Contributi

Artigiani e Piccoli Imprenditori come persone. Le conseguenze della crisi 2007-2012 sugli atteggiamenti e sulle motivazioni

di Francesco Varanini 11 luglio 2013

Lo scopo di questa ricerca

Lavorare è usare le proprie capacità per guadagnarsi da vivere. Lavorare è fare cose utili. Si lavora con uno scopo: costruire oggetti, offrire servizi. La scelta di vita dell’artigiano e del piccolo imprenditore si fonda su questi principi.

Si tratta però di principi oggi contraddetti da diversi modelli di successo: speculazione finanziaria, disinteresse diffuso per le attività produttive, culto della ricchezza slegata dal lavoro, prevalenza dello spettacolo, della mera apparenza.
Già questo è fonte di spaesamento e di difficoltà personali per artigiani e piccoli imprenditori, legati ai propri valori, valori che sembrano essere sempre meno apprezzati.

A questo cambiamento culturale si sovrappone, in modo drammatico, la recente crisi.
Facendo data, grosso modo, a partire dal 2007, a livello globale ed in modo speciale in Italia, la situazione di mercato, economica, finanziaria, politica, fiscale, è mutata in modo rilevante.
Il mercato e il consumo appaiono in stagnazione o recessione. La situazione finanziaria vede ridursi il sostegno creditizio, il finanziamento di lungo periodo, mentre cresce il costo dei servizi. Al contempo resta alta, o cresce la pressione fiscale.
Per artigiani, microimpresa e piccola impresa la stessa normale prosecuzione dell’attività è stata messa a repentaglio. Gli spazi di sviluppo e vita futura sono stati spesso gravemente compromessi.

Altre ricerche guardano agli aspetti economici e sociali del cambiamento in atto.
CNA Milano Monza e Provincia con questa ricerca concentra invece l’attenzione sui vissuti personali di artigiani, microimprenditori e piccoli imprenditori. Si intendono osservare i mutamenti, nell’arco temporale in questione, dell’autostima, dell’orientamento al futuro, dello ‘spirito imprenditoriale’; del quadro psicologico e del complessivo stato di benessere e di salute.

Risultati della ricerca

Fase qualitativa

L’identita lavorativa

Mestiere

L’identità personale dell’artigiano e del piccolo imprenditore è strettamente, originariamente legata ad un mestiere. Un ‘saper fare’ pratico, che implica la manualità, la profonda conoscenza di un’‘arte’. Un ‘saper fare’ concreto, che implica un’idea di progetto, ma progetto sempre legato alla realizzazione di un’opera.

La parola stessa di rimanda all’idea di ‘ministero’, ‘servizio’, ma anche all’idea di ‘mistero’. Si tratta al contempo di qualcosa che ‘è bello fare’, ‘è necessario fare’, ‘è doveroso fare’.

Artigiani e piccoli imprenditori hanno costruito la propria identità a partire dal mestiere – appreso salvo eccezioni in anni giovanili.

Alla profonda conoscenza del mestiere si lega la costruzione dell’identità personale. Parlare del mestiere è parlare della storia familiare e della propria formazione.

Il valore del mestiere è fondamento etico.

Una manualità pazzesca”.

Una finezza di tocco”.

Mio padre era falegname. Ma sapeva fare di tutto: lavorare in officina, lavorare la plastica. I genitori influenzano. Quando andavo al liceo facevo anche il muratore. Mi piaceva fare le cose con le mani, lasciare traccia”.

Stavo male, allora mi sono messo a smontare biciclette. Darsi da fare con le mani aiuta. Ha una sua funzione terapeutica.”

La perfezione nell’artigianato deve avere irregolarità codificate, che rientrano nell’assetto armonico. Equilibrio nelle irregolarità.”

Nell’uso degli strumenti, per anni procedo migliorando, affinando. Ogni tanto faccio un salto. Allora affinare non serve più. Ma se non avessi affinato non avrei fatto il salto.”

Gli anziani tolleravano di più, l’imperfezione manuale è ovvia.”

Dal mestiere al lavoro

A partire dalla profonda educazione al mestiere si costruisce il complessivo atteggiamento di fronte al lavoro. Dalla conoscenza del mestiere discende la cultura del lavoro, fatta di dedizione, attenzione, impegno.

Si diventa imprenditori per rendere possibile la piena esplicitazione di delle proprie abilità, implicite nel mestiere.

Attraverso il lavoro si creano le relazioni sociali.

I genitori dicevano: lavora che ti passa”.

Rendersi consapevoli di quello che si sa. Trasmettere la propria sapienza.”

Il mondo artigianale e della vita erano prossimi. Nel cortile c’erano case e botteghe. Questo era importante per gli artigiani e per la gente.”

Il bambinetto che vive qui vicino mi viene a salutare. Mi fa bene. Fa bene all’amor proprio dell’artigiano.”

Lavorare in spazi attigui, con persone che fanno un lavoro diverso dal mio, fa star bene”.

Uso del tempo

Se si vede nel mestiere, e nel lavoro legato al mestiere, la propria realizzazione, non ha senso separare il ‘tempo di lavoro’ dal ‘resto del tempo’. Il ‘tempo di lavoro’ è, nel profondo senso del termine, ‘tempo libero’, perché il lavoro libera, permette di realizzare se stessi attraverso l’opera, la creazione del prodotto, l’offerta del servizio.

Il confine tra ambito familiare e ambito lavorativo è sottile.

La gran dedizione al lavoro è fonte di piacere e di benessere.

Lavorare non mi pesa. Non ho orari. Quando devo finire un lavoro, specialmente quando sto per concluderlo, continuo a lavorare la sera fino a tardi”.

Quello che secca è stare fermi. E’ poco piacevole”.

Atteggiamento

Artigiani e piccoli imprenditori manifestano l’euforia, l’allegria, l’ottimismo di chi è innamorato del proprio lavoro. Sono mossi dall’entusiasmo: vivono come posseduti da una forza interiore. L’entusiasmo si manifesta come stato di esaltazione: fervore ideativo, ricettività per gli aspetti positivi degli eventi e dell’ambiente circostante, tendenza ad interpretazioni ottimistiche. L’esaltazione potrebbe portare ad un agire disordinato – ma è invece costruttiva, perché è mitigata, sorvegliata dalla cultura del lavoro fondata sul solido legame con il mestiere. L’artigiano ed il piccolo imprenditore sono sempre vicini alla realtà, al ‘fare pratico’, sono all’opera, tendono ad uno scopo evidente, ben visibile.

