Contributi

Aziende, Mercati, Lavoro, Donne e Hacker: alcune peculiarità della [r]evolutionary Æconomics e del Postmanagement (nel fantastico mondo di Excelandia)

di Gian Luca Rivalta 18 Febbraio 2013

Un giorno, credo intenzionalmente, Wobuma ha lasciato sul desktop del computer un link che puntava ad un documento rivelatore… Lo aprii quasi come un bimbetto apre con curiosità ed emozione una busta tutta colorata con sopra scritto “SORPRESA!!”… in particolare vi lessi uno strano appunto («La vera Economia finisce con la “a”… è al femminile!… Così come il management, anch’essa ha bisogno della capacità, della creatività e del coraggio che contraddistinguono le femmine…»). Non era raro sentire ricorrere tra le parole di Wobuma il termine “donna” e l’aggettivo “femminile”: li ha usati sempre con maestria e competenza, senza mai scadere nella noia,… fin dai suoi primi discorsi qui nell’Excelandia. Il Postmanagement sembra fatto apposta per avere confidenza con il “sesso debole”, come “debole” è il pensiero di cui si nutre e che nutre…Ed è proprio in ciò, forse, l’origine della sua enorme forza, della sua potenza rivoluzionaria… L’Economia è cosa seria… richiede un atteggiamento saggio e innovativo, oltre che una attitudine umile ed amorevole. Spesso tali basilari competenze sono di arduo rinvenimento nei curricula maschili della specie umana, quando sono sinceri e in particolare relativi a manager o qualifiche simili… Assai meno raramente lo sono nella prassi del “gentil sesso”,… quando di donne vere si tratta, ovviamente. Come la saggezza, innovativa, che sembra aver caratterizzato, per esempio, le leggendarie sabine durante la fondazione di Roma, le quali, dopo il famoso “ratto”, si anteposero tra l’esercito dei sabini e quello dei “figli della lupa” dichiarando di non voler assolutamente divenire né vedove (in caso di vittoria dei loro padri e fratelli) né orfane (in caso di vittoria dei loro mariti romani) [1]… Così come grande umiltà, amorevole e coraggiosa, manifestarono d’altra parte Lisistrata e le sue compagne quando, esauste per la lontananza dei loro uomini sempre impegnati a farsi guerra (quella volta nel Peloponneso), indissero un grande “sciopero del sesso”. Quanta pazienza, poverette, dovevano avere avuto in precedenza, nei confronti di un sesso “forte” dominante… sulla falsariga delle terrorizzate parole di Corifeo:

«Se alle donne cedi appena un dito,
tutta la mano ti viene strappata,
nessun mestiere resterà per noi:
persino le navi vorran costruire
[…]e sul mare combattere ad oltranza.
Se all’ippica si dànno siam fottuti:
chi più di loro sa stare a cavallo
senza stancarsi, a galoppo sfrenato,
e senza scivolare dalla sella?
[…]Noi per il collo dobbiamo agguantarle
e subito serrarle nella gogna» [2]…

Uno dei talenti più grandi… che l’Economia ed il Management hanno sempre soffocato e sprecato, nelle aziende come nei mercati,… quello femminile… Chissà perché?!?…

[…]

Amico mio,… la paura fa fare cose davvero strane…

[…]

