BLOOM! frammenti di organizzazione
Pubblicato in data: 10/12/2001

Cattivi & Maestri n° 5

Leadership informale

di Nicola Gaiarin & Gianfrancesco Prandato

The Usual Suspects (I soliti sospetti), 1995. Di Bryan Singer, con G. Byrne, K. Spacey, B. Del Toro.

Un film sul vero e sul falso con un'irresistibile attrazione verso il male, una specie di Infernale Quinlan precipitato negli anni novanta. Cinque criminali di mezza tacca si incontrano per caso nel corso di un confronto all'americana. Progettano un colossale colpo assieme, ma qualcosa va storto. Forse il loro incontro non è stato casuale ed è tutta una trappola architettata da Kayser Sose, fantomatico deus ex machina del traffico di droga, con l'aiuto del suo braccio destro Kobayashi. Ma chi è questo personaggio misterioso il cui nome è in grado di terrorizzare anche gli assassini più spietati? Una serie di flashback e l'interrogatorio a cui viene sottoposto Verbal, l'unico sopravvissuto dei cinque, ci permetteranno di far luce su quanto è realmente accaduto. O forse no, e niente di quanto vediamo è la verità.

Il leader invisibile

È Verbal a parlare, nel flashback che rievoca l'inizio di questa intricata vicenda.

"Era una gran puttanata, organizzata apposta per incastrarci… Tutta colpa degli sbirri, non si mettono dei tipi come quelli tutti insieme in una stanza."

E nella cella, subito dopo il confronto all'americana, Keaton, il più scaltro tra i cinque, intuisce che sta succedendo qualcosa di strano:

"Questa è tutta una messinscena. Quante volte sei stato in un confronto all'americana? Ci sei sempre tu e quattro pupazzi, degli sbandati pagati dieci dollari a testa dal dipartimento, non li metterebbero mai cinque criminali nella stessa fila."

Questo confronto atipico forse nasconde qualcosa: la situazione è anomala, e suggerisce una regia occulta. Chi ha fatto incontrare i "soliti sospetti"?

"La cosa da fare adesso è pensare, ripensare a tutto. Pensare a qualcuno che ha potere, qualcuno che è stato in grado di pedinarci da New York a Los Angeles."

La risposta arriva da Kobayashi, un avvocato che propone ai cinque un colpo miliardario. Per conto di un cliente molto particolare:

"Io lavoro per Kayser Sose ..."
"Chi è Kayser Sose?" Chiede Verbal Kint.
"A giudicare dall'improvviso cambiamento di umore, signor Kint, sono certo che i suoi soci sono in grado di dirvelo." Continua Kobayashi, che poi chiarisce i contorni del complotto:
"Ora, c'è voluto un po' di tempo per trovarvi tutti, la nostra intenzione era quella di avvicinarvi dopo la vostra cattura a New York."

Ognuno dei cinque sospetti in passato si è messo sulla strada di Sose. L'organizzazione criminale del misterioso leader è incredibilmente vasta e ramificata, e comprende molte persone che non sanno nemmeno di lavorare per conto di un uomo così potente ed inafferrabile. Senza saperlo, Keaton e gli altri hanno danneggiato Kayser Sose. Ora quest'ultimo vuole rifarsi, ingaggiandoli per una missione quasi suicida. Dietro l'intreccio criminoso si intravede il progetto di un committente rimasto nell'ombra.

"Il signor Sose lavora raramente a lungo con le stesse persone. Loro non sanno mai per chi stanno lavorando. Uno non può essere tradito, se nessuno lavora per lui."

Il potere di Kayser Sose si basa su una straordinaria attività di intelligence. Possiede dossier dettagliati su tutti e cinque. Ma la sua grande risorsa è un'altra: controlla attentamente e manipola le informazioni in uscita. Su di lui si conoscono solo leggende, dicerie, favole nere. Si sa solo quello che Sose lascia trapelare volontariamente. Al punto che forse, dopo tutto, Kayser Sose non esiste, è solo uno spauracchio, una maschera senza nessun volto dietro.

"Questo non quadra" dice Keaton cercando di mantenere sotto controllo la situazione. E prosegue:
"Kayser Sose è pura invenzione, Kobayashi lo sta usando come paravento."
"Per quanto ne so io Sose è una specie di macellaio, psicopatico e sanguinario." Replica Fenster.

È lo storpio Verbal, durante l'interrogatorio finale, a fare in parte luce su questo personaggio leggendario:
"Beh, pare che sia turco, c'è chi dice che il padre sia tedesco. Nessuno crede che esista davvero. Nessuno lo ha mai conosciuto o visto qualcuno che abbia lavorato per lui, ma a sentire Kobayashi chiunque avrebbe potuto lavorare per Sose: non lo sapevano, era questo il suo potere. La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto, è stato convincere il mondo che lui non esiste."

Nessuno lo ha mai visto, ma il suo potere si fonda proprio sull'invisibilità, sull'asimmetria tra le informazioni che possiede e quelle che lascia filtrare. Non ha un ruolo o una posizione determinata, per questo può assumere qualsiasi ruolo e lasciar credere agli avversari qualsiasi cosa. Privo di potere formale Kayser Sose, il cattivo maestro, è un leader informale che rimane dietro le quinte e dal back-office muove le leve dell'organizzazione. È lui a pianificare le mosse e a decidere le strategie. Sugli altri ricadono le conseguenze di decisioni prese altrove. Alla fine l'intreccio sembra sciogliersi, e le tessere di colpo combaciano. A organizzare tutto è stato Keaton, che ha escogitato il piano per uccidere un testimone scomodo. È lui Kayser Sose? Il poliziotto che conduce l'interrogatorio ne è convinto:

"Sto dicendo che è stato Keaton, Verbal. Ti ha risparmiato per un unico motivo…"
"Perché lui era mio amico." Piagnucola Verbal.
"No, Verbal, lui non era tuo amico. Keaton non aveva amici, ti ha salvato perché ha voluto così, è stata la sua forza di volontà. Keaton era Kayser Sose."

Eppure qualcosa ancora non torna. Il leader informale non si espone in prima persona, ma influenza le azioni altrui senza correre rischi inutili. Kayser Sose, se esiste davvero, ha già previsto tutto. Ha giocato d'anticipo decifrando i segnali deboli provenienti dall'interno del gruppo. Keaton, in realtà, è solo un capro espiatorio, una marionetta che ha seguito, senza saperlo, la pista tracciata in precedenza da qualcun altro. Quando il poliziotto se ne rende conto è ormai troppo tardi. Verbal lo storpio, il più inoffensivo dei soliti sospetti, si allontana dal commissariato. Poco a poco la sua gamba si distende e riacquista un passo normale. Scioglie la mano irrigidita, si accende una sigaretta con un accendino d'oro. Una macchina lo affianca e Verbal sale accanto all'avvocato Kobayashi. Si fissano per un attimo, prima di ripartire, allontanandosi nel traffico.

"Dopo di che credo che non ne sentirete mai più parlare…"

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