Quando c’è la passione non c’è la fatica. Diventa un allenamento.”

Tutti i giorni cerchi qualcosa. Se ti rassegni hai finito di vivere.”

Lo stress è il meccanismo che serve a portare al massimo la performance”.

Ero entusiasta. Ero contento. Ero ancora tranquillo”.

Dentro la crisi

Crisi di sistema

Artigiani e piccoli imprenditori conoscono e dominano il mondo con gli strumenti appresi apprendendo il mestiere. Si legge il mondo con le metafore del mestiere.

Ma la ‘religione del mestiere’, la ‘cultura del lavoro’, la ‘centralità della produzione’, non sono più valori incontestati. Il riconoscimento sociale sembra premiare più chi si arricchisce che chi lavora per uno scopo.

Ai cambiamenti sociali, economici e culturali di lungo periodo -globalizzazione, ingresso nel mercato di nuovi paesi produttori- si sovrappone, in anni recenti -guardiamo all’arco tra il 2007 ed oggi- la repentina crisi. Viene meno il trend di crescita. Crolla la produzione. Diminuisce il sostegno del sistema bancario.

Stiamo vedendo e vivendo una crisi senza precedenti. L’acqua è calda, se scotta viene via la pelle.”

Il clima si avvelena. Se i clienti non pagano i fornitori non si può andare avanti.”

Un muro dappertutto. Non posso combattere con un muro”.

Crisi di valori

La tendenza all’euforia, la disponibilità all’entusiasmo, il personale orientamento ad andare oltre ogni ostacolo, sono fonte di benessere psicofisico all’interno di un quadro di buone regole, di ragionevoli garanzie istituzionali, ed in presenza di un trend economico orientato alla crescita, o per lo meno stabile.

Ma negli anni recenti tutto questo -, tenuta della domanda, cornice istituzionale tale da garantire regole certe- è venuto a mancare.

Gli anni recenti appaiono agli occhi di artigiani e piccoli imprenditori, oltre che anni di crisi economica, anni di caduta dei valori. Viene svalutato, negato, ciò in cui si crede. Il mondo che si ha intorno contraddice il personale senso di giustizia di chi vive del proprio mestiere e del proprio lavoro.

Il contesto che aveva garantito il benessere psicofisico di artigiani e piccoli imprenditori sembra essere venuto meno.

Non è solo che manca equità. Proprio non ci sono regole”.

Classe dirigente troppo sfacciata. Mercenari.”

Non è stato fatto niente mirante a migliorare la situazione italiana”.

Continuano a spremerci… Torniamo all’uomo della caverna che ti porta via l’osso. I politici hanno un egoismo talmente cieco…”

Io sono un imprenditore onesto. Ma il prelievo è costante a prescindere da quello che l’imprenditore riesce a fare.”

Ci sono molti che se ne approfittano. Molti, giustificati dalla necessità non si tirano indietro all’abbassare l’asticella etica. Ci sono quelli costretti e quelli che fanno i furbi.”

Il paese ha voglia di farcela da solo, ma… Basterebbe che lo Stato desse il buon esempio se fosse efficiente, onesto. Efficienza del sistema, questo cambierebbe la situazione.”

Crisi personale

Artigiani e piccoli imprenditori non hanno perso la loro forza, ma questa forza ora non basta più. Nel contesto che oggi hanno intorno, risulta difficilissimo garantirsi da soli il benessere psicofisico.

Il benessere di artigiani e piccoli imprenditori si fonda sul dominio del mestiere e sulla dedizione al lavoro. A loro piace lavorare, desiderano lavorare, ma il loro agire appare ora loro non solo punito dalla scarsa domanda, ma anche privato del riconoscimento sociale di cui prima godeva.

Prima il lavoro riempiva piacevolmente le loro giornate, mentre ora c’è sempre meno lavoro da fare. Artigiani e piccoli imprenditori soffrono da sindrome da carenza di lavoro, quando non da astinenza.

Si va avanti facendo affari anche minuscoli. Ho mandato campioni gratis al cliente.”

Se il telefono non suona è terribile”.

Alle sei del mattino, c’è tanto lavoro, o ce n’è poco come ora, apro. Perché lo faccio? La mia vita è questa. Non posso dire ‘chiudo e vado a lavorare all’Esselunga’”.

Prospettive non ne ho. Cosa sto aspettandomi dalla vita: niente. Ho 50 anni. La prospettiva che ho di fronte è sopravvivere. Sono anestetizzato. In stand by.”

Quello che mi fa paura è di non avere più il mio lavoro, diventare l’impiegato di me stesso”.

Ansia di essere arrivati vicini a non avere lavoro”.

All’artigiano e al piccolo imprenditore piace raccontare la propria storia, che è al tempo stesso storia personale e storia della propria attività. Attività centrata sulla profonda conoscenza di una tecnica, di un mestiere. Attività che si è snodata lungo una vita di lavoro. Parlare di questa storia, è parlare del presente e del futuro.

Ma oggi, in seguito alla discontinuità che si è verificata attorno al 2010, questo artigiano e questo piccolo imprenditore non possono più raccontare con il piacere di prima questa storia. C’è di mezzo il dolore di una mancanza, l’ansia legata a una assenza. Il presente, sembra aver tolto all’artigiano e al piccolo imprenditore il buon ricordo del passato, la continuità della propria storia personale.

Domani: boh! Incertezza.”

L’atteggiamento è cambiato. Da ‘lavoriamo per un futuro migliore’ a ‘lavoriamo per non tornare indietro’. Non si riesce a restare dove si è. “

L’atteggiamento di uno che difende la posizione è sempre suicida. Ma non vediamo la possibilità. Manca l’aria. Siamo costretti a rivivere sempre la stessa situazione in un loop impossibile. Congelati. Fortunati se non si va indietro.”

Qualcosa si è rotto. E’ venuto meno il lavoro, lo scopo al quale si destinavano le proprie energie.

L’euforia, inapplicabile al presente, finisce per trasformarsi in ansia, frustrazione.

Lo stress, ora non più traducibile in performance, finisce per manifestarsi come rabbia, incazzatura. Cresce il disagio, il malessere. La depressione incombe.

La mia pressione è peggiorata tantissimo. L’umore anche. Avendo perso l’entusiasmo…”

Depressione, panico. Ti sbatti per trovare lavoro, ti sbatti da morire. Ma più ci si sbatte più ci si inacidisce.”

