Contributi

Soltanto il lavoro puo’ creare lavoro

di Piero Trupia 19 Ottobre 2014

Se c’è da improvvisare una cena con gli amici, aiutatevi pure con quello che trovate in frigo. Sarà comunque una cena piacevole e il cibo più che accettabile. Se però l’invito è formale, l’occasione importante e gli ospiti di riguardo, procuratevi il necessario, scegliendo il meglio e se il menu prevede uno stracotto, non contentatevi di un vino rosso andante. Per un buon risultato occorrono ottimi ingredienti e uno mediocre compromette il risultato globale.
Per un pranzo a base di idee, qual è il Convivio Bloom, le regole non cambiano. Occorrono idee fresche, selezionate e maturate a puntino con la riflessione. Non è facile concepirle nel Mar dei Sargassi della comunicazione pubblica, sia dei politici sia di chi li osteggia. Una zuppa di risaputo, di scontato e di truffaldino.
“Bisogna far ripartire la crescita! Solo dalla crescita può venire il nuovo lavoro.” E il cittadino che vigila e protesta: “A quando questa crescita. Ne parlate, ma non si vede.”
Nessun dubbio se quella enunciata fosse veramente la soluzione. Ma così non è e il buon cittadino che partecipa, finisce nella zuppa mediatica degli annunci roboanti e privi di contenuto.
La crescita non è la soluzione per chi ormai è tagliato fuori dalla nuova economia del postindustriale finanziario speculativo.
Il problema della disoccupazione di massa è sociale e, in quanto di massa, politico. La soluzione non può che essere politica, non economica. La crescita dell’economia, degli investimenti, del PIL non sono la soluzione.
Questi tre risultati, se mai vi fossero, confluirebbero in quella che è la variabile-obiettivo dell’economia moderna, postmoderna e contemporanea, saldamente radicata ne La ricchezza delle nazioni di Adam Smith: la ricchezza.
Ma la ricchezza è come la pioggia: defluisce per le vie esistenti e affluisce nei bacini predisposti. Non scala le pendici, non scava nuovi alvei, non crea nuovi bacini, non raggiunge i terreni aridi.
Dal 2008, inizio della crisi, i ricchi in Italia e nel mondo sono diventati più ricchi, i poveri di più e più poveri.
Torniamo allora ad aprire le pagine de L’attesa della povera gente di Giorgio La Pira, 1960, quando si ricostruiva l’Italia. Un’attesa che richiedeva e richiede perentoriamente una risposta da parte dei politici: creare lavoro per tutti. E così fu, con i cantieri scuola, quelli di rimboschimento e di manutenzione stradale, poi con il lavoro a tempo indeterminato nell’industria e, per induzione, nel commercio.
Creare lavoro direttamente. Questo è il mio pensiero fresco.
Si può fare? Come si fa?
Archiviando l’economia della ricchezza che, con gli investimenti dovrebbe creare lavoro ma non lo fa. La ricchezza oggi investe nel casinò della finanza speculativa e crea bolle a danno di tutti ma non di chi le ha create.
La soluzione non è neanche il salario sociale o di cittadinanza che, al più, è palliativo temporaneo e alla lunga crea alienazione. Permette di sopravvivere, non di vivere dignitosamente. La soluzione è
creare direttamente lavoro che genera benessere distribuito.
Disponiamo, fortunatamente, di un modello teorico rigoroso, da riesumare, perché pressoché dimenticato. Piero Sraffa, Produzione di merci a mezzo di merci. Premessa a una critica della teoria economica, 1960.
Il lavoro è anche una merce che si scambia in un suo mercato. Merce, in quanto bene economico polivalente, prodotto finale da consumare nella forma del reddito prodotto, prodotto intermedio come mezzo di produzione diretto o indiretto (attraverso le macchine e la loro manutenzione).
L’opera di Sraffa, attualizzata, diventa allora Produzione di lavoro a mezzo di lavoro. Premessa a una critica della teoria economica.

Autore

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Piero Trupia. Linguista, cognitivista, filosofo del linguaggio. Studi di matematica, economia, scienza della politica. Dirigente industriale fino al 1996. S’interessa di arte figurativa che studia e colleziona. Il suo approccio critico si avvale delle forme più avanzate di semiotica e semantica della figura. In materia ha pubblicato saggi nella collana Analecta Husserliana, Kluwer, Dordrecht, Nederland. Appena uscito, Piero Trupia, Perché è bello ciò che è bello. La nuova semantica dell’arte figurativa. Con un saluto di Santo Versace e una riflessione di Renzo Piano, Franco Angeli 2012. Blog La Chimera: http://pierotrupia.blogspot.com

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