Contributi

Lincoln alla Bovisa

di Guido Tassinari 25 Febbraio 2013

Nel 1863 a Gettysburg, Pennsylvania, Abramo Lincoln, quel grande attore che ieri sera è stato premiato con tre Oscar,vaticinava di un governo di popolo, dal popolo, per il popolo1.
Nel 2011 a Milano, Italia sono stati votati dal popolo cinque referendum ambientali
. Il più importante era il numero 2:

“Volete voi che il Comune di Milano adotti tutti gli atti ed effettui tutte le azioni necessarie a: ridurre il consumo di suolo destinando almeno il 50% delle grandi superfici oggetto di riqualificazione urbanistica a verde pubblico ed escludendo l’assegnazione di diritti edificatori a fronte della realizzazione di “servizi” che comportino consumo di suolo; preservare gli alberi e le aree verdi esistenti; garantire il raddoppio del numero di alberi e dell’estensione e delle aree verdi e la loro interconnessione entro il 2015, assicurando che ogni residente abbia a disposizione un giardino pubblico con aree attrezzate per i bambini a una distanza non superiore a 500 metri da casa?”
Naturalmente, questa proposta, al pari delle altre, venne approvata con grande maggioranza di popolo [naturalmente,
perché dopo tre lustri di gigantismo edificatore persino questa civiltà fondata sul mattone era stremata]. Con la medesima naturalezza, nei mesi successivi, il Comune ha varato un Piano di governo del territorio [o pgt, che sta al municipio come la sanità alla regione, cioè la competenza più importante], contro il popolo: le grandi superfici oggetto di riqualificazione urbanistica [scali ferroviari e aree industriali dismesse] vengono trattate come vuoti urbani [e si sa, un vuoto fa paura, deve essere riempito2]. Vuoti da riempire con cose, ché, chi è contro il popolo pensa che le cose facciano passare la paura alle persone.
Contro il popolo perché con i referendum il popolo milanese diceva di essere spaventato dalle cose [e dalle case].Contro il popolo, perché i referendum erano consultivi, certo, ma se si consulta il popolo e poi s’ignora l’esito della consultazione per redigere un pgt così è naturale che lo si fa contro il popolo.
In quasi tutta Italia le giunte comunali e regionali da decenni approvano pgt ispirati dalla stessa logica, anzi dalla stessa volontà persecutoria [e quello milanese è uno dei peggiori, all’interno della legge urbanistica regionale peggiore in assoluto non solo in Italia ma in tutta Europa]: se non ci sono più tanti luoghi dove si fanno le cose, che si trasformino in posti dove si vendono le cose e in case, a riempire ogni possibile vuoto. Quando invece proprio il fatto della de-industrializzazione dovrebbe andare incontro alla domanda popolare di vuoto, di spazio.
Su bloom! parliamo spesso di de-industrializzazione e dei suoi effetti per il lavoro e la economia nuova, cosiddetta della conoscenza o smaterializzata; un po’ meno di cosa tale novità o smaterializzazione significhi fisicamente, cioè di cosa ha lasciato l’industrializzazione passata, di cosa farne ora e su che cosa dovrebbe crescere l’economia futura; cosa nel senso fisico, materiale, cioè? Il popolo, a Milano, a Taranto, a Marghera, a Siracusa, quando ha potuto esprimersi ha sempre risposto: parchi e giardini; orti e campi.
Invece, sul territorio italiano, saturo di costruzioni, il consumo di suolo non si ferma; e ora che la microedilizia è in crisi nerissima, pare [pare, cioè, a chi è contro il popolo] che sia ancora più fondamentale per fare girare l’economia progettare e costruire in grande. Le aree inquinate ex industriali o ferroviarie sono ormai le uniche dove si può costruire in grande. Il resto è già stato edificato.
Gli esempi a Milano, non mancano. L’ex Carlo Erba, Santa Giulia, la Bicocca, la Fiera a Milano e a Rho, il Politecnico all’ex gasometro alla Bovisa, tutto o quasi quel che si prevede per l’Expo 2015…: i grandi progetti nascono tutti sulle macerie del boom economico. La legge 152 del 2006 il Testo Unico in maniera ambientale, col principio del giusto profitto sembra essere stata scritta dai grandi costruttori. Porti via un po’ di rifiuti, perché tutti non si può, il resto lo metti in sicurezza perché meglio di così non si può, in cambio delle costruzioni. del popolo, dal popolo, per il popolo. E abbiamo bisogno di tempo, anzi avremmo il vantaggio del tempo: i lunghi tempi post-dismissione rendono lecite strategie lente e auto-equilibranti.
Invece, dopo tre lustri di paralisi, alla Bovisa, nel nord Milano, il Comune cerca ora in tutta fretta [con un piano approvato il 29 luglio, quando la città dorme o è vuota] di rilanciare un progetto faraonico4 di nuova cementificazione, questa sì “vuota”, ribaltando l’esito dei referendum del 2011.