Siamo incazzati, non positivamente stressati.”

Cerco di mantenermi attivo, proattivo, nonostante tutto. Cerco di far diventare strumentale il mio rapporto con il lavoro. Lo faccio perché devo pagare la bolletta, non perché mi piace.”

L’orgoglio frustrato dalla mancanza di riscontri, il sentirsi vicini al fallimento, genera vergogna e umiliazione. Parlarne a chiare lettere non è facile. Nei colloqui inddividuali il tema emerge nelle pieghe del discorso, nel tono complessivo. La riflessione si fa esplicita parlando di persone e casi conosciuti. Di fronte a queste persone e a questi casi si sottolinea con forza l’importanza di un aiuto, di un sostegno, che può venire solo da chi capisce veramente, gli altri artigiani e imprenditori. E’ in fondo, un aiuto che si vorrebbe anche per sé.

Ho vissuto questa esperienza in famiglia. Mio padre è fallito. Lui occultava tutto per vergogna”.

Parlando della rottura, della discontinuità nella vita personale, della situazione che si sta vivendo ora sul lavoro, ricorre l’analogia con la fine di un rapporto d’amore.

Si prova ora lo stesso senso di abbandono, di dolorosa solitudine.

Questa situazione mi ricorda i tempi della separazione, la fine del mio primo matrimonio. Periodo di ansiolitici.”

Ho fatto un percorso psicologico quando era morta la mia fidanzata”.

Mi sono sposato nel 2006. Se avessi immaginato come andavano le cose, non l’avrei fatto”.

Anche l’equilibrio sottile tra famiglia e azienda è messo in discussione.

In casa, è diventata un’atmosfera invivibile, litighiamo”.

Ero sempre andato d’accordo con la moglie ma oggi lei difende il figlio contro di me.”

Sono sul limite del fallimento. I figli sono molto nervosi. Mi accusano di averli abbandonati.”

In questi casi di fallimento dell’azienda c’è una devastazione dietro: crisi con la moglie e con i figli”.

La pesante situazione presente, e l’incertezza del futuro, portano alla luce, nel corso dei colloqui individuali, metafore di morte.

L’ho accompagnata in una delle infinite visite mediche, dura da anni questa storia ‘E’ l’ultima volta che ti accompagno, nessuno può aiutarti se tu non ti guardi dentro e non cambi vita’.

Il problema nasce in lei, un medico ha detto ‘E’ morta dentro’”.

Stanchezza. Energie vanno per stare a galla e non per andare verso l’isola. Lo stare a galla consuma tutte le energie. Dopo un po’ muori.”

Le imprese diminuiscono, perché gli imprenditori vanno in pensione, falliscono, muoiono, perché si suicidano… non c’è ricambio.”

Si tratta di sopravvivere. Se si lasciano andare le cose così si aspetta solo la morte.”

Mia moglie mi dice: ‘Questa donne, le mogli di imprenditori che si sono suicidati, dicono che non avevano pensato mai che i mariti potessero suicidarsi’. Momenti penosissimi. Mi dice: ‘Non è che stai pensando di suicidarti?’”.

Se un malato terminale si suicida non lo condanniamo. Se vediamo uno che non ha più niente, che non ha speranza il suicidio sembra l’unica via d’uscita. Io non ci sono ancora, non credo che arriverò a questo punto, ma capisco bene.”

Non è solo l’andamento del mercato; ora lavoriamo con il freno a mano.”

La metafora dell’essere costretti a muoversi nella nebbia propone una stimolante sintesi del vissuto di artigiani e piccoli imprenditori.

Interessante notare come la narrazione rimanda all’idea del desiderio. De sidera, ‘privati delle stelle’. Le stelle guidano il viandante. Ma le nuvole scure negano la possibilità di vedere le stelle: e quindi la possibilità di inferire dalle stelle la rotta, o di trarre dalle stelle gli auspici.

Il de sottrattivo ci narra dell’impossibilità. Ma proprio dall’impossibilità immediata, dalla carenza, nasce ciò che abbiamo imparato a chiamare desiderio. Ciò che non può essere visto, può essere immaginato. Non resta che desiderare: agire come se le stelle fossero ben visibili, come se le stelle ci rassicurassero e ci indicassero la strada.

Ora siamo soli, soli nella nebbia. Una volta era piacevole: prateria sconfinata, sole all’orizzonte, avventura. Ma nella nebbia, ora, non si sa. Può esserci un orso, un lupo. E’ molto più faticoso. Non quella bella fatica legata allo sforzo. Una fatica che sembra vana, priva di scopo.”

Come guardare avanti

Difficile per l’artigiano e per il piccolo imprenditore fare autocritica: non è dato modo di capire dove, e se, si è sbagliato. Facile invece vedere responsabili esterni: governo, politica, finanza, grande industria, globalizzazione.

Non aiutano a ‘star bene’ né la delusione per la propria situazione; né la rabbia verso attori sociali -che pure hanno effettivamente gravi colpe-.

Anzi, per questa via si rischia di avvitarsi in una spirale di rimpianto e di rancore.

Mi guardo allo specchio: almeno non ho fatto danni, mi dico. In genere intorno a me vedo un notevole imbarbarimento.”

C’è la giusta aspettativa di un quadro di regole più giuste e più certe. Si tratta di una domanda rivolta alla politica, alle istituzioni, ai partiti. Non si è disposti però ad accettare una volta di più parole vuote.

La sfiducia nel concreto manifestarsi di questo sostegno fa sì che la speranza nel futuro -speranza che non muore- si fondi su possibili iniziative nascenti da singoli artigiani e imprenditori, da reti, strutture associative.

Volete spiegarci cosa cazzo state facendo?”.

Nessuno va in televisione e spiega”.

Se qualcuno ci dicesse qualcosa, continuerei a fare con più tranquillità quello che faccio”

Sono tempi infami e nessuno ci fa vedere la terra promessa”.

Abbiamo bisogno di essere educati, di avere informazioni”.

Appare importante evitare -oggi, nel momento in cui siamo immersi nella crisi- evitare di guardare avanti immaginando che tutto possa tornare come prima.

Si deve accettare il dato di realtà: ci stiamo muovendo in una nebbia caliginosa: difficile vedere dove stiamo andando, solo rari sprazzi di luce ci permettono di vedere a tratti, lontano, l’orizzonte.

