Contributi, Recensioni

Disperati ma più saggi

di Matteo Fantoni 13 marzo 2014

A che tempo che fa ho seguito l’intervista a Matteo Renzi, che credo abbia citato almeno trenta volte “lo facciamo per i nostri figli”. Pensiero corretto, per carità. Ma è sempre necessario? Allora non ho potuto fare a meno di pensare a Movimento per la Disperazione, nuovo libro del giornalista del Corriere della Sera Tommaso Pellizzari. Perché il protagonista del libro e leader improbabile di un altrettanto improbabile partito, fondato sull’eliminazione di ogni utopia e speranza, avrebbe detto “non sono mai riuscito a fare le congratulazioni a una donna rimasta incinta perché mi fa una tristezza infinita la sola idea del futuro che aspetta la povera creatura ignara e inconsapevole”.
Solo in apparenza è una lettura divertente. Intendiamoci , ci fa divertire e alcune volte ridere proprio. La teoria della cozza decrescente, ad esempio, è un micro saggio di sapienza tardo adolescenziale, esposto in modo magistrale. E non si può non apprezzare la versione del Movimento della famosa frase di J.F. Kennedy. Non chiedetevi cosa può fare il vostro Paese per voi: non può fare niente, proprio niente. E risparmiatevi pure la fatica di chiedervi cosa invece potreste fare voi per il vostro Paese. Perché, di nuovo, la risposta è: niente, proprio niente.
Inoltre la particolare forma scelta da Tommaso Pellizzari è molto coinvolgente. Obbliga il lettore a farsi ricercatore per scoprire in ogni brano un documento nuovo, che apre una diversa prospettiva sempre più straniante sul protagonista Michele Rota e sul suo Movimento per la Disperazione. Da notare anche il notevole lavoro grafico alla base del libro: le pagine sono composte proprio come se fossero a volte il testo di un blog, un’interrogazione parlamentare, o il brogliaccio di un’intercettazione.
Di fatto, però, è una lettura disturbante. Perché il sorriso che si disegna sulle nostre labbra, mentre leggiamo, spalanca, allo stesso tempo, la vista sull’abisso. Abisso che non è altro che il vuoto pneumatico dietro a molte delle nostre categorie del pensiero. Soprattutto quando sono abusate e impiegate senza alcuna riflessione sensata che le accompagni. Ad esempio il richiamo alla sostenibilità che imperversa in ogni comunicazione politica o aziendale. Nel manifesto del movimento si trasforma nell’invito paradossale a consumare il più possibile prima dell’estinzione, con la tesi che l’unica vera attività a favore dell’ambiente sia la scomparsa della razza umana.
Così l’altra sera non riuscivo più a seguire Renzi mentre parlava. Ma faccio fatica anche nel mio lavoro quotidiano di comunicatore aziendale. Non riesco più – o meglio, lo faccio ma con disagio – a usare parole quali cambiamento, speranza e futuro, perché come Rota insegna “il futuro è già passato e domani è un altro giorno. Peggiore.” Il romanzo di Pellizzari è quindi un magnifico trattato di ecologia delle parole, dove il cinismo totale del protagonista ci mostra quanto le abbiamo bistrattate. La lettura de Il Movimento per La Disperazione dovrebbe essere obbligatoria per i ghost writers, i copy e tutti coloro che per professione maltrattano la scrittura. Michele Rota approverebbe senza condizioni.

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Sono laureato in filosofia e da circa 25 anni mi occupo di comunicazione aziendale, come come manager, consulente e docente. Ho lavorato all’interno di aziende, soprattutto farmaceutiche e all’interno di agenzie. Sono socio di Ariele , presso cui mi sono diplomato al master in consulenza al ruolo e sviluppo organizzativo. Dal 2011 collaboro attivamente con Assoetica. Mi interesso di etica in azienda, etica della comunicazione e di psicologia dinamica nelle organizzazioni (psicosocionalisi). E da qualche anno ho allagato la mia attività di consulenza, oltre alla comunicazione, alla facilitazione di gruppi, agli interventi formativi e al counseling.

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