Contributi

La giornata di uno scrutatore

di Francesco Varanini 24 febbraio 2013

“Così, nella memoria, egli prese a contrapporre allo scenario che aveva davanti agli occhi il clima che c’era stato in Italia dopo la liberazione, per un paio d’anni di cui ora gli pareva che il ricordo più vivo fosse la partecipazione di tutti alle cose e agli atti della politica, ai problemi di quel momento , gravi de elementari (erano pensieri d’adesso: allora aveva vissuto quei tempi come un clima naturale , come facevano tutti, godendoselo -dopo tutto quel che c’era stato-, arrabbiandosi contro ciò che non andava, senza pensare che potesse mai essere realizzato); ricordava l’aspetto della gente d’allora, che pareva tutta quasi ugualmente povera, e interessata alle questioni universali più che private; ricordava le sedi improvvisate dei partiti, piene di fumo, di rumore di ciclostili, di persone incappottate che facevano a gara nello slancio volontario (e questo era tutto vero, ma soltanto adesso, a distanza di anni, egli poteva cominciare a vederlo, a farsene un’immagine, un mito); pensò che solo quella democrazia appena nata poteva meritare il nome di democrazia; era quello il valore che invano poco fa egli andava cercando nella modestia delle cose e non la trova; perché quell’epoca era ormai finita, e piano piano a invadere il campo era tornata l’ombra grigia dello Stato burocratico, uguale prima e dopo il fascismo, la vecchia separazione tra amministratori e amministrati.”

Italo Calvino, La giornata di uno scrutatore, Einaudi, 1963, p. 21.

Secondo me Calvino tra cent’anni sarà ricordato come scrittore di scarso valore, privo di originalità, per certi versi meschino, troppo legato al suo tempo. Ma questo è un giudizio personale, di cui ho lasciato varie tracce, anche qui su Bloom, e su Eseresi.
Questa, comunque, credo resti una delle sue opere migliori.
Scrutatore durante i comizi elettorali; scrutatore come servizio civile, servizio alla democrazia, scrutatore come uomo che non rinuncia a quell’attenzione a sé e al mondo che si manifesta nel guardare ciò che accadde intorno con attenzione, con impegno, con senso di responsabilità, con com-passione: partecipazione ai dolori, ai drammi, alle speranze.
Calvino ci parla dello scrutare. E dei mondi politici che abbiamo perso.
Freud parla nell’Interpretazione dei sogni di dunklen Ahnung, possiamo citare lo Scanner Darkly di Philip Dick. Qualsiasi buon progetto contempla il passaggio nel buio, attraverso le difficoltà: si deve scrutare l’oscuro. Ogni scrutinio contempla accettare l’oscuro: il metodo -se non si ripetono passi già percorsi- si chiarisce solo mentre lo stiamo usando.
A proposito dei mondi politici -delle situazioni di vita democratica vissuta, foriera di speranza- Calvino, nel 1963, cita gli anni della Liberazione. Allora non erano passati neanche vent’anni, e sembrava forse già un tempo lontano. Adesso la Liberazione è per noi più lontana, quasi settanta anni fa. E lontanissimi sono anche gli anni del ‘68: ancora sedi improvvisate piene di fumo, di rumore di ciclostili, slanci volontari.
Miti grandi e piccoli sono lontani. E siamo ancora alla ricerca di una democrazia che possa meritare il nome di democrazia. Siamo ancora lì alla vecchia separazione tra amministratori e amministrati.
Vie facili non ci portano da nessuna parte. Banali promesse ci umiliano. Leader che riempiono piazze urbane o virtuali, in fondo, ci ingannano e ci lasciano soli. Rassegnarsi sarebbe delittuoso. Fidandosi di quello che ognuno di noi mette in gioco, si può sperare. Ma non ci sono scorciatoie. Scrutare l’oscuro è -anche se spiacevole- necessario.

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