Un altro link… sempre sul mio desktop, ma in un momento diverso… Navigando attraverso di esso, mi sono tornate in mente alcune confidenze di Wobuma… durante una gita in campagna, qui nell’Excelandia. No, Paper… tranquillo… non si tratta di (gentil) sesso,… anche se il discorso non è molto diverso… Quando sul suo pianeta non era ancora iniziata l’era del Postmanagement, in quel tremendo ed oscuro momento di decadenza umana e sociale della loro storia,… le prime attività clandestine di rivoluzione dell’Economia erano svolte da alcuni gruppi segreti di hacker… ma di un tipo particolare, come una specie di mutante evolutivo dell’hacker informatico… Eh sì, tutto il mondo computerizzato di oggi deve molto a quello strano tipo di “informatico”… forse quasi tutto. Internet e le più diverse reti di computer,… i grandi sistemi di calcolo parallelo, così come i personal computer,… la telefonia senza cavo e il VOIP… i più diffusi sistemi operativi come Linux e le sue numerose distribuzioni,… i virus informatici, ma anche gli antivirus… «in realtà non sono stati sviluppati da aziende o governi, ma creati soprattutto da alcuni individui entusiasti che, semplicemente, si erano messi a realizzare le loro idee insieme ad altri individui animati da interessi comuni, e lavorando autonomamente» [3]. Ma la cultura hacker non può confinarsi nel seppur vasto dominio delle tecnologie dell’informazione… «Gli hacker stessi hanno sempre riconosciuto l’applicabilità dei loro metodi su scala più ampia. Non a caso il loro “file di gergo” precisa che un hacker è sostanzialmente “un esperto o un entusiasta di qualsiasi tipo. Si può anche essere hacker dell’astronomia, per esempio”. In questo senso, una persona può essere un hacker senza avere mai nulla a che fare con i computer» [4]. E’ innegabile che intorno ai termini “hacker” e “hacking” si sia fatta nel tempo molta confusione, ma anche troppa speculazione… Un hacker non è per sua natura pericoloso e non necessariamente deve essere malintenzionato, anzi… E’ una cultura «bizzarra fin che si vuole, talvolta intenzionalmente nociva, ma affascinante. Il progresso non solo tecnico, ma soprattutto culturale, spesso fa un salto di qualità grazie a “maniaci estremisti” che si dedicano a qualcosa con una passione ossessiva e così facendo aprono porte impreviste all’innovazione» [5]. Cultura… e progresso che, quindi, non è solo tecnologico; etica che è genuinamente motivata:… «l’etica degli hacker» nasce «nei primi anni sessanta, [quando] un gruppo di appassionati programmatori del Mit iniziò ad autodefinirsi in questo modo. […] “Che succede se guardiamo gli hacker in una prospettiva più ampia?” e: “Che significato ha, allora, la loro sfida?”. Considerata da questo punto di vista, l’etica hacker diventa sinonimo di quel generale rapporto entusiastico nei confronti del lavoro che si sta affermando nella nostra età dell’informazione. In questo senso, l’etica hacker si presenta come una nuova etica del lavoro» [6].

[…]

Adoro la filosofia dell’hacker, mi ci sento dentro fino all’osso,… fin da quando giovincello smontavo e rimontavo vecchi circuiti elettronici, oppure sognavo di diventare un radioamatore… Vorrei infatti essere anche io un vero hacker,… o qualcosa di simile,… come lo sono stati, probabilmente senza saperlo, il professor Philip Brainard in Flubber [7], o Victor Frankenstein,… o giganti come Nikola Tesla [8],… John Nash, Marie Curie,… Robert Moog,… tanti altri ingegneri, tecnici e ricercatori… in IBM, Honeywell, Hewlett Packard o al MIT,… Steve Jobs e Steve Wozniak [9].

[…]

A computer is like a violin
[Marvin Minsky] [10]

Linus Torvald, l’ispiratore e primo programmatore del sistema operativo Linux (un derivato open source del sistema Unix sviluppato molti anni fa dai Bell Laboratories di AT&T Corp.) afferma che «L’hacker è una persona che è andata al di là dell’uso del computer per sopravvivere (“Mi porto a casa la pagnotta programmando”) e guarda piuttosto ai due stadi successivi. Lui (o, in teoria ma in pratica fin troppo raramente, lei) usa il computer per i propri legami sociali: l’e-mail e la Rete sono mezzi bellissimi per avere una comunità. Ma per gli hacker un computer significa anche intrattenimento. Non i giochi, non le belle immagini sulla Rete. Il computer in sé è intrattenimento». In fondo si tratta di essere almeno un po’ geniali, ma soprattutto persone appassionate, magari un po’ (tanto) paranoiche,… e il mondo intero ha bisogno di soluzioni innovative, creative, non convenzionali… Non si tratta, invece, di essere dei poco di buono… Così li definisce, generalizzando, chi ha qualcosa da nascondere… «Gli hacker sono individui con spirito innovativo e una conoscenza approfondita delle tecnologie. Essi non sono necessariamente dei criminali, sebbene, se è vero che il crimine paga, vi saranno sempre dei criminali che sono al tempo stesso degli hacker. Non c’è nulla di eticamente riprovevole nelle conoscenze che hanno gli hacker, malgrado le loro potenziali applicazioni» [11]. Capelli lunghi, vita disordinata e “anelli al naso” a parte,… «benché vi siano senz’altro individui che utilizzano le tecniche di hacking per scopi illeciti, l’hacking è tutt’altra cosa e tende semmai ad assecondare il rispetto delle leggi anziché la loro violazione» [12].