Le associazioni territoriali, muovendo le intelligenze [popolari] della città hanno preparato una controproposta lenta [ma attivabile subito]5: realizzare una bonifica “verde”, già sperimentata in altri ambiti, che permetterebbe ai boschi recintati dell’area dei gasometri di diventare il parco la Goccia, trattando i terreni a seconda del tipo di inquinamento, della sua quantità e profondità, con specie vegetali capaci di interagire con i veleni del suolo e, nel corso del tempo, di neutralizzarli.
Come scrive il comitato di cittadini autorganizzati per difendere la goccia della Bovisa6:
Le città vanno ripensate, da quando più della metà della popolazione mondiale vive inurbata è diventato indispensabile trasportare la campagna in città. Abbiamo bisogno di aria pulita e di natura. Ne abbiamo bisogno ora e soprattutto per il futuro dei nostri figli… Vogliamo essere coinvolti e collaborare alla trasformazione così ricca di opportunità del nostro amato quartiere… Sogniamo un Parco la Goccia collegabile al verde più a Sud e a quello a Nord. Mantenendo la Goccia a verde, sarà possibile collegarla a Nord con il parco di via Eritrea/Perini e con quello di Villa Scheibler, con possibili ulteriori connessioni verso il Castellazzo di Bollate e il Parco delle Groane. E a Sud con quello dell’area Farini, che dovrebbe anch’essa essere destinata in gran parte a Parco. Si realizzerebbe così, invece di una cementificazione intensissima, la più grande penetrazione urbana di verde fin nel centro di Milano. Qualcosa di paragonabile al Central Park di New York, un potentissimo strumento di vera riqualificazione territoriale.

http://it.wikipedia.org/wiki/Discorso_di_Gettysburg e: http://trovacinema.repubblica.it/multimedia/copertina/lincoln-il-discorso-di-gettysburg-nel-film-di-spielberg/32240567

2 Anche i non milanesi possono fare un esercizio interessante: aprire sul web una foto satellitare di Milano e guardare tutti gli spazi non edificati: fuorché i parchi [e in qualche caso pure i parchi] sono per il pgt Ambiti di trasformazione urbana (ATU) sono quelle zone della città -scali ferroviari in disuso o fortemente sottoutilizzati, ex aree industriali, caserme dismesse o in via di dismissione, individuate dal pgt come principali destinatarie della nuova cementificazione di Milano nei prossimi quattro lustri, otto milioni di slp (Superficie Lorda di Pavimento) di nuova costruzione programmati.

3 http://www.abitare.it/it/architecture/politecnico-di-milano-05-2010-chiara-geroldi-agricoltura-fuori-campo-decontaminazioni-urbane/

4Il piano che il Comune di milano ha presentato al Piano nazionale città [cioè il progetto dell’immobiliarista Euromilano fatto poprio dal Comune per la cementificazione dell’area], si trova qui, con i grafici e le mappe:
http://www.casa24.ilsole24ore.com/pdf2010/Casa2011/_Oggetti_Correlati/Documenti/Mondo%20Immobiliare/2012/presentazione-proposta-bovisa-gasometri.pdf?uuid=7c382450-f698-11e1-9182-32109f52c49c
e in sintesi, qui:
http://www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com/pdf2010/Edilizia_e_Territorio/_Oggetti_Correlati/Documenti/Citta/PianoCitta-Bovisa-RelazioneSintetica.pdf   ]

5 Dopo trenta lustri, per spingerci a elaborare, dal basso, nella società della conoscenza, proposte intelligenti e popolari di trasformazione delle relazioni e degli spazi fisici in cui viviamo, non abbiamo più bisogno di un presidente-retore [così… questo articolo gronda retorica…] .

- ha scritto 8 contributi su Bloom!.

Ho quarantatré anni e ho fatto tanti mestieri, a Milano e in giro per il mondo: camionista, imbianchino, strillone, bambinaio, clown, venditore di cinture, osservatore Onu, esperto di aiuti umanitari, valutatore di politiche pubbliche, aperto una scuola di italiano per stranieri poveri e una di cucina per americani ricchi, scritto libri.

© 2019 Bloom!. Powered by WordPress.

Made by TOCGRS from the great Daily Edition Theme