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Donne, lavoro, potere

di Francesco Varanini 08 marzo 2018

Vorrei sentir parlare di più di come le donne concepiscono il potere e lo esercitano in azienda. Credo esista una differenza femminile non solo nel modo di intendere il lavoro, ma anche nel modo di organizzarlo, e nel modo di pensare e di agire in quanto manager.
Esistono modelli di management consolidati, che si replicano stancamente di generazione in generazione, diffusi da business school e società di consulenza. Si tratta di modelli per molti versi criticabili, insufficienti di fronte ai problemi da affrontare. Lo diciamo spesso che c’è bisogno di una ventata nuova. Purtroppo certe pretese novità che qualcuno sbandiera sono spesso modeste e deludenti. Per esempio si parla di un nuovo profilo di manager-imprenditore, chiamato business designer. I business designer, si dice, sarebbero portatori di un innovativo modo di progettare e sviluppare prodotti, servizi e rapporti con i clienti. Design & Innovation: nuove parole d’ordine. I maestri sarebbero Steve Jobs e David Zuckeberg, profeti di Silicon Valley.
Non voglio dilungarmi a questo proposito. Ho introdotto l’esempio solo per ricordare come si cede facilmente alle lusinghe delle nuove mode che vengono da lontano, che non hanno nulla a che fare con la nostra cultura – mentre invece dovremmo cercare dentro di noi, scoprendo cosa di più e di meglio possiamo fare, a partire dalla nostra storia, dalla nostra tradizione, dalle nostre radici.
Penso che le donne, più degli uomini, sappiano restare legate alle proprie radici, ad un vissuto complessivo di cui il lavoro fa parte. Credo che le donne siano in grado di trovare scelte organizzative originali fuori dalle prassi usuali. Non scelte estratte dello scaffale delle ultime novità, come siamo abituati a veder fare troppo spesso dai manager, ma scelte invece fondate in una libera lettura delle situazioni.
L’essere presente nella situazione, accogliendola per quello che è e non riconducendola a come secondo teorie o manuali dovrebbe essere. Quindi, se ci saranno più donne ai vertici, più frequentemente vedremo emergere dalla stessa lettura della situazione azioni gestionali non consuete, magari imperfette, ma efficaci.
Dalle donne manager, mamme o non mamme, possiamo aspettarci insomma stili di guida, modi di esercitare il potere che spiazzano e sorprendono. Le organizzazioni ne hanno bisogno.
Qualcuno argomenterà a favore delle quote rosa o contro le quote rosa. Non sottovaluto l’utilità delle quote. Qualcuno mi ricorderà ancora gli ostacoli e gli impedimenti che limitano le donne. Non credo di sottovalutare queste difficoltà. Sta a tutti noi -maschi- rimuovere per quanto possibile ogni impedimento. Ma sta alle donne pensare che è bello prendere il potere ed esercitare il potere, così come lo pensano loro.
Ho conosciuto ragazze, giovani talenti di buona formazione universitaria che sembravano destinate tuttalpiù ad una buona carriera da professional: ora coprono il ruolo di amministratore delegato. Ho conosciuto donne che tre o quattro anni fa coprivano ruoli di HR specialist, e che mi dicevano, quasi vergognandosi dell’enormità del sogno, che volevano arrivare un giorno ad essere Direttore del Personale: adesso lo sono.
Donne arrivate ai vertici superando ostacoli durissimi, che forse non riesco nemmeno ad immaginare. Credo superando soprattutto ostacoli interni: i propri timori, la paura di non essere all’altezza, la solitudine in un ambiente di solidarietà maschile.
Ci sono argomenti che sembrano tabù, ma che è giusto affrontare. E’ bello stare ai vertici, lì dove si decide. Si respira un gran senso di libertà quando si può scegliere cosa fare, come farlo. E’ piacevole guardare dall’alto, è piacevole essere i capi. Perché non dirlo. Eppure, anche noi maschi, tendiamo a nascondere questa bellezza del potere dietro il senso del dovere, il servizio, il sacrificio.
Per una donna credo sia anche più difficile concedere a se stessa questo piacere. Ma è importante che sempre più donne facciano questo passo. In modo che i luoghi del potere non siano solo maschili. In modo che il potere si manifesti in modi differenti. A vantaggio di tutti.
Del resto, come accade in qualsiasi lavoro, solo se si prova piacere si ottengono buoni risultati. Provare piacere nella libertà del decidere non significa essere autoritari – non ha niente a che fare in sé con lo schiacciare o il vessare gli altri. Il piacere, la libertà, il potere di decidere possono essere contagiosi, diffondersi dai vertici in tutta l’organizzazione. Questo, credo lo capiscano e lo sappiano fare le donne meglio degli uomini.
Il lavoro, in fondo, è un obbligo. Il potere è uno spazio di libertà, che può generare nuovi spazi di libertà. Vorrei che sempre più donne disponessero di potere, nella convinzione che molte di loro sapranno usarlo in modo differente da come lo usiamo noi uomini.

(Questo testo è apparso come Editoriale su Persone & Conoscenze, 124, ottobre 2017)

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