[…]

«Essenzialmente, l’hacking consiste nell’individuare, in un determinato contesto tecnico, possibilità impreviste o trascurate e nell’utilizzarle in nuovi modi creativi per risolvere un problema, per esempio, per riuscire ad accedere a un sistema informatico eludendone le protezioni o per individuare una soluzione che consenta di controllare un trenino elettrico in miniatura mediante un’apparecchiatura telefonica obsoleta. Di solito, le soluzioni basate su un hack consentono di risolvere questi problemi in modi originali, inimmaginabili da coloro che adottano una metodologia convenzionale» [13].
Nella Postmanlandia, gli hacker dell’Economia e del Management, per loro passione e missione irrefrenabili,… avevano iniziato quasi casualmente a studiare in modo approfondito il funzionamento delle aziende e dei loro sottosistemi, alla ricerca dei loro meccanismi più reali e segreti. Giocoforza, con il progredire dei loro sforzi, hanno esteso l’interesse della loro indagine anche ad altri tipi di fenomeni sociali che in qualche modo avevano a che fare con le dinamiche tipiche dei sistemi economici… Contemporaneamente, essi stavano disegnando una mappa generale di quelli che sembravano essere i processi tecnici ed economici che coinvolgevano le aziende e le loro risorse umane… Un hacker, che per definizione, ha la passione della conoscenza, della scoperta e della comprensione, manifesta, con la maturità, anche una spiccata propensione a risolvere i problemi più “aggrovigliati” e ad andare fuori dagli schemi. A tutto ciò si uniscono anche grandi abilità tecniche e considerevoli doti creative… Nel caso della vita aziendale, la naturale curiosità di quei “pirati” e il loro desiderio irrefrenabile di creare modelli organizzativi essenziali, il più possibile generali e riutilizzabili (“orientamento agli oggetti”), assieme ad una spiccata familiarità con i problemi ed i sistemi di natura ricorsiva (dovuta in primo luogo alle loro competenze nella programmazione e nella teoria degli algoritmi),… nel paese di Wobuma, hanno condotto alla lunga ad importanti scoperte che riguardavano anche il funzionamento dei mercati, fino alla sconvolgente scoperta/invenzione per la quale sia i mercati sia le aziende sono espressioni (o viste particolari) di un unico fenomeno paradigmatico che le unifica nel concetto universale di Nice Satisfactory, il sistema aziendale vivente…

Originariamente, partendo dal loro innovativo punto di vista “tecnologico”, gli hacker postmanageriali si posero il problema che, se le aziende e in generale le organizzazioni tecnico-economiche sono la “tecnologia” attraverso cui gli umani svolgono i processi del sistema economico,… allora tutto dipende da come e quanto bene questa tecnologia funziona. Ecco che, per loro, l’attenzione doveva tornare al problema degli sprechi, della qualità e della performance complessiva dell’organizzazione e del sistema stesso. Ed essi, appassionati di tecnologia quali erano, hanno così iniziato a vedere il sistema economico nella sua globalità come un grande sistema complesso di macchine ed operatori, reali e virtuali…

D’altra parte, non erano convinti delle cose così come venivano dette, fatte dire, fatte conoscere e divulgate attraverso i canali ufficiali dell’informazione… della propaganda… Qualcosa nel funzionamento delle aziende e nel comportamento lavorativo delle persone, anzi, nelle loro descrizioni ufficiali ed accademiche, sembrava non quadrare con alcuni presupposti fondamentali del sistema complessivo, dell’Ambiente… Perciò, chi per conto suo, chi già associato in gruppi di ricerca virtuali organizzati in modo simile alle comunità di sviluppo del software open source, tutti questi volontari “ricercatori del vero” contribuivano a delineare e definire, anche in modo rigoroso (proprio facendo uso dei loro sofisticati strumenti di software engineering, non ultimo il linguaggio di modellazione UML!), i modelli organizzativi e le linee guida del Postmanagement e della rivoluzione economica nella sua globalità… che, anche grazie ad un tam-tam capillare e ad alcune prove scientifiche di stringente adeguatezza alla realtà “vera” delle cose tecniche ed economiche rivoluzionate,… alla “fine del tempo dell’economia e del management moderni”, hanno trovato la loro giusta collocazione nel devastante ribaltamento culturale e sociale determinato nel corso della ri-evoluzione del sistema economico avvenuta, così, nella Postmanalandia…

[…]

