Conversazioni

Liberare spazi per la nostra formazione, per fare formazione, per essere formatori

di Matteo Fantoni 07 maggio 2015

Devo confessare che fino a quando non mi è accaduto di essere licenziato, non ho mai pensato davvero alla mia formazione. A cosa significasse per me e cosa significasse per le organizzazioni in cui operavo. Anzi ero convinto di non aver bisogno di nulla. Per il mio lavoro ero completamente autosufficiente. Non avevo nulla da imparare. Ero saturo. Certo, partecipavo ogni tanto a qualche occasionale corso aziendale. Ma senza grande entusiasmo o attesa. Dopo il licenziamento mi sono accostato al tema, ma forse ancora in una logica di come valorizzare il mio cv. Fare formazione era un modo di aggiungere un titolo per farmi notare dai cacciatori di teste. C’erano però dei pensieri che agitavano e che avevano a che fare non tanto con cosa dovessi imparare, ma come potessi imparare di nuovo. Dopo una laurea in Filosofia, conseguita con grande passione, avevo continuato a leggere, ma come un fenomeno carbonaro, di nascosto. Con gli occhi di oggi, potrei dire che ero alla ricerca di spazi di libertà, di momenti di autenticità. Di qui l’incontro con Assoetica e poi con Ariele e la scoperta che la formazione poteva essere qualcosa di completamente diverso da quello che mi aspettavo: non semplicemente contenuti da assorbire, ma spunti per pensare: per ripensare alla crescita professionale non più come un aspetto separato e segregato della personalità, ma come una modalità di sviluppo complessivo. E soprattutto ripensare alla crescita in modo più ampio, più libero, meno da “percorso di carriera”, che spesso diventa un cammino su rotaia, obbligato.

Il primo ostacolo quando pensiamo alla formazione è il suo contrario, la saturazione. L’assenza di ricerca del nuovo. Si può asserire che è causata dall’abbondanza dell’informazione (in rete, come offerta di corsi, come libri pubblicati), ma in realtà non ne è la vera causa. E’ un effetto secondario dell’abbondanza. Facciamo fatica a orientarci e questa fatica ci spaventa. Proprio in questo credo che consista la formazione e l’essere formatori: aiutare se stessi e gli altri a orientarsi, a vedere quante vie sono possibili e vincere l’ansia e la paura.

E per fare questo dovremmo iniziare a dire che non esiste una separazione netta tra chi forma e chi si forma, ma tutti siamo in un percorso costante di formazione. Oggi la mia formazione si compie in tanti modi, con corsi veri e propri, con letture, con sperimentazione nel mio lavoro, con prime esperienze di formatore in prima persona e anche con lo scambio tra i colleghi.

Credo che una cosa che personalmente mi manca e di cui sento la necessità è la formazione come scambio tra pari. Questo è un tema che mi piacerebbe molto approfondire, perché ne sento la necessità personale. Mi piacerebbe che ci fossero tante comunità, di professione, ma anche di interesse (per esempio sull’etica, che un tema totalmente trasversale) dove scambiare esperienze, magari con una facilitazione mirata proprio al non ripetere, ma allo scoprire qualcosa di nuovo, almeno tra noi stessi e di noi stessi. Qualcosa di completamente diverso dallo “sharing best practices”, dove la condivisione è ritualizzata, narcisistica, priva di autenticità. Inoltre la dinamica tra pari potrebbe essere un ambito dove lo scambio on line e quello più tradizionale d’aula possono coesistere, anzi arricchirsi reciprocamente. 

C’è tanto da fare. E questo non deve spaventare, ma creare entusiasmo. Sapendo che in questa avventura siamo molto meno soli di quello che crediamo.

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Sono laureato in filosofia e da circa 25 anni mi occupo di comunicazione aziendale, come come manager, consulente e docente. Ho lavorato all’interno di aziende, soprattutto farmaceutiche e all’interno di agenzie. Sono socio di Ariele , presso cui mi sono diplomato al master in consulenza al ruolo e sviluppo organizzativo. Dal 2011 collaboro attivamente con Assoetica. Mi interesso di etica in azienda, etica della comunicazione e di psicologia dinamica nelle organizzazioni (psicosocionalisi). E da qualche anno ho allagato la mia attività di consulenza, oltre alla comunicazione, alla facilitazione di gruppi, agli interventi formativi e al counseling.

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