Ci si deve sostenere reciprocamente a vivere questa situazione. Solo così la carica di speranza, che nonostante tutto non è venuta meno, può essere usata costruttivamente.

Qui sembra stare il primo ambito in cui è importante agire: ‘lavorare sul presente’, offrendo ad artigiani e piccoli imprenditori relazioni d’aiuto, sostegni e occasioni per rivedere -anche attraverso un sguardo esterno- la propria posizione.

Ci vogliono meno carte e più formazione. La microimpresa non è certificabile. Ci vogliono gli esami di inizio attività e la formazione permanente.”

Non dimenticare la dimensione umana, siamo persone, non numeri.”

Al di là della crisi della singola azienda, dobbiamo salvaguardare il patrimonio di conoscenze”.

Rischiamo di perdere il nostro vero patrimonio: capacità, stile artigianale”.

In particolare si considera importante una azione di sostegno, di pronto intervento, di fronte ai casi estremi. Gravi crisi personali, situazioni di fallimento. L’umiliazione e la vergogna sono pesi troppo difficilmente sopportabili – tanto che non se ne riesce a parlare.

In questi casi, qualcuno ricorda come l’intervento positivo sia possibile solo attraverso il coinvolgimento diretto di artigiani e piccoli imprenditori.

Uno può sbagliare. Uno può fallire. Non per questo deve sentirsi umiliato”.

Abbiamo direttori di banca che insultano le famiglie. Roba impressionante”.

Una situazione come quella degli Alcolisti Anonimi. ‘Sono fallito’… poterne parlare a chi capisce, dove nessuno giudica. A questo punto è un attimo intervenire, andando a schiacciare due o tre tasti giusti. A quel punto possono intervenire tecnici che prendono in mano le cose, avvocati da un lato, commercialisti dall’altro”.

Una possibile via d’uscita dall’attuale situazione vissuta da artigiani e piccoli imprenditori può esser vista negli atteggiamenti di una nuova, ancora minoritaria, figura emergente. Artigiano della conoscenza, imprenditore di se stesso, piccolo imprenditore. Totalmente slegato dalla cultura del mestiere, fonda la convinzione in sé stesso su capacità imprenditoriali fondate sulla pura capacità di rischiare e di innovare.

E’ capace di muoversi rapidamente, su fronti diversi, cambiando magari del tutto attività, in modo discontinuo, per tentativi ed errori. Capace di guardare -attraverso il World Wide Web, attraverso la conoscenza di lingue straniere- allo scenario globale.

Credo molto alle capacità degli italiani. Genetica capacità di inventare soluzioni.”

I giornali non danno mai notizie positive. Io ne rido. Per me è una crisi pilotata.”

Io ancore non ne voglio. Ho l’adrenalina addosso. Se questa cosa non funziona, pazienza. Ne proverò un’altra.”

Non si può più starsene chiusi nelle proprie quattro mura ad aspettare che il telefono suoni. Bisogna viaggiare all’estero.”

Il problema dell’artigiano è che non ha un banalissimo sito Internet: è una bomba, se usato bene.”

La gente che dice: ‘Sono depresso’… I pessimisti non voglio dire che non mi piacciano; diciamo che non li capisco,”

Non ho radici. Sono un albero che può crescere dovunque. Ogni due o tre mesi mi devo reinventare”.

Mollare no, Non mollo. Vado all’estero, da un altra parte”.

Un’altra possibile via d’uscita -non necessariamente alla precedente, ma forse anzi complementare- sta nel risalire alle radici del mestiere, fonte di sicurezza e identità. Non conta, in questa ottica, il mestiere in sé, conta l’estrema, raffinatissima abilità manuale.

Si tratta di valorizzare la grande differenza tra l’opera frutto dell’abilità manuale, con cura, e il lavoro ‘fatto in serie’. Si tratta allo stesso tempo di far uscire questa abilità manuale da un qualsiasi ambito specialistico, strettamente legato ad un singolo mestiere. Chi sa fare una cosa con le mani, sa farne altre.

Si tratta quindi di mantener vivi scambi di conoscenze tra artigiani, con lo scopo di coltivare la crescita dell’‘arte’, ma anche con lo scopo di far emergere scambi fruttuosi -spesso inattesi- tra arte ed arte.

Si tratta di rivalutare -in ambito scolastico e formativo, ma anche come immagine rivolta all’opinione pubblica e al mercato- la cultura della manualità, il virtuosismo di chi sa fare cose a partire dal nulla.

Si tratta di mostrare la bellezza del ‘far le cose con le mani’, cogliendo in questo l’italianità, il vero nucleo della cultura umanistica.

Capita che gli artigiani siano troppo specialisti. Qualcuno non sa uscire da un ambito specialistico”

I salti nella tua capacità, nell’uso degli strumenti, li fai chiacchierando con altri. Stare nel proprio buco non è fruttuoso. La comunicazione tra artigiani è basilare.”

Un buon artigiano deve leggere libri. Un buon intellettuale deve lavare piatti. E’ una cosa che fa bene”.

L’identificare la propria vita con il lavoro è un valore di inestimabile ricchezza. Ma nel momento in cui il mondo del lavoro cambia in modo profondo, i termini dell’identificazione debbono essere ripensati, vissuti in modo differente. Solo così artigiani e piccoli imprenditori possono ‘star bene’, dar senso alla speranza che nonostante tutto non muore, guardare serenamente al futuro.

Tutto questo, nessuno può farlo da solo.

Vorrei anche assumermi responsabilità, ma non si sa che responsabilità assumersi. Anche volendo rischiare… Rispetto a tempi passati oggi buttarsi è diverso. Non si sa in che direzione andare.”

“Come raccontarlo ai giovani? Come raccontare loro il bello dell’impresa? Nebbia, sabbie mobili… Come dire loro, ai giovani: comunque ti consiglio di farlo?”

Da solo quando sei in depressione non te la cavi. Lo sguardo di qualcun altro è indispensabile. La nicchiettina è la decadenza finale.”

Fase quantitativa

I vissuti e gli atteggiamenti emersi nella fase qualitativa, sono stati misurati e dettagliati nella fase

 

TAV. 1

Da quando si sono sentiti i morsi della crisi?

TOT.

Prima del 2007

8,6%

Dal 2007

5,4%

2008

17,8%

2009

18,9%

2010

28,1%

2011

15,1%

2012

3,8%

Mai

2,2%

La sensazione di una crisi incombente ha un andamento crescente dal 2007 (5,4%) al 2010 (28,1%). Dopo il 2010 la situazione negativa appare stabilizzata, senza miglioramenti.

