We bring banners. We have held to ideals created long ago, in different times and places, the very best ideals we could find. We have carried these banners unstained to this new place, we now plant them and hope to see them floating in the wind. But it is dark and quiet and lonely here, and not yet dawn.

Ted Nelson

L’urgenza di intraprendere il possibile

2719066172_b1a951a49c_mIl naturale trascinamento dei tempi si è interrotto bruscamente. I tradizionali e consolidati schemi sono venuti meno.
Non riconoscere ciò significa alimentare l’inutile, l’inattuale.
In questo contesto è facile risultare inadeguati: i più navigati repentinamente obsoleti, gli emergenti prematuramente fuori gioco, i più giovani immaturi e lontani dalla possibilità di scalfire l’esistente. Impotenza diffusa.
Benché l’esigenza di risposta sia alta e chiara, è difficile risultarne all’altezza: si rincorre la domanda offrendo ciò che si sa fare ma senza riuscire ad essere soddisfacenti, rimanendo lontani dall’incidere sul bisogno; proseguire e perseguire su questa strada è andare alla deriva.
Urge cambiare prospettiva: dalla strenua difesa dell’esistente alla integrazione dell’emergente.
Ecco l’obsolescenza di buona parte di abilità e competenze che hanno contraddistinto il recente passato, quelle orientate a garantire la “continuità”: non risulta più efficace ergersi a difesa dello statu quo, fungendo da barriera alle perturbazioni, talvolta anche forzando, piegando e manipolando ogni cosa pur di garantire l’as is.
Perde valore l’abilità della “giustificazione”: elaborare inattaccabili motivazioni a supporto e suggello di quel che si vuole, non necessariamente di ciò che è corretto, coerente, anche opportuno. Perde parimenti importanza il “tergiversare”: far attendere, rimpallare le questioni in campo altrui con l’unico obiettivo di far passare il tempo ovvero di non rimanere “con il cerino in mano”. Con tutto ciò si indebolisce la pregressa legittimazione dei comportamenti moralmente discutibili: l’utilizzo di “menzogna” e “falsità” quali strumenti consoni per raggiungere l’auspicato.
Con il venir meno del “consueto”, del preservare ciò che c’è, possono crearsi le condizioni per il “possibile”, per interpretare ex novo ciò che si muove tutt’intorno.
E’ tempo di uscire allo scoperto, di osare la contaminazione con tutto quello che si muove dentro e fuori, anche l’esposizione al contagio; accettando conseguentemente tutti i rischi conseguenti.
E’ tempo di intraprendere ciò che si apre innazi, tutto il possibile; è tempo ancora di portare “dentro” ciò che è “fuori”.
Guardare fuori e osare l’esporsi garantiscono la possibilità di futuro.
Pubblicato su Invito a …

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