L’uomo responsabile si rivolge al suo prossimo così come esso è, tenendo conto delle sue possibilità effettive. La sua condotta non è predeterminata una volta per tutte in via di principio, ma si concreta nella situazione data. Egli non dispone di un principio valido in assoluto di cui si debba perseguire fanaticamente l’applicazione nonostante la resistenza della realtà, ma vede in ogni singola situazione che cosa è necessario, che cosa ‘si impone’ che egli comprenda e faccia.

Dietrich Bonhoeffer Etica

L’etica di un lusso discreto

Sognare non è un lusso
Porsche

Il suicidio è un lusso, i poveri non hanno nemmeno la libertà di uccidersi
Totò

Lusso? Le grandi donne hanno bisogno di grandi diamanti
Elizabeth Taylor

La casa con l’ascensore è di lusso
Legislazione italiana

Le quattro citazioni dicono che il lusso è un’ottica, ciascuno di noi custodisce la sua ma con l’aiuto di alcuni macro-descrittori è possibile delineare dei concetti ampiamente condivisi come lo status, il piacere, l’eccellenza, l’esclusività, la rarità, l’investimento .

Le ricerche di mercato dimostrano che la luxury brand è riconducibile a tre settori e li identifica con chiarezza: alta moda, gioielli, automobili impegnati in una gara senza esclusione di colpi tra prestigio, emozione, raffinatezza, prezzo , originalità …

La moda, argomenta Simmel (Georg Simmel, La Moda, 1895), è un lusso per pochi in un gruppo e non appena tutti possono fare ciò che fino a prima era solo per alcuni non è più moda e si autodistrugge perché elimina la diversità.

Un autentico – etico? – merito della moralità può essere quello di resistere, anzi lottare contro la tentazione del lusso, ma se la moda –intesa dal marketing come estrinsecazione del lusso- non è, per definizione, per tutti, allora il problema dell’eticità del lusso non si pone nemmeno poiché non causa alcuna privazione a chi non può permetterselo.

D’altra parte si può negare a ciascuno il diritto di essere differente, il piacere di sottolinearne l’originalità, la singolarità, la dissomiglianza?

Se è l’ostentazione del lusso a generare un eccessivo divario sociale, può essere la discrezione a renderlo “sostenibile” (un diamante è per sempre) restituendogli la dignità perduta e il diritto di tutti a prenderlo in considerazione? Non solo di sognare ma di poterselo permettere.
Il marketing etico propone un’ottica provocatoria all’industria del lusso. Sarà accettata?

 

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