Contributi

Complessità, formazione di gruppo e apprendimento individuale.

di Alessandro Reati 10 Aprile 2016

Zygmunt Bauman nel 2004 pubblicava in UK Liquid Modernity. Il sociologo affermava che, osservando gli eventi sociali di una decade fa, l’esperienza individuale e le relazioni sociali apparivano inserite in strutture strutture in fase di rapida decostruzione e ricomposizione, talvolta in modo vacillante e incerto, fluido e volatile. Nasceva così una fortunata metafora, quella della “società liquida”, una metafora talmente di successo da essere uscita dal ristretto ambito scientifico della sociologia per entrare nel linguaggio comune.
Si tratta di una metafora talvolta fraintesa. L’invito di Bauman non è verso il relativismo ma anzi verso un aumento della necessità di consapevolezza morale. Non bisogna infatti dimenticare che Bauman è uno studioso nato nel 1925, con oltre 45 anni di produzione scientifica, 57 volumi e centinaia di articoli. Prima di divenire noto ai più per gli studi su modernità, post-modernità e globalizzazione, aveva acquisito credibilità con ricerche dedicate al tema dell’Olocausto (e ai tentativi di rimozione storica dello stesso) e dell’etica. Bauman definisce liquida una società dove nulla è permanente, dove non ci sono saldi valori di riferimento e il consumismo è appunto una delle caratteristiche principali. Definisce questa situazione, evidenziandone potenzialità e limiti.
Entro questo scenario vengono infatti evidenziate alcune tendenze, tra cui:
– il paradosso della libertà individuale (l’individuo è in apparenza libero di consumare cosa, quanto e come vuole, ma è in realtà vincolato al consumo se non vuole essere escluso e marginalizzato)
– il rischio che si presentino derive autoritarie (sia in ambito istituzionale, sia in ambito organizzativo) come reazione alla confusione ed all’incertezza
Contenere i rischi della società liquida, apprezzandone i pregi, richiederebbe un aumento della consapevolezza individuale ed una costante sensibilità, anche etica alle dimensione sociorelazionali, allo scopo di favorire un costante dialogo tra le innumerevoli forme di diversità identitaria che compongono la società, le comunità, le organizzazioni e le reti.
La formazione sembrerebbe dunque essere un supporto utile per sostenere gli individui. Va ricordato come la formazione sia una delle più significative attività che la psicosociologia ha messo a punto. Ricerche e interventi nelle organizzazioni, formazione, consulenze a singoli e gruppi rispetto a situazioni critiche e a problematiche di cambiamento sono infatti le declinazioni operative di una disciplina in cui numerosi contributi e orientamenti concettuali (da Freud a Lewin, da Bion a Moreno, senza dimenticare i più recenti contributi di Barus-Michel, Enriquez Lévy, Spaltro e Quaglino) sono stati integrati per descrivere e interpretare le dinamiche e le fenomenologie che si presentano tra le persone in relazione in un gruppo, in una organizzazione, in una istituzione. Concetti chiave, come “autonomia”, “autorità”, “cambiamento”, “organizzazione”, “potere”, “progetto” sono stati interpetati nel tentativo di proporre concrete metodologie d’intervento volte a promuovere l’evoluzione dei contesti di vita sociale.
Un approccio psicosociale è dunque quello che i consulenti applicano quando mirano a:
– Collaborare con le aziende nella loro ricerca di efficacia, di mercato e comunitaria
– Sostenere il management nelle attività di comprensione e sviluppo di comunità organizzative diversificate, non solo per competenze ma anche per caratteristiche culturali e valoriali
– Supportare i singoli lavoratori (sia manager, sia professional) nella autoriflessione mirata allo sviluppo della consapevolezza organizzativa e sociale
La formazione psicosociale classica ha sempre fortemente valorizzato la dimensione del gruppo di apprendimento, contesto in cui (tramite dinamiche intra o interorganizzative) veniva favorito ai singoli il confrontarsi con profili umani e professionali differenti.
E’ però interessante notare che negli ultimi anni le organizzazioni hanno sviluppato sempre più forme di semplificazione e alleggerimento strutturale che hanno generato ruoli singoli o posizioni solitarie. Questo fatto, abbinato a fenomeni di delocalizzazione e virtualizzazione dello spazio di lavoro, ha portato la psicosociologia a valorizzare maggiormente gli interventi individualizzati, pur senza negare l’importanza della dimensione gruppale. In maniera complementare al training gruppale, l’intervento di supporto individuale è inteso come sempre più necessario in questo contesto di liquidità non solo sociale ma anche organizzativa. La gestione di questa modalità viene svolta Ad Personam attraverso percorsi dedicati, variamente declinati per rispondere a esigenze in termini di sviluppo di conoscenza, abilità, sensibilità o progettazione di azioni . Si tratta dunque di una metodologia integrata in cui teaching, coaching, counseling e consulting possono interagire e, talvolta, completarsi vicendevolmente.

(il presente contributo è la revisione di quanto pubblicato nel 2015 nel Magazine Cegos)

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Practice Business Leader Cegos. Consulente di Direzione, Psicologo. https://it.linkedin.com/in/alessandroreati

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