TAV. 2

Come vive l’attuale situazione di lavoro?

(% di quanti sono molto d’accordo con ciascuna frase)

 

TOT.

Non posso permettermi di ammalarmi

63,2%

Io tengo duro e vado avanti comunque

48,1%

La crisi tira fuori il meglio di noi: ci costringe a darci da fare

35,7%

Inutile fermarsi troppo a pensare, bisogna correre

31,4%

Guadagno meno dei miei dipendenti

29,2%

Sono costretto a vivere da sconfitto eppure non è per causa mia che si è creata questa situazione

29,2%

Ho passato altre crisi, posso farcela anche con questa

25,9%

Lavoro e non sono pagato

22,2%

Ti sbatti da morire per trovare il lavoro, più ti sbatti più sei in ansia, più sei in ansia meno riesci ad ottenere risultati

18,4%

Lavoro non c’è, non suona il telefono per settimane

14,6%

Non ho niente da far fare a chi lavora con me

14,1%

Devo mettere in cassa integrazione, licenziare

12,4%

Vengo ogni mattina ad aprire il cancello e non so perché: niente da fare, niente da salvaguardare

9,2%

La crisi c’è solo per chi non sa vedere una via d’uscita

4,3%

 

La crisi c’è solo per chi non sa vedere una via d’uscita4,3%

La crisi tira fuori il meglio di noi: ci costringe a darci da fare35,7%

E’ interessante notare come la prima frase trovi un grado di accordo molto basso, mentre la seconda, all’opposto, trova un buon grado di accordo.

Entrambe le affermazioni si fondano sull’atteggiamento tipico di artigiano e piccolo imprenditore: l’impegnarsi allo spasimo, il ‘mettercela tutta’, la dedizione al lavoro.

Ma a ben guardare le due frasi parlano di due opposti modi di fare i conti con la propria identità e la propria autostima.

La prima affermazione appare ai più come non condivisibile allontanamento dai dati di realtà.

Questa non è una crisi passeggera. C’è un cambiamento profondo di cui prendere atto. Difficilmente si può sostenere di aver vissuto precedentemente situazioni come questa. C’è un cambiamento strutturale, profondo, che ha aspetti ignoti, che non può essere letto semplicemente facendo riferimento ad esperienze passate. Perciò non si ritiene giusto assumere rigidamente che la via d’uscita esiste, e che noi stessi siamo in ogni caso la causa del nostro insuccesso. Di fronte alla situazione che si sta vivendo, non si ritiene giusto colpevolizzarsi. Non tutto dipende da noi. Non possiamo ‘venirne fuori’ da soli.

La seconda affermazione, invece, parla di un atteggiamento costruttivo. La situazione ci spinge a tirar fuori il meglio da noi stessi. Artigiani e piccoli imprenditori sono disposti a farlo.

Ma resta difficile capire ‘cosa fare’. Il nostro aggettivamento positivo non basta. Servono spazi di possibilità, servono sostegni e spinte. Possiamo fare, ma non possiamo fare tutto da soli.

Io tengo duro e vado avanti comunque” 48,1%

Inutile fermarsi troppo a pensare, bisogna correre” 31,4%

Ho passato altre crisi, posso farcela anche con questa” 25,9%

Si esprime qui un atteggiamento ‘duro’. Ci si deve chiedere se le ammirevoli affermazioni di principio -‘tengo duro e vado avanti comunque’, ‘posso farcela anche questa volta’, ‘bisogna correre’- non nascondano un atteggiamento difensivo. Di fronte a ciò che genera ansia si preferisce non vedere. E’ vero che si sono attraversate altre crisi, ma sono gli intervistati a dire che questa non è una crisi paragonabile ad altre già vissute. Nel caso serva cambiare strada, può darsi non basti correre.

Non posso permettermi di ammalarmi” 63,2 %

Ti sbatti da morire per trovare il lavoro, più ti sbatti più sei in ansia, più sei in ansia meno riesci ad ottenere risultati” 18,4%

Qui si accetta invece di guardare alla propria debolezza.

‘Non posso permettermi di ammalarmi’ è un grido di dolore. Il non potersi permettere di ammalarsi è ammissione di come la situazione che si è costretti a vivere minaccia, ed anzi mina la propria salute.

Artigiani e piccoli imprenditori sono abituati a provare soddisfazione sobbarcandosi pesanti carichi di lavoro e grandi rischi. Ma nella situazione che oggi si trovano a vivere, il carico di solitudine e di ansia è particolarmente pesante. La situazione impedisce di star bene. Impedisce di pensare lucidamente.

Sono costretto a vivere da sconfitto, eppure non per causa mia si è creata questa situazione” 29,2%

Guadagno meno dei miei dipendenti” 29,2%

C’è qui la percezione del peso materiale che artigiani e imprenditori sono costretti a sopportare. Ci si sente costretti a portare pesi di altri. Pesano sulle nostre spalle le conseguenze di errori che non abbiamo commesso.

Il senso di responsabilità, l’etica del lavoro, che meriterebbero un premio, sono invece compensati con una punizione.

Difficile ammettere tutto questo. Ma l’ammetterlo appare utile per cercare una via d’uscita.

TAV. 3

Quali sensazioni prova?

(% di quanti sono molto d’accordo con ciascuna frase)

TOT.

E’ dura lavorare senza soddisfazioni

48,6%

Mi rifiuto di cedere

46,5%

Stiamo sopravvivendo, non vivendo

44,3%

Questa situazione è una sfida e la voglio vincere

40,5%

Un tempo l’incertezza era una sfida stimolante, oggi il quadro generale rende l’incertezza insopportabile

37,8%

Viene fuori il peggio di noi: qualcuno approfitta della situazione, ignorando ogni regola

35,7%

Penso a quello che ho realizzato in passato, mi faccio forte di questo

33,5%

Non posso fare a meno di chiedermi: cosa farò dopo?

