terremoti che spaccano la superficie del pianeta. Si vuole oggi, parlando di dusruption, ammonire i manager, e i cittadini tutti, restii forse ad accettare la novità digitale.
Lo stesso verbo latino disrumpo -anteponendo dis, che parla di separazione a rumpo, ‘rompo”-esprimeva già un senso drammatico, definitivo, irreversibile: ‘fare a pezzi’, ‘squarciare’, ‘spezzare’, ‘aprirsi’, squarciarsi’, ‘spaccarsi’-. L’inglese, oltretutto, recepisce la forma colta disrumpo, mentre già in latino prevaleva il più piano dirumpo.
Disruption appare espressione particolarmente adatta ad esprimere il senso della novità tecnica, e della conseguente della netta separazione tra mondi e tempi, anche perché la parola non suggerisce, in inglese, quelle immediate connessioni semantiche che appaiono evidenti in italiano, in francese, in spagnolo: traduciamo subito rumpere in rompere, e ruptus in rotto. In inglese rumpere è break. In inglese disrupt appare sì connesso ad altre espressioni: abrupt, bankrupt, corrupt, erupt, interrupt, irrupt. Ma non è percepibile l’originaria connessione al rompere e al rotto.
Dall’idea del rompere discende l’espressione italiana più vicina a disruption: dirompente. Varie parole allargano il senso del rotto in direzioni diverse: da dirottare -dove osserviamo ancora davanti al rumpere il dis indicante divergenza, fino a rottame. Ma vale la pena soffermarsi sopratutto sul doppio senso di rotta. Rotta, sostantivo femminile, sta in italiano per ‘sconfitta': il senso è ‘rottura degli argini’. Rotta è, allo stesso tempo, contrazione di via rupta: strada aperta dove nel mare, nel deserto, nella foresta. Speriamo che il passaggio al digitale costituisca, per i cittadini e per i lavoratori non una rotta, nel senso di rottura degli argini, perdita di diritti e garanzie; ma invece una rotta, nuovo cammino verso nuove libertà.

(Testo apparso nella rubrica Le parole del manager sulla rivista Sviluppo & Organizzazione).

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