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Bravo! Male! Bis!

di Piero Trupia 20 settembre 2013

Siamo bombardati dai segni, d’accordo. Non esiste nessun tipo di riparo, d’accordo. Ma la passività è inevitabile?
Bisogna soprattutto precisare che il bombardamento è sempre esistito, che si viva in un quartiere urbano, in una periferia, in una foresta. Si può parlare di bombardamento in presenza di segni nuovi. Oggi se ne parla a proposito di radio, tv, manifesti stradali, annunci amplificati itineranti, musica di fondo, conversazioni telefoniche ad alta voce in un compartimento ferroviario. Ma questa offensiva segnica non è più una novità. Rientra nell’ordinario rumore di fondo: il traffico, la radio dei vicini, le urla quando litigano, il pianto di un bambino vessato dalla madre che gli dice di non muoversi, se no suda; di non saltare, se no cade.
Oltre il rumore di fondo c’è però una segnica che ci vuol dire qualcosa e che rischia di imporcela, se l’accogliamo passivamente, se non l’interpretiamo. E’ questo, allora, il riparo: l’interpretazione.
Una segnica dall’impatto particolare, una comunicazione che vuol essere perlocutiva, indurre a fare qualcosa nell’interesse del mittente, è quella politica. Cosa e come ascoltare, ritenere, simpatizzare, votare, militare per una forza politica o un suo programma.
In pieno periodo feriale siamo diventati destinatari dell’annuncio della rinascita di Forza Italia, la formazione originaria e originale del Centro-Destra italiano, vigente dal 2004 al 2009, quando fu rimpiazzata dal Popolo delle Libertà. A distanza di un mese, è seguito l’annuncio di un altro ritorno, quello di Alleanza nazionale. Mi soffermerò sul primo evento, mentre sul secondo mi limito a un breve commento.
Inizio da quest’ultimo. L’annuncio sul manifesto appare una precipitosa marcia indietro, mascherata da ritorno a un’origine gloriosa. Ma la grafica e gli slogan non autorizzano questa lettura.
Al centro del manifesto il vecchio simbolo del movimento sociale con il basamento M.S.I. e la fiamma tricolore. In alto lo slogan “Scongeliamo il simbolo”; in basso il secondo slogan, “Alleanza Nazionale”. Una doppia marcia indietro e in più quello “scongeliamo”, riferito alla Fiamma Tricolore, in pratica il neofascismo.
L’unica interpretazione possibile è una marcia all’indietro per la constatata impossibilità-incapacità di andare avanti verso il mito più volte annunciato, della Destra Moderna.
Vado adesso al primo manifesto, quello del ritorno a Forza Italia.
L’annuncio di questo ritorno ha tentato di essere glamour: un discorso del fondatore e leader unico Silvio Berlusconi il 4 agosto davanti alla propria residenza romana in via del Plebiscito: uno spazio angusto che ha accolto 1.500 persone, portate a Roma con pullman e merenda e il palco allestito sulla strada chiusa al traffico per la durata dell’evento. Sono seguiti, il 15 agosto, passaggi aerei sulle spiagge italiane con lo striscione “Forza Italia, forza Silvio”. Un’offensiva mediatica che l’opposizione ha qualificato come “guerra dei cieli” e che si è guadagnata uno sguardo distratto di una piccola parte dei bagnanti che considera quel traffico aereo una routine pubblicitaria.
Il senso del messaggio aereo era resistere all’offensiva di “quella magistratura, asservita a una certa Sinistra che vuole liberarsi dell’avversario per via giudiziaria”. Il senso reale è stato un rovesciamento puramente mediatico del grido, insorto nell’opposto campo, del capo della procura di Milano Borrelli: “Resistere, resistere, resistere” (12 gennaio 2002).
L’attività politica e la sua comunicazione sono una sfida semiotica, alla quale, purtroppo, il cittadino che vota o che si astiene non sa rispondere nell’unico modo razionale ed efficace: interpretare e decidere in conseguenza.
La campagna di agosto del Centro Destra è stata giocata in chiave emotiva: una mozione degli affetti con la richiesta di un atto di devozione per una vittima sacrificata.
“Nel pomeriggio di una domenica, con 40° all’ombra, con l’asfalto che brucia, dopo ore e ore di viaggio, un mare di gente è venuta qui, per dimostrarmi la loro stima, la loro vicinanza, il loro affetto che mi ripagano di tante pene, di tanti dolori per cui sono passato […] io mi sento in dovere d’impegnarmi ancora e con ancora più entusiasmo […] non siamo degli irresponsabili, il Governo deve andare avanti per questo popolo che rappresenta la parte buona del Paese”.
Normalmente un leader è affettivamente autosufficiente. In questo caso no. Qual è il senso di questa sceneggiatura? Indica la sopravvenuta impraticabilità di argomenti razionali?
Il manifesto che è immediatamente seguito, con l’annuncio del ritorno a Forza Italia, sembra una risposta positiva alle due domande. Riprende il comizio di via del Plebiscito con un tripudio di bandiere della rinascente Forza Italia, ma sul palco il leader è solo. Niente stato maggiore, niente bandiere, niente striscioni.
C’è di più. Il leader è in ombra ed è un’ombra di persona. Il corpo, una macchia scura; il volto una macchia rosso sbiadito. La mitica chioma si perde nello sfondo buio. Nessun cielo azzurro. Lo stesso pulpito è una spoglia superficie di un bianco traslucido e freddo, un cubo di ghiaccio dal quale emerge un mezzo busto nero.
E’ una svolta nello stile comunicativo del Centro Destra e del suo leader.
Credo si possa individuare un’isotopia tra questa solitudine e lo slogan che campeggia al centro del manifesto, sovrapposto allo sventolio di bandiere: “Ancora in campo per l’Italia”.
E’ un “ancora” malinconico che fa emergere un presupposto non dichiarato: “Non ce l’abbiamo fatta finora; dobbiamo riprovarci ancora”.
E’ questo il messaggio?
Una domanda alla quale ciascuno può e deve rispondere, alla quale qualcuno risponderà con una domanda retorica: Ancora?.

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Piero Trupia. Linguista, cognitivista, filosofo del linguaggio. Studi di matematica, economia, scienza della politica. Dirigente industriale fino al 1996. S’interessa di arte figurativa che studia e colleziona. Il suo approccio critico si avvale delle forme più avanzate di semiotica e semantica della figura. In materia ha pubblicato saggi nella collana Analecta Husserliana, Kluwer, Dordrecht, Nederland. Appena uscito, Piero Trupia, Perché è bello ciò che è bello. La nuova semantica dell’arte figurativa. Con un saluto di Santo Versace e una riflessione di Renzo Piano, Franco Angeli 2012. Blog La Chimera: http://pierotrupia.blogspot.com

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