30,8%

Temo che uccidano lo spirito che ho dentro

26,5%

Provo una grande stanchezza: lo stare semplicemente a galla consuma tutte le energie

26,5%

Siamo come nella nebbia, solo ogni tanto uno sprazzo di luce

25,9%

Si perde la voglia di darsi da fare, tanto si prendono mazzate comunque

21,1%

Essere costretti a vivere e lavorare così, è come morire

18,4%

Sono costretto a vivere da sconfitto, eppure non credo di avere colpe

16,8%

Lo stress normalmente porta al massimo le performance, ma ora non siamo stressati, siamo arrabbiati e sfiduciati

16,8%

Difficile trovare il coraggio per ammettere di essere in questa situazione

16,2%

Bisogna prepararsi al fallimento, mettere a posto i bilanci

11,4%

E’ dura lavorare senza soddisfazioni48,6%

Lo stress normalmente porta al massimo le performance, ma ora non siamo stressati, siamo arrabbiati e sfiduciati” 53%

Un tempo l’incertezza era una sfida stimolante, oggi il quadro generale rende l’incertezza insopportabile” 37,8%

Siamo come nella nebbia, solo ogni tanto uno sprazzo di luce” 25,9%

Provo una grande stanchezza: lo stare semplicemente a galla consuma tutte le energie” 35,1%

Mentre prima -in un quadro e sociale, politico più stabile e rassicurante; dentro un trend economico orientato alla crescita- gli atteggiamenti personali centrati sulla dedizione al lavoro e sulla profonda conoscenza di un mestiere erano fonte di successo, ora, di fronte alla situazione presente, i riscontri sono negativi, sconfortanti.

La vita vissuta sembra quasi troncata, priva di un futuro caratterizzato dalla continuità. L’esperienza accumulata sembra essere adesso inutile e inefficace.

Fatica, pesi, difficoltà erano compensate dai risultati. Oggi i risultati mancano, non c’è soddisfazione. Così la fatica e i pesi gravano in modo difficile da sopportare.

Prima la totale dedizione al lavoro, lungi dall’essere fonte di stanchezza, era fonte di nuove energie. Oggi invece il solo ‘stare a galla’ costa una fatica enorme, lascia spossati.

Stiamo sopravvivendo, non vivendo” 44,3%

Temo che uccidano lo spirito che ho dentro” 26,5%

Essere costretti a vivere e lavorare così, è come morire” 18,4%

Metafore di vita e di morte sono largamente emerse nei colloqui personali.

Il credere in se stessi, la forza interiore, hanno portato ad essere artigiani ed imprenditori. La vita di artigiani ed imprenditori ha poi alimentato ulteriormente energie vitali ed autostima.

Si comprendono molto bene le scelte drammatiche ed autodistruttive di chi arriva al limite, supera il limite, ‘non ce la fa più’.

Penso a quello che ho realizzato in passato, mi faccio forte di questo” 33,5%

Non posso fare a meno di chiedermi: cosa farò dopo?”30,8%

L’atteggiamento di fiducia in se stessi, l’orientamento a fare, non viene meno. Ma di fronte alle crescenti difficoltà ed al contesto ostile cresce veramente il timore di veder spegnersi questo spirito.

Ciò che valeva nel passato, non vale nel presente.

Si vede a rischio il proprio equilibrio. Si pensa a cosa si potrebbe fare di diverso – pur vedendo molto difficile immaginare una vita diversa.

Mi rifiuto di cedere” 46,5%

Questa situazione è una sfida e la voglio vincere” 40,5%

L’orgoglio spinge a non cedere. La convinzione in sé stessi, il desiderio di battersi permangono vivi. Si è però costretti ad un ‘eroismo’ particolarmente costoso sul piano personale. Con prospettive di ricompense sempre più incerte e oscure.

Tav. 4

Qual è lo stato danimo prevalente per lei?

(indichi tra questi sentimenti – massimo 3 – quelli che Lei prova di più)

TOT.

Speranza

67,0%

Rabbia

58,9%

Ansia

56,8%

Frustrazione

31,9%

Fiducia

17,3%

Umiliazione

8,6%

Vergogna

2,2%

Rabbia (58,9%)

E’ il sentimento negativo più diffuso. ‘Siamo incazzati’.

La rabbia è segno di una grande energia – che non è venuta meno. Ma ora appare sempre più difficile utilizzare costruttivamente l’energia nel lavoro.

La rabbia si accresce e diventa via via più difficile da sopportare perché difficile capire con chiarezza ‘cosa è successo’.

La rabbia è legata al vedere che chi ha maggiori responsabilità e maggiori possibilità -istituzioni, Parlamento, Governo, partiti- non fa, o fa peggiorando la situazione. La rabbia è legata al non saper cosa fare. La rabbia è legata all’impotenza.

Ansia (56,8%)

L’abbandono da parte delle istituzioni, l’incertezza del contesto globale, del quadro economico, della situazione politica, generano ansia.

Si è costretti a muoversi al buio, da soli, per tentativi, in un ambiente ostile, troppo spesso senza guide e senza supporti.

Frustrazione (31,9%)

Se ‘prima della crisi’ i propri sforzi andavano a buon fine, ora gli sforzi, i tentativi, il darsi da fare, sembrano vani.

Come la rabbia, la frustrazione si lega all’impotenza. Per quanto appaiano evidenti alcuni responsabili della situazione in cui ci si è venuti a trovare -istituzioni, politica, finanza ecc.- cresce la sensazione di essere impantanati, immersi in una situazione generalizzata, vischiosa, dove appare difficile ‘sapere con chi prendersela’ e ‘vedere una via d’uscita’.

Umiliazione, Vergogna (8,6%, 2,2 %)

Umiliazione e vergogna sono temi ampiamente emersi nei colloqui individuali, ma sopratutto riferiti a vicende di artigiani e imprenditori appartenenti al giro dei propri amici e dei conoscenti. Un giusto riserbo rende più difficile parlarne esplicitamente facendo riferimento a se stessi.

Umiliazione legata al fatto che ‘il telefono non suona’; legata al fatto che nessuno cerca il nostro lavoro; legata al dover chiudere l’attività con la quale ci si è identificati per una vita.

Vergogna legata al dover licenziare dipendenti, vergogna legata al dover accettare il fallimento.

Speranza (67%)

Forse mai durante la nostra vita si sono affrontati momenti così duri. Impossibile avere la certezza che la crisi finirà. Difficile credere che le cose torneranno come prima. Eppure la speranza, nutrita dalla forza interiore, sussiste.

La convinzione del valore della propria identità, legata ad un mestiere, confermata dall’esperienza di una vita intera, non soccombe ai colpi della crisi.

Ma per calare la speranza nel presente, per trasformarla in azione capace di creare un futuro, artigiani ed imprenditori non possono fare da soli.