Che bella giornata, quel giorno in campagna, in compagnia di Wobuma… Passeggiando si riesce a dire molte cose e pure a comprenderne una buona parte… Sai, Diario caro,… dal mio Maestro ho imparato un importante segreto dell’Universo… del discorso economico e aziendale… Può darsi che in molti mondi, il processo ri-evolutivo del Postmanagement si possa innescare automaticamente, oppure per tramite dell’intervento di un qualche elemento catalizzatore,… quando la “pressione noosferica” [14] (e, in particolare, le vibrazioni di sofferenza delle persone e dell’Ambiente) raggiungono il/un livello critico… D’altra parte, e contemporaneamente, anche l’eventuale massa di “hacker anti-GraMiEM” può raggiungere, da parte sua, una massa critica… Può essere quindi che questi nuovi valori propulsivi critici riescano in qualche modo a pervenire all’elemento catalizzatore alieno, abitante in un altro “dove” e, forse, “quando”… nell’Universo, in un punto, alieno,… di vista. Wobuma mi aveva accennato alla possibilità che le “vibrazioni umane” viaggino nello Spazio-Tempo…
Quella volta gli dissi, pieno di calore… «Ma, allora, le vibrazioni di Excelandia… sono giunte fino a te,… al di là dello spazio e del tempo,… e tu sei venuto qui da noi per salvarci!!?!?»… Wobuma, improvvisamente, si fece silenzioso… «Woobi… Woobi… allora?… Non dici niente?…». Fulminea ed apparentemente evasiva, oltre che evocativa, riuscii a sentire la sua voce, mentre si allontanava: «Tu… lo dici…». Ci restai molto male, ma cercai di capire… mentre inciampavo, correndogli maldestramente dietro per raggiungerlo,… come potrebbe fare un cucciolo di cane affettuoso ed ancora un po’ impacciato, dopo essersi fermato a fare pipì vicino ad un cespuglio, ballonzolando a bocca aperta, lasciando cadere lunghi fili di bava e “mordendo l’aria”, per acchiappare qualche farfalla per lui ancora troppo alta… nel cielo…

 

[Riprodotto da Gian Luca Rivalta, L’incubo del sogno economico. Dubbi profondi, luminose speranze e oscuri presagi nel fantastico mondo di Excelandia, Prima ed., dicembre 2012; titolo originale del capitolo: L’esigenza di una nuova cultura e di una nuova sensibilità… nuova in genere, ma sicuramente antica quanto lo è la donna… Oltre che sulla filosofia dell’hacker e il suo contributo nella guerra contro la GraMiEM; http://www.facebook.com/LincuboDelSognoEconomico]

 

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1  Indro Montanelli, Storia di Roma, Rizzoli.
2  Corifeo, in Aristofane, Lisistrata, traduzione in endecasillabi di Alfredo Balducci [http://www.dramma.it/dati/libreria/lisistrata_diaristofane.htm]3  Pekka Himanen, L’etica hacker e lo spirito dell’età dell’informazione, Feltrinelli, 2001.
4  ibidem.
5  Giancarlo Livraghi, Prefazione, in Stefano Chiccarelli, Andrea Monti, Spaghetti Hacker.
6  Pekka Himanen, op. cit.
7  Flubber. Un professore tra le nuvole, diretto da Les Mayfield, con Robin Williams, 1997, film.
8  Cfr.
http://www.masque.it/ABOUT%20NIKOLA%20TESLA/THE%20GREATEST%20HACKER/The%20greatest%20Hacker%20of%20All%20Time%20x%20sito.htm
9  Cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Phreaking, http://transistorhistory.50webs.com/bluebox.html
10  Cfr. http://mitpress.mit.edu/sicp/front/node3.html
11  Jon Erickson, L’arte dell’hacking. Le idee, gli strumenti, le tecniche degli hacker, Apogeo, 2005.
12  ibidem.
13  ibidem.
14  «Il termine noosfera indica la “sfera del pensiero umano” […], in analogia con i termini “atmosfera” e “biosfera”. [Per] Vladimir Vernadsky, la noosfera è la terza fase dello sviluppo della Terra, successiva alla geosfera (materia inanimata) e alla biosfera (vita biologica). […] Per Pierre Teilhard de Chardin, la noosfera è una specie di “coscienza collettiva” degli esseri umani che scaturisce dall’interazione fra le menti umane. La noosfera si è sviluppata con l’organizzazione e l’interazione degli esseri umani a mano a mano che essi hanno popolato la Terra. Più l’umanità si organizza in forma di reti sociali complesse, più la noosfera acquisisce consapevolezza. […] Pierre Teilhard de Chardin sostenne, inoltre, che la noosfera sta espandendosi verso una crescente integrazione e unificazione che culminerà in quello che egli definisce Punto Omega, che costituisce il fine della storia. Alcuni studiosi hanno visto Internet come un processo che sta realizzando la noosfera e per questo Teilhard de Chardin viene a volte considerato il patrono (anche se non santo) di Internet». [Wikipedia (IT)]

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Gian Luca Rivalta (gianluca@rivalta.info) è docente e consulente aziendale. Si occupa di Metodologie Organizzative, Information Technology e New Media, Quality e Process Management. Da oltre vent'anni svolge in proprio attività di ricerca e sviluppo nel campo multidisciplinare della complessità dei sistemi aziendali, del business management e delle tecnologie informatiche.

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