Contributi

Approssimazione alla formazione poetica

di Francesco Varanini 03 gennaio 2014

Qualche esempio di ciò che si può intendere per ‘atteggiamento poetico’
Per il poeta l’idea di un ordine riconducibile a schemi è una costrizione che esclude porzioni troppo grandi del sistema vivente. Per lui ciò che conta innanzitutto è l’abduzione, l’incessante riformulazione di ipotesi interpretative, di nuove letture del mondo. Per lui il punto di partenza sta nell’affermare il valore della diversità. Per lui la sensibilità soggettiva, che si manifesta come scostamento dalla regola, è la principale ricchezza. Per lui gli strumenti di osservazione non sono dati a priori, ma sono da scoprire di volta in volta a seconda della situazione, strettamente legati all’oggetto di indagine. Egli è disposto a lasciarsi sorprendere. Egli accetta e tenta di comprendere il mistero, il segreto, l’occulto. Egli è attento a discriminare: distinguere, discernere, cogliere sottili differenze.
Il poeta guarda innanzitutto alle code della gaussiana, ai luoghi marginali colmi di informazioni ridondanti, parziali, disordinate – ma proprio per questo ricche.
Con questo, nessuno mette in dubbio l’esigenza di guardare ai luoghi popolati da informazioni ‘normali’: ma la parte centrale della gaussiana è già osservata da tanti occhi, gli occhi di tutti noi, così attenti all’organizzazione, al compito, alle ‘cose normali’.
Il Prefetto di polizia della Lettera rubata di Poe non riesce a comprendere le azioni del Ministro, che non a caso era anche un poeta. “The Minister had resorted to the comprehensive and sagacious expedient of not attempting to conceal it at all”. La realtà è sotto gli occhi di tutti, ma il suo senso resta invisibile agli occhi del prefetto, condizionato dai rigori del metodo scientifico.
Talvolta, più che una conoscenza forte, ‘epistemologia’ –conoscenza fondata su una griglia posta sopra la realtà–, serve una ‘agnoiologia’, ‘the science or study of ignorance’. Sapere di non sapere, pensare che il nostro orizzonte è ben lungi dall’essere l’orizzonte del mondo; pensare che il metodo che abbiamo appreso non è l’unico, e tantomeno il migliore; pensare che non tutti ragionano come noi.
Dico qui: consideriamo anche l’importanza delle code della gaussiana. E affermo che per farlo serve uno sguardo poetico.

Perché oggi la ‘formazione poetica’ è più importante di ieri
Si tratta di una attitudine, di un atteggiamento di fronte alla conoscenza, che è sempre stato importante. Ma oggi, mi pare di poter dire, è molto più importante di ieri.
Oggi tutto può essere appreso in diversi modi. Si parla, a ragione, di blending, di multimedialità e di multicanalità, di formazione oltre l’aula. È a disposizione di tutti oggi l’enorme risorsa che è il Web.
Più che insegnare contenuti, dunque, è importante oggi mostrare come accedere alla conoscenza, come intercettarla e come organizzarla in sapere personale, e in sapere condiviso da una organizzazione.
Sono propenso a sostenere che domani, sempre più, l’apprendimento sarà una attività della persona, lasciata alla personale scelta e volontà. Ciò che prima, con una certa variabilità e con un certo contributo di personalizzazione, il docente trasferiva in aula, sarà sempre più sarà ‘codificato’ in courseware e in genere in basi dati della conoscenza. Ci sarà sempre meno bisogno di docenti che ‘eroghino’ contenuti.
Ma in compenso, ci sarà sempre più bisogno di formatori capaci di lavorare sugli atteggiamenti e sul metodo. Formatori-poeti, che sappiano mostrare come ‘danzare’ con leggerezza tra un mondo contenutistico e un altro. Formatori-poeti che sappiano mostrare come leggere tracce, costruire tessuti a partire da fili sottili.
Il poeta è il formatore come dovrebbe essere, il poeta è il formatore come sarà. La frammentarietà del mondo, l’emergere del reale attraverso tracce labili e segnali appena intelligibili, è efficacemente rispecchiata dalla poesia. Ciò che non può essere detto altrimenti, può essere raccontato in versi. Narrato in un racconto o in un romanzo.

La poesia e la prosa
Devo qui chiarire un punto: non intendo solo la scrittura in versi. Parlo di poesia, e intendo capacità di commuoversi, di vivere emozioni, sentimenti, fantasie. E di conseguenza capacità di trasmettere ad altri.
Contrappongo la poesia alla prosa.
Nella prosa il reale è semplificato sull’altare della leggibilità del testo. La prosa –discorso sequenziale, in linea retta– propone ricostruzioni organizzate, coerenti, prive di contraddizioni. La restituzione del lavoro di ricerca è la costruzione di un ordine.
Dunque sono ‘prosa’ le disposizioni organizzative, gli ordini di servizio, e –lo dico con rammarico– gran parte dei contenuti formativi e della saggistica dedicata al management.
La poesia, all’opposto, accetta l’irredimibile complessità del reale e si limita a rappresentarla. Non preoccupandosi di essere immediatamente intelligibile, illumina l’occulto e lo rende in qualche sorprendente modo comprensibile.
Ciò che a prima vista è invisibile è misteriosamente portato alla luce, mostrato, dalla narrazione.
Potrebbe sembrare a prima vista che la ‘conoscenza’, knowledge e know-how, stiano innanzitutto della parte della ‘prosa’: ‘conoscenza scientifica’, codificata, proceduralizzata, descritta da rigorosi modelli, conservata in data bases. Ma non è così.
Almeno, non è solo così. Dalla stessa radice indoeuropea da cui discendono il greco gnosis, il latino cognosco, knowledge e know how, deriva (attraverso gnarus, ‘esperto’) anche (g)narrare. Il modo migliore per perpetuare un ‘sapere distintivo’, per trasmettere il knowledge è forse il racconto, una pura narrazione.
Penso, dunque, che in ambito formativo si possa lavorare sia con la scrittura narrativa che con la scrittura in versi.
Certo è che la scrittura in versi è adatta ad essere usata in aula. Mentre processi formativi più complessivamente basati sulla narrazione –il racconto, il romanzo– esigono un quadro progettuale più vasto.

Brano tratto dal capitolo “Modelli e percorsi per la formazione poetica”, compreso nel libro Le vie della formazione di Gianluca Bocchi e Francesco Varanini, Guerini, 2013.

 

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