Serve una rete si solidarietà, servon relazioni di aiuto, serve una buona politica, serve un quadro istituzionale. E’ questo che manca. E’ di questo che si sente la mancanza. Questa mancanza rende vana la speranza.

TAV. 5

Ha avuto conseguenze dalla crisi sul piano personale e familiare?

(% di Si per ciascuna frase)

TOT.
Avuto riflessi negativi sul mio stato di salute 35,7%
Ne hanno risentito i rapporti tra moglie e marito 27,6%
Mi ha dato nuove energie 22,7%
Ne hanno risentito i rapporti con i figli 20,0%
Si sono ammalate anche le persone più forti 16,8%
Ci sono stati riflessi negativi sullo stato di salute dei miei familiari 15,7%

La situazione di questi ultimi anni ha avuto riflessi negativi sul mio stato di salute36,7%

Ne hanno risentito i rapporti tra moglie e marito27,6%

Si sono ammalate anche le persone più forti16,8%

Difficile superare il pudore e parlare di questi argomenti. Più facile parlarne raccontando i casi di amici e conoscenti.

Difficile ammettere di fronte a se stessi che proprio il lavoro, ciò che fa star bene, si trasforma in fonte non solo di generale malessere, ma di malattia.

Eppure, andando al di là della difficoltà, si ammette la connessione.

Non a caso, nei colloqui individuali -con intervistati uomini- emerge più volte l’analogia tra la situazione ora vissuta nel lavoro e situazione vissuta quando si è rotto un rapporto di coppia. Si vive il dolore dell’essere abbandonati.

Si resta incerti a proposito del ‘dove stia la cura’. Resta la convinzione, fondata sulla personale esperienza, che quando si lavora bene, ‘non ci si ammala’, ‘non c’è tempo per ammalarsi’.

Mi ha dato nuove energie22,7%

L’idea che la crisi è fonte di nuove energie resta opinione minoritaria. Ma è opinione interessante, perché parla di come le ‘energie’, le pulsioni, costituiscano un punto chiave.

L’equilibrio personale stava nel destinare le energie al lavoro. Manca ora il lavoro da fare; la situazione impedisce di destinare le energie allo scopo.

La ‘potenza’, la consapevolezza dell’artigiano e del piccolo imprenditore di ‘poter fare’ e di ‘saper fare’ cozzano contro un muro trasformandosi in impotenza. Le energie che ora risulta impossibile destinare a uno scopo si ritorcono contro le persone, generando perdita di autostima, dolore, ‘malattia’: ‘perdita di armonia’, perdita di sintonia con se stessi e con il mondo.

TAV. 6

Cosa fanno o non fanno le istituzioni e la politica?

(% di Si per ciascuna frase)

TOT.

Dà fastidio essere presi in giro

96,2%

E’ importante che ci dicano su che strada ci stanno portando

85,9%

Non solo non c’è equità, mancano proprio le regole

84,3%

Dà fastidio essere considerati dei farabutti

84,3%

Nessun rappresentante delle istituzioni ti spiega dove stiamo andando

83,2%

Non è stato fatto niente per migliorare la situazione

80,0%

Il giocattolo si è rotto e nessuno sa più come metterlo in sesto

78,9%

E’ la corruzione che ci ha annientato

77,8%

Nei telegiornali non raccontano la verità vera

75,7%

fastidio essere considerati dei farabutti84,3% fastidio essere presi in giro96,2%

C’è grande accordo nell’attribuire alla classe politica -al governo, ai partiti- gravi responsabilità. Ma ciò che più da fastidio è la ferita morale, la lesione della propria dignità, della propria serietà, della propria onestà.

Ciò che fa star male è che non solo non si vedono riconosciuti i propri valori, ma che si è addirittura considerati portatori di disvalori.

Non solo il modo di vivere e di lavorare di artigiani e piccoli imprenditori è poco conosciuto, ma si vive la sensazione di essere considerati persone che mentono, che nascondono qualcosa.

Non solo non c’è equità, mancano proprio le regole84,3%

E’ la corruzione che ci ha annientato77,8 %

Non è stato fatto niente per migliorare la situazione80 %

Il quadro istituzionale toglie fiducia. La forza interiore, la spinta personale dell’artigiano e del piccolo imprenditore appaiono ora, in questo contesto, insufficienti. Non bastano più. L’azione individuale sembra vana in questo contesto.

Difficile credere che il quadro possa migliorare. Ci si sente abbandonati e soli.

Il giocattolo si è rotto e nessuno sa più come metterlo in sesto78,9 %

E’ importante che ci dicano su che strada ci stanno portando85,9 %

Nessun rappresentante delle istituzioni ti spiega dove stiamo andando83,2%

La sensazione di essere ‘senza guida’, ‘senza governo’, senza indirizzo, genera paura, e impedisce di guardare al futuro, vanificando la fiducia e la speranza che artigiani e imprenditori coltivano nonostante tutto.

Ansia e frustrazione si motivano in gran misura con il fatto che manca il contesto necessario a rendere efficaci gli sforzi personali. Non solo ‘non ci capiscono’ e ‘non si occupano di noi’, ma ‘neanche loro sanno dove stanno andando’.

TAV. 7

Che possibilità abbiamo? 

(% di quanti sono molto d’accordo con ciascuna frase)

TOT.

La crisi si può fronteggiare se non si fa la guerra tra i poveri

69,7%

Occorre creare una rete di aiuto per sostenere chi cade vittima della disperazione

63,2%

Bisogna bastonare senza pietà i furbetti che incontriamo

61,1%

Non isolarsi: se uno è solo, è più difficile andare avanti

55,7%

Se avessi modo di credere che c’è una via d’uscita, continuerei con tranquillità a fare quello che faccio

54,6%

C’è da stringere i denti ancora di più e sperare che si possa tornare ad una attività accettabile

51,4%

La crisi è ciclica, l’importante è non spaventarsi e gestire la situazione

33,0%

Bisogna ripartire da una rete di amici

26,5%

Possiamo sempre fare cose diverse, a costo di rinunciare al proprio mestiere

19,5%

Non vedo vie d’uscita

15,1%

C’è da stringere i denti ancora di più e sperare che si possa tornare ad una attività accettabile51,4 %,Se avessi modo di credere che cè una via duscita, continuerei con tranquillità a fare quello che faccio54,6%

La speranza si fonda sulla propria capacità, sperimentata nel tempo, di sopportare pesi e sacrifici. Ma la convinzione di poter sopportare pesi e sacrifici, la consapevolezza di saper ‘stringere i denti’ resta simbolicamente legata al ‘mestiere’, che è fonte di identità e di autostima, perché è l’ambito di attività nel quale si è dimostrato, innanzitutto a se stessi, di ‘saper fare’.

