Se mi leggi ti do il mio veleno

Tina De Mola, 1947

L’indifferenza che abilita l’ingiustizia

Recentemente, di fronte ad un inatteso ‘no!’ da parte della pubblica amministrazione, di fronte all’irrigidirsi ed inasprirsi dei requisiti atti a garantire un servizio fino a quel momento goduto, ho reagito.

Mi sono fatto presente alla controparte, ho coinvolto gli attori informati dei fatti, ho raccolto, integrato e elaborato le istanze utili; il tutto con l’attenzione, quasi maniacale, a mettere nella condizione l’altra parte di riconoscere le mie ragioni, senza andare allo scontro, senza contrapposizione, anzi accompagnandola alla deliberazione auspicata. In altre parole, ho provato a veicolare la mia rappresentazione della realtà.

L’esito è stato positivo: sono riuscito a far accogliere il mio punto di vista.

È chiaro che il risultato ottenuto è frutto dell’esercizio di energie, competenze e ‘modo di porsi’ che – come a me piace dire – ‘fanno accadere le cose’; è altrettanto chiaro che è stata messa in campo un’arte che nulla ha a che fare con il diritto.

Questo fatto ha attivato vissuti ambivalenti: al compiacimento per il risultato si è affiancato un profondo senso di ingiustizia in quanto il riconoscimento avuto non è stato esito di mera applicazione di criteri predefiniti, bensì di azione deliberata, puntuale, strutturata, forse competente. Insomma, il diritto è stato riconosciuto perché fatto valere, imposto.

La legge non è uguale per tutti; lo stato di diritto è fragile e aleatorio, prevalentemente mero auspicio.
Esiste il forte e il debole, chi ha e chi non ha, chi agisce e chi subisce, chi ha accesso e chi no. Vale insomma la legge del più forte. Far West.

L’avvicinamento delle distanze tra le persone e la riduzione delle risorse stanno attivando una competizione che apre la forbice tra forti e deboli. Le disparità si acuiscono ma senza enfatizzazione, anzi con l’attenzione a tenere sotto traccia questa dinamica.

Il solo ‘scendere dal trono’, mettersi a fianco della debolezza da parte di un potente, Papa Bergoglio, rompe tale schema, svela la realtà. Dentro tale gesto assume valenza il concetto di ‘globalizzazione dell’indifferenza’ e cioè lo stato di anestesia quale strumento per la legittimazione delle disparità.

Pubblicato su Invito a …

Foto: indifferenza condivisa

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