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Emergenza e prospettive. La sostenibilità nell’ottica delle PMI

di Ruggero Cantaluppi 23 Aprile 2020

In questo intervento intendo proporre alcuni spunti di riflessione sul tema della sostenibilità per le PMI aggiornati alla luce della situazione attuale.

Alcune notazioni di contesto.

La reale dimensione e le reali conseguenze della crisi che stiamo vivendo restano da definire. Qualsiasi ambito si voglia considerare (economico, politico, sociale, ambientale,…) si può rilevare un impatto fortissimo con conseguenze drammatiche nel breve termine ed estremamente difficili da decifrare nel medio-lungo termine.

Azzardare analisi e riflessioni può quindi apparire velleitario, ma c’è una considerazione di carattere “metodologico” che già da ora sembra essere indispensabile.

L’enormità e la complessità dei cambiamenti da affrontare per gestire l’attuale momento, per pensare una strategia di uscita e per l’inevitabile ridefinizione di molti assetti sociali rischia di disperdere la riflessione e il dibattito in mille rivoli “tecnici” mentre appare necessaria la definizione di una cornice “valoriale” che aiuti ad orientare i singoli provvedimenti.

Questa crisi è definibile come la “pietra tombale definitiva” sulla narrazione neoliberista. E’ di assoluta evidenza la drammatica sconfessione della capacità del mercato di produrre e garantire autonomamente adeguati assetti sociali.

Più in generale gli approcci che rifiutano di considerare la società come un organismo unico – e pensano di fatto di poter ritagliare spazi illusoriamente “protetti” e “separati” – sono stati sconfessati definitivamente. Di questo progetto rimane evidente solo la violenza e la sofferenza imposta a centinaia di milioni di persone. Le immagini dell’esodo verso le province natali dei cittadini indiani sono un simbolo drammatico.

Valori che erano stati messi sotto silenzio si sono riaffermati in modo inequivocabile di fronte alla sofferenza e ai morti. Il ruolo indispensabile dello stato e della politica, il ruolo della competenza, la responsabilità sociale di ciascuno, la necessità di forme di tutela universali, i danni delle carenze culturali sono i primi temi che si impongono all’attenzione per una riflessione e iniziativa culturale/politica di rifondazione degli equilibri sociali.

Il mondo delle aziende è naturalmente pienamente coinvolto in tutti questi aspetti. Non possiamo trascurare e tacere il fatto che il mondo delle aziende – soprattutto delle grandi e grandissime aziende – condivide la responsabilità morale di avere stimolato, sostenuto e beneficiato di un sistema in cui squilibri e diseguaglianze sono andati via via aumentando e in cui si è portato l’emergenza ambientale su livelli inaccettabili. Certo il tema è enormemente complesso e ad esempio non si può trascurare l’uscita dalla povertà assoluta di amplissime fasce di popolazione dei paesi investiti dai processi di globalizzazione.

Le dinamiche che prevarranno nel mondo delle grandi aziende saranno condizionanti e orientative. Il complesso rapporto tra l’enorme potere delle grandi corporation e le dinamiche sociali e politiche rende difficile indicare un percorso trasformativo chiaro che riesca a coniugare efficacemente autoregolamentazione delle aziende e indirizzo normativo pubblico.

Il mondo delle PMI è investito in modo ancora più drammatico di quanto non stia avvenendo per le grandi aziende. L’analisi dei risvolti economici sarà possibile più avanti.

Se in tempi “normali” il tema della sostenibilità e della sua componente etica appariva già molto importante nel definire le prospettive delle PMI ora si impongono ulteriori evidenze.

L’aspetto della resilienza ad esempio viene in primo piano con forza. Sta nella responsabilità dell’imprenditore assumere decisioni difficili e rischiose per garantire la sopravvivenza dell’azienda in un contesto così “drammatico”.

Chiusure temporanee, ridimensionamento degli organici, esigenza di ridurre il costo del lavoro saranno scelte che spesso si imporranno.

Risulta evidente la difficoltà di gestire simili scelte senza lacerare il rapporto fiduciario (nelle sue varie forme) con i collaboratori e con gli stakeholder. Ma un’ulteriore complessità è legata all’esigenza di migliorare/incrementare la produttività di chi resta in azienda ad operare, molto probabilmente senza avere la reale possibilità di definire un adeguato riconoscimento immediato di tali miglioramenti delle prestazioni.

Le aziende che hanno già lavorato per costruire un clima aziendale “sostenibile” si troveranno sicuramente avvantaggiate. E ciò sottolinea ancora una volta l’estrema importanza “pratica” delle policy di sostenibilità aziendale.

La credibilità dell’imprenditore mai come in momenti di crisi può fare la differenza tra possibilità dell’azienda di sopravvivere o incapacità di superare lo shock.

Ma anche le aziende che ancora non sono “avanti” sul cammino della sostenibilità hanno un’opportunità di avviare un percorso e recuperare il terreno perduto. Alcune indicazioni di carattere metodologico si impongono per la gestione e l’uscita dalla crisi:

1) Informazione trasparente e costante verso i collaboratori (e gli altri stakeholder)

2) Motivazione (credibile) delle scelte e feedback costante sui risultati

3) Attenzione (nei limiti del possibile) all’equità delle scelte

3) Assunzione di impegni “morali” per scelte compensatorie secondo criteri verificabili che non generino criticità per l’azienda (in sostanza se si potrà e quando si potrà occorrerà ricompensare i sacrifici fatti in un momento di difficoltà)

La dimensione morale ed empatica del ruolo manageriale / imprenditoriale si impone con chiarezza assoluta in momenti di criticità estrema.

Sta diventando evidente anche a livello sociale che un momento di crisi come questo stimola le persone (molte anche se non tutte ovviamente) a sviluppare sentimenti di solidarietà che nella normalità fanno fatica ad emergere. In questo senso è aperta una enorme finestra di opportunità per far avanzare il rinnovamento del mondo del lavoro.

Il crinale tra gestione evolutiva della crisi e gestione regressiva attraversa praticamente tutti gli ambiti del nostro vivere sociale. Enormi sono le tematiche che verranno ridefinite dalla crisi del Coronavirus. In parte si tratterà di accelerazione di dinamiche già in atto in parte si tratterà di profonda ridefinizione di assetti istituzionali, di pratiche di business, di comportamenti sociali.

Difficile immaginare quale tipo di “narrazione” (atteggiamento culturale condiviso) prenderà il sopravvento. La durezza della crisi e l’esposizione alle irreparabili conseguenze delle diseguaglianze, delle mancanze di tutela, della a volte insufficiente capacità autonoma delle persone di comprendere le situazioni e di affrontarle adeguatamente, dovrebbe “svelare” ad un grande numero di persone l’illusorietà delle narrazioni che non tengono conto dello strettissimo nesso che lega il destino dei deboli a quello dei privilegiati.

La cultura e i comportamenti che si svilupperanno e prevarranno nel mondo delle aziende sarà di grande peso sia nel decidere il futuro delle aziende stesse sia per gli orientamenti prevalenti nella società.

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