Contributi

Abbiamo davvero bisogno di guru? Un Editoriale di ‘Persone & Conoscenze’

di Francesco Varanini 28 luglio 2018

Questo testo è l’Editoriale che apre il numero 130, luglio-agosto 2018, di Persone & Conoscenze. Lo pubblico qui per invitare a leggere un numero, che mi pare particolarmente ricco, della rivista che dirigo. Ma in particolar modo mi piace qui sottolineare la riflessione sviluppata nella parte finale del testo.  Abbiamo davvero  bisogno di guru? Comprendo e condivido l’aspettativa diffusa di organizzazioni che permettano e favoriscano un modo di lavorare più aperto al contributo di ogni lavoratore. Ma questa aspettativa, coerentemente, dovrebbe concretizzarsi nel dare valore al proprio pensiero, a sé stessi. Il bisogno di guru da seguire mi sembra tradisca invece una sfiducia in sé stessi.
E poi, c’è davvero bisogno di andare a cercare pensatori e maestri nelle solite università americane?  Perché finiamo per attribuire un valore salvifico al pensiero di studiosi e ricercatori americani, e perché invece sottovalutiamo la qualità del pensiero di studiosi e ricercatori e manager italiani, più vicini a noi?
Con tutto questo, certamente la Teoria U di Otto Scharmer merita attenzione. E bene ha fatto l’editore Guerini a pubblicare ora il libro. Su Otto Scharmer e sulla Teoria U, non a caso, trovate qui su Bloom! vari contributi, sopratutto a firma di Davide Storni. Qualche esempio:
Qui un articolo del marzo 2008.
Qui un articolo dell’ottobre 2008.
Qui un articolo più ampio, pubblicato nel 2012.

Editoriale
di Francesco Varanini
Il senso della partecipazione sta nella radice indeuropea pere, che ci parla di ‘concedere’, ‘garantire’, ed allo stesso tempo ci parla del gesto corrispondente, reciproco: “ottenere in cambio’. Mauro de Martini spiega nella sua rubrica: “’Partecipare’ significa far parte. Prendo una torta e la divido in parti, poi la distribuisco ai convitati, i partecipanti, appunto. Una fetta di torta fa parte della torta intera e la torta esiste prima di ciascuna fetta. Ognuno è stato fatto partecipe della torta”. Ma noi esseri umani non siamo cose, semplici fette di una torta. Così, prosegue De Martini, ” quando iniziamo a chiederci come funzionano le cose con la dimensione affettiva, emotiva, etica e psicologica –mi permetto di aggiungere– facciamo un salto enorme e le cose si complicano subito”.
La dimensione emotiva è messa a fuoco da Anja Puntari: “L’emozione abilità la partecipazione”, scrive. “Lo stato emotivo è talmente contagioso che le persone, come le api intorno ai fiori, ne vengono attratte”.
Partecipare è responsabilità, aggiunge Francesco Perillo. Chiara Lupi rincara la dose, ricordandoci che, per motivare alla partecipazione, non bastano incentivi economici. L’agire dell’essere umano non può essere ridotto ad un movimento pendolare tra piacere e pena, come volevano gli economisti utilitaristi. C’è una ‘dimensione intrinseca’, qualcosa di profondo, che muove noi esseri umani, nella vita in generale, e quindi anche nel tempo che dedichiamo al lavoro, al fare le cose insieme, al fare le cose l’uno per l’altro..
Luciano Pero distingue giustamente tra involvement -coinvolgimento- e participation: “possibilità di incidere sulle decisioni aziendali”. Pero nota giustamente che al cultura imprenditoriale italiana -e aggiungere anche: la cultura sindacale- sono poco orientate alla partecipazione, “Si concepisce”, scrive Pero, “una contrapposizione tra interessi piuttosto che gli spazi di convergenza e di accordo”.
Forse il passaggio dell’articolo che meglio dimostra il senso della possibile partecipazione del lavoratore, sta lì dove Pero parla di suggerimenti: “partecipazione attiva al ciclo di miglioramento da parte di chi conosce veramente come funzionano i processi”. Il suggerimento è un dono che merita ricompensa.
Non lontano l’argomento messo in luce, narrando una esperienza personale, da Giovanni Costa. Significativamente, il suo articolo si conclude con un crocchio di persone ricoprenti in azienda ruoli diversi, insieme alla macchinetta del caffè, a commentare i fogli affissi alla bacheca dei suggerimenti. “Tutti
i presenti erano visibilmente felici perché…”.
Costa ci ricorda che “la spinta generata da un progetto organizzativo dei processi parte dal basso e crea l’aspettativa di un progetto strategico e organizzativo e commerciale” che sa ‘andare oltre’. Servono per questo, nell’organizzazione, ‘figure cardine’ che facciano da ponte tra il ‘basso’ e l”alto’.
Costa propone un’analogia ed un riferimento a fonti che possono a prima vista sorprendere, ma che ci risultano subito del tutto pertinenti: il ponte tra il basso e l’alto è ben illustrato dall’idea di “mutamento sta alla base della visione taoista dello yin e dello yang”. Come lui stesso scrive sommessamente nell’autopresentazione, nel colonnino sulla sinistra che accompagna dal primo numero della nostra rivista ogni articolo apparso su Persone & Conoscenze, Costa “ama il taoismo, le arti orientali e la meditazione”. Mi permetto di dire in modo più incisivo: se Costa non fosse anche un maestro zen, non potrebbe parlarci in questo modo della partecipazione. Non potrebbe scrivere che “Non vi è cambiamento senza innovazione non vi è innovazione, senza una progettazione; non vi è progettazione senza che sia in atto una consapevolezza diffusa in azienda dei cambiamenti del
mercato”.
Elisabetta de Luca racconta con vivezza dell’evento Cominciamo, a Milano, il 19 giugno 2018, dove Otto Scharmer ha presentato di fronte a quattrocento persone il suo libro Teoria U (Guerini Next, 2018). Sono benvenute teorie, come questa, che spingono i manager a riflettere su sé stessi, e “a chiedersi chi sono io, cosa sono chiamato a fare”, a interrogarsi a proposito del futuro. Ed anche, tornando al tema della storia di copertina, a cercare e favorire la partecipazione.
Voglio pensare però che la lettura di Teoria U, consigliabile ad ognuno, sia lo stimolo per passare a ad altre letture. Letture più profonde e costruttive per ogni manager, e sopratutto per ogni manager operante nell’area delle Risorse Umane. Basta riprendere qui due titoli, citati da Giovanni Costa. Peter F. Drucker, Le sfide del management del ventunesimo secolo. Hannah Arendt, Vita Activa.
Certo, per avvicinarci a temi importanti, ci servono guru come Otto Scharmer. Ma non esito a dire che il pensiero di Luciano Pero e di Giovanni Costa è più profondo e più suggestivo.

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