Contributi

Altezza mezza bellezza … caro vecchio organigramma

di Simonetta Pugnaghi 19 Ottobre 2014

Ho visto il primo organigramma  molti anni fa. Nell’azienda dei miei esordi, era un volumetto di una trentina di pagine; l’intero staff venne riunito per solenne presentazione e consegna, centinaia di persone che sfogliavano cercando il proprio nome. Da allora ne ho visti molti altri, tra cui alcuni capolavori di contorsionismo, linee e caselle intrecciavate in un elegante caos, e una gran quantità di cencelliane rappresentazioni di equilibri… francamente improbabili. In tante aziende manca del tutto, o è così antiquato da non avere nessuna importanza. Io stessa ho progettato un bel po’ di strutture organizzative, e di organigrammi ne ho disegnati un certo quantitativo. Quello che mi ha mostrato la settimana scorsa uno sconsolato dirigente è riuscito ancora a stupirmi, riportava presidente e amministratore delegato in due caselle alla pari, collegate da un tratto orizzontale, e poi di sotto il resto dell’organizzazione. Sai com’è, mi ha detto lo sconsolato, altezza mezza bellezza. Dopo tutto il lavoro fatto per cercare di impostare una struttura chiara e aggiornare i ruoli arriva lui e sconvolge tutto, pur di mettere più su chi vuole lui.

Già. È un semplice foglio di carta, un organigramma, un A4 orizzontale, ma un centimetro più su o più giù… in certi casi può dire parecchio. In molte aziende la struttura di potere non ha attinenza con quel foglio, ma in diverse sì, ce l’ha, è un foglio importante.

Allora secondo me le persone, molte o forse la maggior parte, preferiscono la chiarezza al caos. Certo, se la chiarezza stabilisce univocamente che sei più giù … non ti piacerà. E d’altra parte, spesso per non scontentarne uno si scontentano tanti altri. E molte persone, o forse la maggior parte, preferiscono la stabilità all’incertezza. In tempi di turbolenza, dire alle persone sei qui, è importante. Abbiamo una struttura, c’è ancora una parte di realtà definibile in modo semplice, sta in un foglio di carta, è rappresentabile con qualche rettangolo e alcune linee, beh è rassicurante. Ci sei, sei qui.

Lo so, è un po’ demodé, eppure sono una fan degli organigrammi … fatti bene. Non quelli che rappresentano malamente chi è nelle grazie dei potenti, quelli che ripartiscono nella maniera più logica le attività e segnalano utili gerarchie. Ridiscutere periodicamente il proprio disegno organizzativo e riadeguarlo ai cambiamenti riportando chiarezza, è una attività secondo me importante per il gruppo dirigente e manda un messaggio stabilizzante alle persone che lavorano lì. Certo, poi occorre che sia attuato, se no è solo un foglio appeso in bacheca. E magari, anche qualche descrizione dei ruoli principali ci vuole, se no ciascuno interpreta quelle caselle come gli pare. Periodicamente viene il momento di rivedere la struttura e togliere incrostazioni che l’agire quotidiano ha stratificato, viene il momento di rendere più fluido e funzionale il disegno. E conviene fare questo pensando al futuro, cosa intendiamo fare, come intendiamo muoverci nei prossimi due o tre anni, in modo da orientare al futuro anche il riassetto. Ci saranno un po’ di scontenti, è vero. Ma un gruppo dirigente che non ha il coraggio di intervenire a rendere più chiara e funzionale l’organizzazione … beh non ci fa una gran figura. Tipo quei due della settimana scorsa, presidente e amministratore delegato, non ci fanno una gran figura. Poi va beh, sono di parte, a volte un occhio esterno può aiutare ad essere più obiettivi e lineari in questo lavoro. I consulenti servono a questo.

Caro vecchio organigramma. Prospettiva cubista in mondo liquidamente impressionista. Nella sua semplicità mi pare meglio che tornare al duello tribale o alla prova di forza o d’astuzia, per stabilire chi comanda. E se ne vedono di sfide con la tribù attorno a far da pubblico, se ne vedono di lotte tra clan, altroché siamo nel duemila ma nel dna non siamo diversi.

 

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Lavoro da venticinque anni nel settore organizzazione e risorse umane, sono consulente, formatore e counselor. Il mio interesse per le persone viene da più lontano, è maturato nella adolescenza e nel periodo universitario, prima facendo parte degli scout e poi come capo scout.

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