L’idea che sta alla base dei calcolatori numerici può essere spiegata dicendo che queste macchine sono costruite per compiere qualsiasi operazione che possa essere compiuta da un calcolatore umano. Si suppone che il calcolatore umano segua regole fisse; egli non ha l’autorità di deviare da esse in alcun dettaglio. Possiamo supporre che queste regole siano fornite da un libro, che viene modificato ogni volta che egli viene adibito a un nuovo lavoro.
Alan Turing
Nelle ore piccole della TV, va in scena il venditore di opere d’arte. Dipinti e piccole sculture di arte contemporanea, la più difficile da decifrare e la più facile da piazzare a determinate condizioni, prima tra tutte la soggezione di un pubblico di amatori, ma non competenti conoscitori.
Il titolo del libro di Piero Trupia da cui prendo spunto è impegnativo: Perché è bello ciò che è bello. La nuova semantica dell’arte figurativa. Potrebbe far pensare alla solita pretenziosa lettura degli interpreti legittimati, dei critici e degli esperti che pretendono di essere gli unici a capire,