Contributi

Il trionfo dell’insulso

di Piero Trupia 15 settembre 2013

Tutti i doverosi e rispettosi omaggi al web e a wikipedia. Abbiamo la grande possibilità di comunicare globalmente. Credo però che più che soddisfazione ciò dovrebbe creare imbarazzo: cosa comunicare? Come prelevare, valutare, utilizzare la comunicazione altrui? Come inserirsi non per presenzialismo, ma per offrire qualcosa di pensato, un punto di vista maturo e non una semplice reazione? Su questi punti web e wikipedia tacciono. E’ giusto così. Non sono che mezzi di comunicazione e, parzialmente, di documentazione. Guai, a considerarli un deposito di dottrina come la Biblioteca di Alessandria, la British Library, quella del Congresso o quella comunale del piccolo quartiere in cui abito.
Qualsiasi enciclopedia è parziale, gravemente incompleta. Qualsiasi comunicazione è un punto di vista fortemente unilaterale e spesso idiosincratico. Ancora più unilaterale, idiosincratico e spesso maniacale è l’utilizzo diretto e pieno, spesso entusiasta, di quelle fonti e di quel medium.
Ciò accade. Accade sistematicamente. Dalle cosiddette “ricerche” della scuola media ai prelievi che, ingenuamente o fraudolentemente soddisfatti, gli utenti di wikipedia fanno propri, senza curare neanche l’apparenza di un reale possesso di quanto prelevato e messo in pagina.
Sono sistematicamente bombardato da poeti e romanzieri dilettanti che m’inviano libri stampati a proprie spese come omaggio e con la richiesta di un parere.
Tranne che in pochissimi casi, con persone ultrafidate e dalla serietà adamantina, sparo la mia pietosa bugia: “Bravo! Bene! Mi hai sorpreso! Vai avanti!” Il mio pensiero segreto è: ma questo poeta, questo romanziere ha mai letto una poesia, un romanzo veri, per notare la differenza abissale? Lo stesso si può dire dei fabbricatori di vino in proprio. Certamente genuino. Peccato che sappia di tappo, di botte, di muffa, di aceto. Ha mai bevuto quell’onesto fabbricatore un bicchiere di vino di medio prezzo, comprato al supermercato e notato la differenza?
Penso che la globalizzazione e la disponibilità globale dell’informazione abbiano obliterato il concetto stesso di cultura che è certamente informazione, ma è anche elaborazione personale e quella faticosa riflessione e concettualizzazione che ti cambia nel profondo. Questa seconda fase del processo è ritenuta ormai una perdita di tempo.
Sono anche attenzionato da autori di proposte per risolvere i problemi del mondo contemporaneo. I più determinati, fecondi ed entusiasti sono coloro che formulano le loro proposte in base a sistemi di potenziamento delle capacità intellettive proprie e di tutti coloro che vogliono avvalersene: sistemi cognitivi, mappe della mente, pensiero creativo.
Gli autori di riferimento sono Gregory Bateson e Paul Watzlawick. Hanno rimpiazzato la coppia in voga, trent’anni fa, Humberto Maturana e Francisco Varela. Ce n’è molti, in tutti i campi, che hanno immediato e mondiale successo con una formula semplice che ha la forza inconcussibile della banalità. Maturana e Varela: l’autopoiesi, la capacità, propria dei viventi, di accrescersi e talvolta di rigenerare parti di se stessi. Peccato che i casi che citano sono di cellule in un brodo di cultura, il cui comportamento autopoietico generalizzano a tutti i viventi a partire da Maturana e Varela e seguaci.
Bateson è famoso per il suo Verso un’ecologia della mente. Le sue affermazioni tendono all’indeterminato, una chiave di sicuro successo per chi non vuole fare la fatica di approfondire. L’avverbio “verso” del titolo corrisponde all’inglese della formulazione originaria Steps to” an Ecology of Mind. Ci dice poi che le idee sono “in un qualche modo” esseri viventi, soggetti a una “peculiare” selezione naturale e a leggi economiche che regolano e limitano il loro “moltiplicarsi” entro “certe” regioni della mente. Aggiunge, banalmente, che la mente è collegata “alla struttura sociale”.
Tutto ciò è assolutamente vero. Ma la mente è anche altro: atto libero e creativo, sfida, giudizio, scelta, valutazione.
Il complesso d’indeterminatezza e banalità è ciò che attrae tutti coloro che hanno desiderio di una visione profonda, ma non ne curano i presupposti e la modalità che, com’è noto, sono più perspiration che inspiration. Si arriva così alla scoperta della “piccola stortura della leva che arresta l’ordegno universale” (Montale).
Ecco un esempio da Watzlawick, per il quale la piccola stortura è l’adozione di “ipersoluzioni”. Sono, ci dice,soluzioni che non eliminano il problema, ma lo aggravano. Si cita l’esempio della Guerra Fredda e della corsa agli armamenti tra Russia e Usa fino al 1989. Una spirale perversa del terrore.
Ma non è così. Quella Guerra Fredda ebbe un vincitore, Ronald Reagan che, semplicemente, annunciò di avere pronto il sistema missile antimissile, detto scudo stellare e iniziò, a produrlo con la possibilità, gentilmente predisposta per le spie sovietiche, di seguire i lavori in corso. L’Unione Sovietica ebbe paura e implose. Quindi non un’ipersoluzione inutile, ma una furbissima soluzione in forma di bluff.
Ora la sfida è il superamento della crisi economica, la cui soluzione creativa sarebbe la Decrescita Felice di Serge Latouche e Maurizio Pallante, inventore della formula.
Qui siamo all’iperpromessa.
Decrescere è certamente utile e prima o poi sarà indispensabile. Che sia felice però è da dimostrare. Fino a che si tratta di spegnere la luce e chiudere il rubinetto o andare in bicicletta e consumare le scarpe invece dell’atmosfera, accordo pieno. Ma, nel sistema integrato dell’economia, così com’è oggi, la decrescita in una parte del sistema comporta la decrescita di tutto il sistema. Se decresce l’uso di benzina, finisce che decresce anche l’uso della sanità o della scuola pubblica. La soluzione non è quindi decrescere, ma mettere a punto una nuova dottrina economica, ciò che, avrebbe detto il generale De Gaulle, “è un vasto programma”. In mancanza di esso non resta che la lista di nozze dei decrescitori aspiranti felici: mangiare cibi stagionali a chilometro zero, un orticello casalingo, uno stop all’usa e getta, edilizia a protezione termica, una politica che crea una società conviviale e posti di lavoro senza spostamenti pendolari e così via.
Una lista di nozze, senza alcun cenno al come quei desideri siano realizzabili.

Autore

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Piero Trupia. Linguista, cognitivista, filosofo del linguaggio. Studi di matematica, economia, scienza della politica. Dirigente industriale fino al 1996. S’interessa di arte figurativa che studia e colleziona. Il suo approccio critico si avvale delle forme più avanzate di semiotica e semantica della figura. In materia ha pubblicato saggi nella collana Analecta Husserliana, Kluwer, Dordrecht, Nederland. Appena uscito, Piero Trupia, Perché è bello ciò che è bello. La nuova semantica dell’arte figurativa. Con un saluto di Santo Versace e una riflessione di Renzo Piano, Franco Angeli 2012. Blog La Chimera: http://pierotrupia.blogspot.com

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