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Omaggio a Bateson. Tracce di un percorso

di Francesco Varanini 06 Dicembre 2012

Rispondendo alla sollecitazione di Maria Cristina a proposito della lezione di Bateson, potrei dire in breve che anche a me, come dice Maria Cristina, Bateson ha insegnato a guardare a ‘reti che connettono’, lì dove comunemente vediamo ‘gerarchie’ ordinate, semplificate e controllate.

Però mi piace rispondere proponendo qualche passo del percorso di vita di Bateson, così come penso di raccontarlo nel Trattato di informatica umanistica che sto scrivendo.

Esemplare il caso di Gregory Bateson.

Suo padre, William, era professore di scienze naturali a Cambridge e poi direttore dello John Innes Horticultural Institute. L’ aggettivo genetic era già stato usato da Darwin, ma fu William Bateson a parlare per primo di genetics, nel senso di “laws of origination”, e poi di “study of heredity”. Si deve a lui la riscoperta degli studi ignorati di Gregor Mendel. Da qui la scelta di chiamare Gregory il figlio, il terzo figlio.

Il primo, John, muore in battaglia durante la prima guerra mondiale. Il secondogenito, Martin, reduce dalla guerra, rifiuta la carriera scientifica, vuole essere poeta, muore suicida sparandosi alla testa in Picadilly Circus. Il fratello minore porta questa pesante eredità.

Gregory studia biologia a Cambridge, ma presto lascia la storia naturale per dedicarsi all’antropologia. Studia linguistica a Sidney. Poi si dedica alla ricerca etnografica in Nuova Guinea e a Bali. Nel 1936 raccoglie il frutto delle sue ricerche in Naven, un’opera geniale ma squilibrata, duramente criticata dai maestri che dominavano l’antropologia inglese -Malinowski, Radcliffe-Brown. L’opera -che pure contiene in germe quello che sarà il suo pensiero maturo- è insoddisfacente anche per l’autore, che vi rimetterà mano nel 1958.1

In quello stesso 1936 sposa l’antropologa Margaret Mead. Nel 1939 -la guerra cambia la vita di ognuno- si trasferisce negli Stati Uniti.

Intanto Roosevelt guarda con attenzione ad ogni forma di guerra non convenzionale. Nel luglio 1941 nomina Coordinator of Information William J. Donovan -carismatico eroe della Prima Guerra Mondiale, alto funzionario del Dipartimento di Giustizia, avvocato di grido. Donovan è così sorta di Gatekeeper al servizio del Governo: la comunicazione pubblica e la propaganda sono armi importanti. Nel nel giugno 1942 Rosevelt toglie a Donovan la responsabilità delle attività comunicative pubbliche, esplicite. L’Office of the Coordinator of Information diviene Office of Strategic Services. La denominazione, non a caso, nasconde il senso: è il primo servizio di intelligence statunitense, istituzionalmente ed esclusivamente dedito ad attività segrete – che saràpoi sostituito nel 1947 da Truman con la Central Intelligence Agency.

Wild” Bill Donovan si dà subito daffare per portare all’OSS menti brillanti, aperte ad atteggiamenti interdisciplinari.

Non dovette essere facile per Bateson accettare di lavorare per l’OSS.2 Social scientist di vasti studi e capace di originali intuizioni, ha trentott’anni, ma deve ancora trovare la propria strada – è ancora lontanissimo dalla maturità di pensiero e da quel ruolo di maestro che gli sarà riconosciuto a partire dagli anni Sessanta.

Is now a life-or-death struggle over the role which the social sciences shall play in the ordering of human relationships”, scrive nel 1941. “This war is ideologically about just this – the role of the social sciences”. Si interroga proprio sull’aspetto chiave del Gatekeeping: “the techniques and the right to manipulate peoples” devono forse essere “the privilege of a few planning, goal-oriented and power hungry individuals”? “Now that we have techniques, are we in cold blood, going to treat people as things? Or what are we going to do with these techniques?”3

Pur macerato dai dubbi, l’anno seguente entra a far parte dell’OSS. Tra il ‘41 e il ‘45 è insegnante di pidgin-english per le truppe destinate al Sud Pacifico, poi è in Birmania, in Tailandia, in Cina, in India, a Ceylon, impegnato in attività di propaganda segreta.

Così come Bateson e Margaret Mead, allora sua moglie, applied anthropologists, lavorano all’estero, a far filtrare la propaganda attraverso culture diverse e lontane4, altri social scientist lavorano negli States sulle comunicazioni di massa: lo scopo -di evidente interesse strategico-militare- è comprendere come portare i messaggi alla soglia estrema, lì dove l’informazione sfuma in persuasione occulta.

Abbiamo già visto degli studi di Lewin, che sfoceranno nella teoria del Gatekeeping. Possiamo aggiungere Paul Lazarsfeld, viennese, laureato con una tesi sugli aspetti matematici della teoria gravitazionale di Einstein. Negli States dal 1933, può essere considerato il fondatore della sociologia basata su metodi statistici e quantitativi. Nel 1937 dà vita al Radio Research Project di Paul Lazarsfeld, poi Office of Radio Research. Esemplare oggetto di studio del laboratori di Lazarsfeld è il programma messo in onda il 30 ottobre 1938 per la Columbia Broadcasting da Orson Welles: si tratta di un radio drama tratto da un romanzo di science fiction – The War of the Worlds di H.G. Wells.5  Ma l’attore-regista fa apparire la finzione come cronaca di un vero presente: dei sei milioni di ascoltatori, secondo gli studi di Lazarsfeld, oltre il 25 per cento credette ad una invasione di alieni. Il timore diffuso, legato al panico immediato, portava il pubblico a intendere l’invasione da parte di marziani narrata da Welles come invasione tedesca.

L’Office of Radio Research è rinominato Bureau of Applied Social Research ne 1944. Nel 1946, appena terminata la guerra, ritroviamo Bateson, Mead, Lewin, Lazarsfeld, nelle Macy Conferences.

1Gregory Bateson, Naven, Cambridge University Press, Cambridge, 1936; nuova ed. curata dall’autore, Stanford, Stanford University Press, 1958; trad. it. Naven. Un rituale di travestimento in Nuova Guinea, Torino, Einaudi, 1988.

2David H. Price, “Gregory Bateson and the OSS: World War II and Bateson’s Assessment of Applied Anthropology”, Current Concerns, 17, september 2010.

3Gregory Bateson, “Comment”, in Lyman Bryson and Louis Finkelstein (eds.), Science, Philosophy, and Religion: Second Symposium, New York, 1942, p. 84. Cfr. Virginia Yans-McLaughlin, “Science, Democracy and Ethics: Mobilizing Culture and Personality for World War II”, in Bronislaw Malinowski, William Rivers, Ruth Benedict and Others (George Stocking, ed.), Essays on Culture and Personality, History of Anthropology, vol. 4, Madison – University of Wisconsin Press, 1986, pp. 184-217.

4Carleton Mabee, “Margaret Mead and Behavioral Scientists in World War II: Problems of Responsibility, Truth and Effectiveness”, Journal of History of the Behavioral Sciences, 23, pp. 3-13, 1987. Margaret Mead, “Anthropological Contributions to National Policies during and Immediately after World War II”, in Walter Goldschmidt (ed.), The Uses of Anthropology, American Anthropological Association, Washington, D.C 1979, pp. 145-157.

5H. G. Wells, The War of the Worlds, Heinemann, London, 1898.

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