Contributi

Diversità, Differenza

di Francesco Varanini 19 maggio 2013

La radice wert ci parla del ‘volgere’: sanscrito vártate, ‘volgere in senso verticale, come ruota del carro’; tedesco werden, ‘divenire’.
Di qui il latino rustico versare: il giro dell’aratro alla fine del solco. Ecco il versum: dal giro dell’aratro si passa alla linea tracciata sulla terra, e quindi alla riga scritta.
Più ampio, nel latino classico il senso di vertere: ‘volgere’, rivolgere’, ‘voltare’, ‘cambiare’, e anche ‘abbattere’, ‘rovinare, .
Il prefisso dis- ci parla di ‘separazione’,‘direzione in senso opposto’,‘dispersione’. E quindi divertere. Il prefisso de- ci parla di ‘allontanamento’, ‘movimento dall’alto in basso’. E quindi devertere. Il senso dei due verbi si sovrappone. Diverteredevertere sta innanzitutto per ‘volgere altrove’, ‘svoltare in un’altra direzione’, ‘prendere un’altra strada’, ‘deviare’. Il senso poi si allarga: ‘fermarsi in un luogo’, ‘ritornare’.
Ma allo stesso tempo il latino ci offre, con un senso preciso, diversus: ‘diverso’, ‘rivolto in altra direzione’, ‘opposto’, ‘contrario’, ‘nemico’, ‘isolato’, ‘perplesso’, ‘incostante’. E diversitas: ‘differenza’, ‘opposizione’, ‘contraddizione’, ‘opinione contraria’.
Di qui il divortium ‘separazione’, e anche il nostro divertimento, ‘distogliere dalle preoccupazioni’.
La radice bher sta per ‘portare’: abbiamo così il sanscrito bhárami, il greco phero, e il latino ferre: ‘portare’, appunto’, ma anche ‘produrre’, ‘presentare, ‘sostenere’, ‘reggere’, e ancora: ‘sopportare’, ‘tollerare’, ‘dire’, ‘mostrare’.
Se anteponiamo il prefisso dis- abbiamo differre: ‘portare qua e là’, e quindi: ‘rinviare’, ‘distinguersi’, ‘differenziarsi’.
Ma il latino differentia, più che formato sul verbo differre, sembra essere un puro calco del greco diaphorá. C’è quindi una aggiunta di senso rispetto a quanto suggerisce il latino. Perché a phorá, astrazione di phero, ‘io porto’, si antepone dia, che sta per ‘attraverso’.
Sta qui ciò che sottilmente distingue la diversitas dalla differentia.
Entrambi i concetti ci parlano di movimento. Ma la diversità ci fa pensare a un movimento che -se pure contempla un possibile ritorno al punto di partenza- ha una una evidente direzione. Il movimento separa, allontana. Una via è diversa da un altra; un solco del campo, un verso, saranno sempre diversi da un altro solco, un altro verso. La differenza ci parla invece di un movimento senza una precisa meta, un continuo spostamento rispetto a ciò che potremmo aspettarci, un vagare qua e là.
La diversità stabilisce un confine. La differenza continuamente lo attraversa.

(Tratto da: Francesco Varanini, Nuove parole del manager. 113 voci per capire l’azienda, Guerini e Associati, 2012)

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