Possiamo sempre fare cose diverse, a costo di rinunciare al proprio mestiere” 19,5%,

Questa opinione resta grandemente minoritaria. La propria immagine, i propri valori, la propria forza interiore, è legata ad un mestiere Difficile immaginare di ‘fare qualcosa di diverso’. Fuori dalle sicurezze del ‘mestiere’ si fatica a immaginare un futuro.

Lo ‘star bene’ è strettamente connesso al ‘lavorar bene’. Ma non al lavorare in sé. Lo ‘star bene’ è legato ad un lavoro. La salute è legata alla possibilità o all’impossibilità di poter continuare a svolgere il mestiere -l’attività lavorativa nella quale ‘ci si sente bravi’-. La consapevolezza di dominare il mestiere è la fonte della consapevolezza di dominare le difficoltà della vita.

Ove si presenti la necessità di ‘cambiare mestiere’ è necessario uno speciale accompagnamento.

La crisi si può fronteggiare se non si fa la guerra tra poveri69,7%

Bisogna bastonare senza pietà i furbetti che incontriamo 61,1%,

Attori diversi sono visti come ‘tutti sulla stessa barca’. Gli altri artigiani e piccoli imprenditori, i clienti e fornitori, si trovano nella stessa situazione. Emerge un bisogno di solidarietà e di cooperazione. Emerge anche l’importanza di standard etici esplicitati e condivisi.

In assenza di quadri di regole generali più giusti -leggi, indirizzi di governo- non resta come via d’uscita che la solidarietà e la cooperazione tra pari.

Si sottolinea la necessità di prendere le distanze, fino a denunciarne pubblicamente l’atteggiamento, da chi approfitta della situazione, adottando comportamenti disonesti, che peggiorano il mercato e proiettano una immagine negativa sugli onesti.

Non isolarsi: se uno è solo, è più difficile andare avanti56,7%

Occorre creare una rete di aiuto per sostenere chi cade vittima della disperazione63,2%,

La speranza di uscire dalla situazione di difficoltà si fonda su relazioni di aiuto.

Solo altri artigiani e imprenditori, che condividono la stessa cultura -fondata sul lavoro e sul mestiere-, solo altri artigiani e imprenditori, che conoscono in prima persona le difficoltà quotidianamente vissute possono veramente capire il dolore, la sofferenza, la vergogna di coloro cui viene meno ciò che dà senso alla vita.

TAV. 8

Pensa che da questa crisi può venire la riscoperta dell’importanza dell’artigianato e della piccola industria?

 

TOT.

51,9%

Dalla crisi può la venire riscoperta dell’importanza e del ruolo di artigianato e piccola industria. (Si: 51,9)

A conferma delle risposte alle domande relative agli stati d’animo -dove accanto a rabbia ed ansia vediamo anche speranza- osserviamo come, pur di fronte all’attuale situazione poco confortante, guardando avanti prevale il ‘crederci ancora’.

La speranza di una riscoperta dell’artigianato e della piccola industria si motiva in parte con la difficoltà di immaginarsi altrove, con la difficoltà personale a vedersi impegnati in una attività diversa da quella con la quale fino ad oggi ci si è identificati.

La speranza si lega però anche alla forza interiore, che non è venuta meno. E sopratutto, la speranza si fonda sulla consapevolezza della bellezza di questo modo di lavorare; e sulla convinzione della sua utilità sociale ed economica.

Si soffre perciò nel presente del fatto che questa bellezza e questo valore non si parli sulla stampa e per televisione. Il fatto che se ne parli così poco è una ferita personale.

Ma il ‘crederci ancora’ apre la strada per andare oltre. C’è motivo di pensare che proprio su questo ‘crederci ancora’ si possa fondare il ‘lavoro su di sé’ necessario per ‘andare oltre la crisi’, anche magari a costo di rinunciare al proprio mestiere e di dover reinventare quindi una nuova identità.

Appendice: Metodologia utilizzata

La ricerca è servita a rappresentare il punto di vista delle persone in target di CNA Milano Monza e Brianza:

  • artigiani, piccoli imprenditori, liberi professionisti

  • residenti nella zona di CNA Milano Monza e Brianza.

Per raggiungere tale scopo la ricerca è stata articolata in due fasi:

-una prima fase qualitativa, per portare alla luce vissuti e temi prevalenti

-una successiva fase quantitativa per verificare, validare, misurare gli aspetti emersi nella prima fase.

Fase Qualitativa

Metodo e campione

20colloqui personali in profondità,della durata di circa un’ora e mezza, distribuiti per:

Sesso: 13 Uomini, 7 Donne – Età: 10 fino 40 anni, 10 oltre 40 –Tipodi attività10 produzione, 10 servizi

Periodo effettuazione: Maggio-luglio2012

Fase Quantitativa

Metodo e campione

Successivamente, si è proceduto ad una verifica quantitativa a convalida dei risultati raccolti nella fase qualitativa, attraverso interviste on line al target. Quanti non avevano le caratteristiche richieste sono stati esclusi dalla possibilità di partecipare all’indagine.

Sonostate raccolte 185intervistea persone in target

Leinterviste, autocompilate, sono state somministrate attraverso il sito CNA Milano Monza e Brianza.

Ilquestionario è stato strutturato riprendendo i temi emersi nei colloqui qualitativi. Le frasi proposte nelle domande sono state tratte dalle verbalizzazioni raccolte durante la fase qualitativa

Lo scopo della ricerca e l’invito a partecipare sono stati presentati ai soci con messaggio del CEO di CNA, sia via e-mail che sul sito.

Periodo effettuazione: ottobre-novembre 2012

Realizzazione della ricerca

Direttore : Francesco Varanini (fvaranini@gmail.com, www.francescovaranini.it).

Coordinamento per CNA: Pamela Campaner (pcampaner@cnamilano.it).

Colloqui Qualitativi: Maria Cristina Koch e Francesco Varanini

Fase Quantitativa:Bruno Patierno, AD di Simulation Intelligence, SocioESOMAR (Associazione Internazionale dei Ricercatori di Mercato), membro di AIMRI, rete internazionale di istituti di ricerca. www.simulationintelligence.com           

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