Contributi

La finzione organizzativa

di Gabriele Pillitteri 29 Gennaio 2013

Non ne hanno parlato i quotidiani, nè i telegiornali e neppure i talk show radio e tv dove talvolta, fra battibecchi e polemiche, ci scappa qualche approfondimento. E’ da quando sono apparse le prime notizie sulla discrezionalità con cui sono stati usati i denari destinati al pagamento di note spese dei consiglieri della regione Lazio, che aspetto di leggere una risposta alla seguente domanda: dato che i gruppi consiliari hanno deciso di far rimborsare ai consiglieri le spese “ di rappresentanza” che sostengono durante il loro mandato elettorale, c’è una policy che definisce quelle rimborsabili, e soprattutto esiste un ufficio che in totale autonomia controlla sotto la propria responsabilità quali spese sono da mettere in conto ai cittadini e quali in conto ai pingui stipendi dei consiglieri regionali? Immagino la sorpresa del lettore: “si! naturalmente”, perché egli pensa che, come in ogni organizzazione, profit o no profit, e come in ogni associazione che abbia natura giuridica, e non sia un gruppo di privati cittadini dediti al mutuo saccheggio, la risposta non può che essere quella. Lo sanno anche i bambini che i rimborsi spese a piè di lista sono sempre controllati da un ufficio amministrativo dove l’impiegato che le “ processa” risponde delle sue azioni a un capo che gli fa le pulci e interviene appena ha sentore che qualcuno faccia il furbo.

Invece, nella organizzazione regionale non esiste un organismo, autonomo dai partiti, che sotto la propria responsabilità, controlli e metta il visto “OK si paghi”  sulle note spese dei consiglieri. Nessuna organizzazione al mondo potrebbe reggere un sistema dove non esiste un controllo sulle spese sostenute dai dipendenti. SI, dipendenti perché i consiglieri regionali ricevono un trattamento retributivo con alcune garanzie, vedi la liquidazione, che sono offerte a chi lavora sotto padrone. Delle due l’una o sono politici o impiegati. Invece in questo adorabile paese succede che il consigliere regionale goda i vantaggi del dipendente mantenendo la peculiarità del politico, che si riassume in una attività quotidiana mirata a farsi rieleggere con note spese a carico della collettività.

Il sistema funziona proprio così ed è diventato esplosivo con la seconda repubblica del… Grande Caos. In tre mesi abbiamo visto uno spettacolo tragicomico a metà fra l’orrore Granguignolesco di alcuni protagonisti e la involontaria e disinvolta comicità Arlecchinesca di altri, mentre la Guardia di Finanza sequestrava carte negli uffici regionali e i Pubblici Ministeri dirigevano il traffico nelle carceri.

Ma l’aspetto che più inquieta non è lo sperpero di denaro. E’ sufficiente eliminare il rimborso delle spese di “ lavoro” ai consiglieri, e dopo quel che è accaduto e visto la natura delle medesime, sarebbe una decisione da prendere subito, e il rimedio sarebbe immediato. Preoccupa, invece, che i fatti siano accaduti in totale assenza dello stato centrale in omaggio al mito del Federalismo.

E’ come se il management di una grande azienda, la Fiat o l’IBM non sapesse cosa fanno le controllate in Brasile o in Spagna. Siate certi che le policy e i protocolli emanati dalla casa madre, sono applicati in tutti i Paesi. Allo stesso modo nelle Nazioni che sono approdate al modello Federale, l’organizzazione dei processi burocratici e l’incidenza percentuale delle tasse pagate che rimangono sul territorio, non sono scelte frutto di improvvisazione o di una momentanea vittoria politica di questo o quel partito, ma nascono dalla volontà comune dei cittadini rappresentata dallo Stato Nazionale.

Intanto nel paese del Grande Caos avanza l’idea del Grande Nord, che fa pendant con il Grande Sud. Speriamo di vedere presto il Grande Centro. Potrebbe funzionare l’Italia Una e Trina? Sarebbe la soluzione per licenziare i Grandi Frenatori, espressione che definisce i vertici apicali della burocrazia di primo e secondo livello, e rendere più agile il sistema paese; ma ad una condizione: che sia espressione della volontà popolare di tutta la nazione. Al contrario se capitasse che le macro regioni sorgessero per volontà locale vedremo in un futuro non lontano, i 60 milioni di italiani su una grande barca a remi, ognuno con il suo bravo legno in acqua che rema con affanno. Vedremo la barca francese, e poi quella tedesca e quella inglese che corrono veloci; ogni vogatore segue lo stesso ritmo e sopratutto segue la medesima direzione. La barca italiana fa grandi spruzzi, si muove pochissimo perché ognuno rema per conto suo. E poi, no questo no, non voglio vederlo!, i vogatori sono in piedi e se le danno di santa ragione.

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