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L’attor comico ed il bisogno di un paroliere. Da Grillo a Crozza

di Francesco Varanini 24 marzo 2013

Se mai la storia si ripetesse, il futuro leader sarebbe Crozza. Nessuno come Crozza è nelle condizioni di ripetere l’exploit di Beppe Grillo.
Grillo, come Crozza, è un attore bisognoso di un paroliere. Grillo è cresciuto avendo come paroliere Michele Serra, e continua infatti a ripetere le stesse battute che scriveva per lui Michele Serra. “Hanno la faccia come il culo!”. Rileggere i titoli di Cuore, il settimanale di cui Serra era direttore ai tempi in cui scriveva i testi di Grillo, a cavallo tra gli Anni Ottanta e gli Anni Novanta, rileggere i titoli di Cuore è trovarsi di fronte al catalogo, al repertorio già pronto delle facili frasi con le quali oggi Grillo infiamma le folle del Web e delle piazze.
Non sto parlando di coloro che partendo dal basso, da un sincero bisogno di politica vicina alle cose, hanno fatto il Movimento Cinque Stelle negli anni scorsi. Questi militanti, a torto o a ragione, considerano Grillo niente più di un utile megafono. Parlo invece di coloro che hanno votato per il Movimento Cinque Stelle nelle ultime elezioni. Voti del tutto paragonabili al numero di copie vendute di un settimanale satirico, all’audience di una trasmissione televisiva satira, diciamo uno Zelig più cattivo.
Ho visto di recente Dario Fo tessere, in una trasmissione televisiva, l’apologia del giullare. Il giullare fustiga il potere; abbiamo bisogno di giullari che critichino e sbeffeggino senza pietà. Certo, ma la libertà del giullare, l’essenza del suo ruolo, sta nel non assumersi nessuna responsabilità. C’è di più: il giullare ‘sta a corte’; il suo ruolo è legato a filo doppio al ruolo del sovrano. L’uno rende necessario l’altro, l’uno finisce per sostenere l’altro. Il giullare, divertendo il popolo, contribuisce a mantenere il consenso. Gioca in fondo a favore del sovrano, qualunque sia e comunque agisca il sovrano.
Allo stesso tempo, i due ruoli si oppongono l’un l’altro. Dal sovrano -dal nostro governo, visto che viviamo in un quadro democratico, dove la sovranità è esercitata da nostri rappresentanti- ci si aspetta che non faccia, e che non dica cazzate. Il giullare, l’attor comico può invece permettersi di dire tutto quel che vuole: da lui non ci si aspetta né realismo, né coerenza, né senso della misura.
Quando si parla con seri e convinti esponenti del Movimento Cinque Stelle, e ci si trova a dire che molte delle cose che Grillo grida in pubblico sono pericolose e demagogiche sciocchezze, sono gli stessi esponenti del Movimento Cinque Stelle a esclamare subito: “Ma quelle sono cazzate!”. Loro stessi sono convinti che Grillo spari cazzate. Eppure resta il fatto che i voti sono stati presi in virtù di quelle cazzate, di quelle battute sparate in pubblico.
Si è cavalcata l’incazzatura di massa offrendo l’opportunità di mettere la croce sul simbolo del Vaffanculo. Ma governare significa fare cose ora. Iniziare ora a costruire. Dire: ‘ora distruggiamo, domani costruiremo’, dire: ‘intanto li mandiamo tutti a casa’, non può bastare. Nel momento in cui noi ci dedichiamo a distruggere, qualcun altro, occupando gli spazi che noi abbiamo lasciato vuoti, stanno costruendo, in base ad un proprio disegno. Domani ci troveremo a dover distruggere quello che qualcuno oggi sta costruendo. Se c’è sempre qualcosa da distruggere, c’è anche sempre, subito ed in ogni istante, qualcosa da costruire, qui ed ora.
L’attor comico, però, non è preparato a costruire. Non lo è, innanzitutto, perché è incapace di azione piena, autonoma. L’attor comico può fare la sua parte perché, nell’ombra, lavora per lui il paroliere, l’autore, il suggeritore.
Ma Michele Serra da lunghi anni ha abbandonato il ruolo di paroliere, di autore di Beppe Grillo. Michele Serra si è scelto da tempo il comodo ruolo di autore di Fabio Fazio. Parole edulcorate, buonismo di sinistra. Michele Serra ha scelto di starsene comodo su un’amaca e di scrivere i testi del Festival di Sanremo.
L’interesse di Serra per il Festival, interesse facilmente ammantato di interesse per la cultura nazional-popolare, ha radici lontane. Molti anni fa Serra scriveva da giornalista le cronache del Festival. Lì incontro un giornalista alle prime armi, Alessandro Robecchi. Direttore di Cuore, Serra chiamò Robecchi a far parte della redazione. Ora, Robecchi è paroliere di Crozza. Crozza, in quanto attor comico, ha tanto talento da far impallidire Grillo. Ecco quindi che, se i leader politici devono essere attori capaci di recitare benissimo battute, Crozza è il leader del futuro.
Non so se è questo che vogliamo. Non so se è questo che vogliono gli stessi cittadini che hanno votato Cinque Stelle. Non so se quello che serve al nostro paese è un attor comico rimasto privo di autore. E certo, se Grillo è un personaggio in cerca d’autore, passare da Serra a Casaleggio è cascare dalla padella nella brace.
Curioso anche qui il legame con il passato: come Cuore è stato il settimanale che dava voce all’incazzatura diffusa ai tempi di Mani Pulite, dieci anni dopo, attorno all’anno duemila, ebbe un momento di gloria Web Marketing Tools, mensile dedicato al Web e alla New Economy. Lì si costruì la propria prima fama Casaleggio, con una rubrica i cui testi furono poi raccolti in un libro pubblicato con la prefazione di Grillo.
Non ho motivi per sostenere che Grillo sia privo di senso di responsabilità. Si deve anche riconoscere che, pur immerse nel discorrere giullaresco, non mancano nelle sue esternazioni parole serie. Tanto meno ha senso pregiudicare il futuro: concediamo a Grillo la possibilità di cambiar pelle, dalla comoda satira alle responsabilità di governo.
Ma non si vedono segnali in questo senso. Il problema è che Grillo appare così a proprio agio nel ruolo di attor comico che non si vede perché dovrebbe, né come potrebbe, cambiare.
Per lui deve essere tanto ovvio, tanto normale recitare battute altrui, che gli pare del tutto normale, ovvio, obbligare oggi gli eletti in parlamento a comportarsi allo stesso modo. Possiamo forse vedere nel suo atteggiamento l’inconscia rivincita dell’attore: costretto dal suo stesso talento a recitare battute di altri, costringe ora gli altri a recitare le sue battute.
Ma questo è un gioco al ribasso che non giova a nessuno. Dovremmo invece imparare tutti ad essere autori di noi stessi.

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