Contributi

Elenco, albo, registro

di Francesco Varanini 04 novembre 2013

Varie le denominazioni possibili per un pubblico registro nel quale debbono essere iscritti gli abilitati all’esercizio di una data professione.
Sovviene innanzitutto catalogo, termine generale, riguardante la raccolta, o l’insieme, di oggetti appartenenti ad una stessa specie.Il tardo latino catalogus deriva dal greco katálogos: ‘elenco’, ‘lista’, a sua volta da kataléo , ‘enumerare’.
Registro rimanda invece all’idea di libro o quaderno formato da un certo numero di fogli numerati progressivamente. In italiano si usa ancora regesto: in latino era regesta, participio passato di regerere: re- gerere, ‘ri- portare’. In origine, dunque, il riferimento non è al libro, ma ad una semplice raccolta ordinata, e all’idea di un accurato ‘prendere nota’.
Elenco discende dal tardo latino elenchus , a sua volta dal greco élenchos. ‘dimostrazione’, ‘prova’, ‘confutazione’, dal verbo elénchein ‘convincere di un errore’, ‘confutare’. L’elenco è dunque in origine una ‘lista di prove di confutazione’. Se guardiamo ad un elenco di professionisti, l’idea di elenco ci spingerebbe a pensare, paradossalmente, ad una lista di motivi per i quali la tal persona non merita di stare nell’elenco.
L’etimologia di ordine è incerta: probabilmente rimanda ad una idea di ‘disposizione regolare’, come la disposizione dei fili della trama. Dunque disposizione di più cose collocate, le une accanto alle altre, secondo un criterio organico e ragionato, rispondente a fini di praticità, di opportunità, di armonia.
Forse l’espressione più ricca, da un punto di vista simbolico, la parola che ci racconta la storia che più stimola il nostro pensiero, è albo. Dal latino album, neutro sostantivato dell’aggettivo albus: ‘bianco’. Una tavola di legno bianca, perché ricoperta di gesso, che a Roma e nel mondo romano serviva alla pubblicazione degli atti ufficiali, e in genere di notizie che si volevano rendere di pubblico dominio. Una sorta di giornale murale, o di bacheca.
Il valore simbolico sta tutto nel colore bianco. Quando l’annuncio non serviva più, od era in qualche modo superato, lo si si cancellava con un nuovo strato bianco. Vi si scriveva in lettere nere, salvo i titoli, che si scrivevano in rosso: rubricae, da cui la nostra rubrica.
Potremmo così immaginare il nostro elenco di professionisti come una lavagna bianca, scritta e riscritta, continuamente aggiornata, i nomi delle persone scritti in rosso, in nero la descrizioni di chi sono, di quello che sanno fare.

Questo testo appare nella rubrica Dietro le parole sul numero di ottobre di Persone & Conoscenze. Si tratta di una riflessione strettamente legata ad un altro testo pubblicato qui su Bloom con il titolo Dove sta scritto chi sono i bravi formatori.

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