Conversazioni

La neolingua

di Luca Frediani 28 dicembre 2014

Jobs Act, già, perchè non scriverlo in italiano?
Credo che la risposta sia semplice: l’elettore medio l’inglese lo conosce quanto i politici che vota e al suo orecchio il termine inglese è ben più accattivante della sua traduzione italiana.
Ma c’è dell’altro.
Il termine inglese, così come le abbreviazioni (IMU, ICI, TASI…) non fa parte della madrelingua e perciò non causa una “una serie di processi mentali e associazioni che sarebbero inevitabili usando i nomi completi”.
Ne risulta un linguaggio impoverito, noi che in Italia abbiamo una delle lingue più complesse, e ridotto a termini stranieri e sigle prive di significato.
Dire “Jobs Act” rende la legge e tutto quello che implica più “giovane”, più “amichevole” e informale (o “friendly” come direbbe il presidente del consiglio italiano).
Questi termini non aiutano la comprensione, e sono messi li proprio apposta per questo: un termine orecchiabile non fa riflettere, non mette in moto dei processi mentali ne’ tantomeno stimola la curiosità di capire quello che si sta dicendo.
E’ esattamente quello che capita quando ascoltiamo un canzone in inglese.

A chi occupa lo scranno del parlamento interessa poter operare (non uso volutamente il termine “lavorare”) in autonomia rispetto alla popolazione, non vuole interferenze e, soprattutto, non vuole che i propri datori di lavoro ci capiscano qualcosa.

Lavoravo per un’azienda di telecomunicazioni e avevo un capo reparto che tutti consideravamo un incompetente in quella materia, eppure voleva sapere sempre tutto e prendere decisioni su argomenti di cui non sapeva praticamente niente.
Continuamente sotto pressione e distratti dalle sue richieste assurde, piano piano tutto il reparto, composto da informatici, ingegneri informatici e tecnici ha iniziato a rivolgersi a lui usando termini sempre più tecnici, abbreviazioni e a commentare il codice in inglese.
Dopo un anno io sono andato via ma i colleghi mi hanno riferito che poco dopo al suo posto è stato messo uno degli ingegneri del reparto e il vecchio capo è stato spostato alla gestione delle risorse umane (ruolo più congeniale alle sue competenze).

Siamo stati dei perfetti politici: abbiamo tagliato fuori il nostro datore di lavoro per poter lavorare come volevamo noi.

E allora avanti a colpi di “jobs act”, “impeachment” e chissà cos’altro di sempre meno comprensibile: l’importante è che il 50%+1 non ci capisca niente (e ultimamente ne servono anche meno).

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Informatico convertito al settore lapideo e con la passione per la Cina. Ogni tanto scrive un po' di roba su www.lucafrediani.info

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